Turchia: la lira si indebolisce, investitori preoccupati per le tensioni in Siria

Pubblicato il 29 febbraio 2020 alle 6:23 in Siria Turchia

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La lira turca si è indebolita pesantemente rispetto al dollaro arrivando a toccare il suo punto più basso dallo scorso maggio. L’andamento è il risultato della decisione della banca centrale di abbassare il suo tasso ufficiale e dell’agitazione degli investitori rispetto alle tensioni che stanno esplodendo nella provincia di Idlib, in Siria, dove Ankara sta rafforzando la sua presenza militare.

In particolare, la Banca centrale della Turchia ha deciso di ridurre il suo tasso ufficiale di 1.275 punti base, da luglio 2019, e si prevede che lo abbassi ulteriormente di altri 50 punti base fino al 10,75%. Gli investitori affermano che un eccessivo alleggerimento monetario, con un abbassamento eccessivo dei tassi di interesse, potrebbe rendere la valuta vulnerabile, dato altresì il considerevole aumento dell’inflazione negli ultimi mesi.

Quest’anno, la lira turca si è indebolita di oltre il 2% rispetto al dollaro, un dato che si va ad aggiungere ad una caduta generale stimata al 36% ed iniziata con la crisi monetaria del 2018.

In più, venerdì 28 febbraio, il valore della lira si è indebolito ancora di un altro 0,2% dopo che un attacco aereo del regime siriano contro la provincia nordoccidentale di Idlib ha provocato la morte di 34 soldati turchi. In seguito a tale offensiva, Ankara ha dichiarato che non impedirà più ai rifugiati siriani di raggiungere l’Europa. Il raid siriano è stato condotto nella tarda serata di giovedì 27 febbraio e i luoghi colpiti sono stati al-Bara e Balyoun, situati a Sud della città di Idlib. Secondo ufficiali di Ankara, l’attacco è stato perpetrato dalle forze del governo siriano, ovvero l’esercito del presidente Bashar al-Assad, le cui operazioni nella regione vedono spesso il sostegno di forze aeree russe. Per tale motivo, manifestanti turchi si sono diretti presso il consolato della Russia, nelle prime ore del 28 febbraio, inneggiando slogan come: “Russia assassina! Putin assassino”. Il Ministero della Difesa russo, da parte sua, nella mattina del 28 febbraio, ha negato qualsiasi coinvolgimento nell’accaduto, riferendo altresì di non essere stato informato della presenza di truppe turche nelle aree colpite, e di aver cessato il fuoco dopo essere venuto a conoscenza della morte di soldati turchi.

Alcuni hanno definito l’episodio una drammatica escalation, da porsi nel quadro dell’offensiva condotta dall’esercito del regime per liberare l’ultima roccaforte posta ancora sotto il controllo dei ribelli. Ankara, nelle ultime settimane, ha inviato truppe, armi e munizioni a Idlib, a sostegno dei ribelli, e si teme che il conflitto in Siria possa trasformarsi in uno scontro tra Russia e Turchia. Anche gli Stati Uniti e la NATO hanno condannato l’accaduto, chiedendo a Mosca di porre fine al proprio sostegno alle offensive del governo siriano. Washington, inoltre, si è poi detta a fianco di Ankara, suo partner NATO.  

La Turchia è sostenitrice dei ribelli protagonisti del conflitto civile siriano, il cui obiettivo principale è la caduta del regime del presidente siriano, Bashar al-Assad. Ankara ha ripetutamente chiesto al presidente siriano di dimettersi e si è poi unita all’Iran e alla Russia, nel tentativo di trovare una soluzione politica al conflitto. Il perdurante conflitto civile in Siria ha avuto inizio il 15 marzo 2011, e sin dalla fine del mese di aprile 2019, la provincia di Idlib e le aree adiacenti hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia. Qui, le forze di Ankara controllano dodici postazioni di osservazione, a seguito dell’accordo di Sochi del 17 settembre 2018, con cui è stata istituita la cosiddetta zona di “de-escalation”. Tuttavia, il governo di Assad si è detto pronto a riportare tutto il territorio siriano sotto il suo controllo, compresa Idlib, l’ultima enclave dei ribelli, nonostante la presenza di forze straniere. Erdogan, dal canto suo, ha invitato le forze del regime a ritirarsi dalle postazioni turche entro la fine del mese di febbraio.

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Chiara Gentili

di Redazione

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