L’Unione Africana promette più impegno nel Sahel: 3000 nuovi soldati entro la fine dell’anno

Pubblicato il 29 febbraio 2020 alle 7:09 in Burkina Faso Mali

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’Unione africana ha annunciato che dispiegherà temporaneamente una forza di 3.000 uomini nella regione occidentale del Sahel per tentare di contrastare l’avanzata dei gruppi armati locali, soprattutto islamisti. La decisione arriva in un momento critico per la stabilità di quella parte del continente, messa seriamente a rischio da continui attentati contro civili e militari. Il capo della Commissione per la Pace e la Sicurezza dell’Unione Africana, Smail Chergui, ha chiarito che l’iniziativa era stata concordata durante l’ultimo summit annuale del blocco, tenutosi lo scorso mese ad Addis Abeba. Per coordinare le operazioni della nuova forza militare, Chergui ha affermato che l’Unione avrà bisogno del sostegno anche del G5 Sahel e dell’ECOWAS. La prima è una task-force multilaterale, creata nel febbraio 2017, che conta circa 5,000 ufficiali, tra soldati, poliziotti e agenti speciali provenienti da Mauritania, Niger, Ciad, Burkina Faso e Mali. Il suo obiettivo è quello di contrastare la crescita dell’estremismo e del traffico di esseri umani nell’area del Sahel che, essendo poco controllata, pullula di militanti di al-Qaeda, dell’ISIS e di altre organizzazioni. Il secondo è invece il blocco degli Stati dell’Africa occidentale, che unisce 15 Paesi membri e favorisce la cooperazione economica e di sicurezza in quell’area del continente.

“Penso che questa decisione sia stata presa perché, come possiamo vedere, la minaccia si sta espandendo, sta diventando più complessa”, ha dichiarato Chergui commentando la nuova iniziativa dell’Unione. “Se vogliono aggiungere valore, le truppe dovranno unirsi a quelle già messe a disposizione dai Paesi africani nell’ambito della forza di mantenimento della pace delle Nazioni Unite in Mali (MINUSMA) o della forza congiunta creata dal G5 Sahel”, ha aggiunto. La missione di peacekeeping dell’ONU conta attualmente circa 13.000 uomini. Sul territorio del Mali opera anche un contingente francese di circa 4.500 unità che, secondo quanto deciso a inizio febbraio, sarà potenziato con circa 600 soldati aggiuntivi. Parigi intende espandere la sua presenza militare nell’area per fare pressione soprattutto contro l’alleato dello Stato Islamico nell’Africa occidentale, l’ISIS in the Greater Sahel.

La decisione finale sulla nuova missione dell’Unione Africana deve ancora essere ufficialmente pubblicata, ma i dettagli sono stati confermati da vari diplomatici dell’organizzazione. “Il vertice ha deciso di schierare circa 3000 truppe, per un periodo di 6 mesi, per lavorare con i Paesi del Sahel e affrontare insieme la minaccia che stanno combattendo”, ha detto Edward Xolisa Makaya, ambasciatore del Sudafrica presso l’Unione. Il Sudafrica detiene al momento la presidenza dell’organizzazione e sta pianificando di convocare un summit straordinario sulla sicurezza nel mese di maggio. Secondo i piani, il nuovo contingente dovrebbe essere dispiegato prima della fine dell’anno.

Questi giorni si è tenuta ad Addis Abeba, in Etiopia, la decima riunione congiunta delle Commissioni dell’Unione europea e dell’Unione africana, cui hanno partecipato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e 20 commissari dell’Ue, compreso l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Joseph Borrell. Tra gli argomenti maggiormente trattati durante gli incontri ci sono quelli più rilevanti per il partenariato, tra cui la crescita, l’occupazione, la transizione verde, il digitale, la pace, la sicurezza e la governance, la mobilità e le migrazioni. La riunione è un’opportunità per l’Ue di consultare i suoi partner africani sulla strategia globale per l’Africa che la presidente von der Leyen ha promesso di presentare all’inizio di marzo.

Alla conferenza stampa di apertura, il 27 febbraio, il presidente della Commissione dell’Unione Africana, Moussa Faki ha precisato che le due parti hanno certamente le loro differenze, soprattutto in ambito di giustizia penale internazionale, di identità sessuale, si pena di morte. Tuttavia, ha sottolineato Faki, “tali divergenze sono normali e ci sono diversi temi che uniscono i due continenti, come la pace e la sicurezza, e molti teatri su cui lavoriamo insieme, come il Sahel”.

Il Burkina Faso è, insieme al Mali e al Niger, uno dei Paesi più colpiti dalla furia dei jihadisti nella regione del Sahel. Secondo i dati delle Nazioni Unite, circa 4000 persone sono rimaste uccise in attentati perpetrati lo scorso anno nei tre Paesi. Le aree che hanno visto un’esplosione incontrollata della violenza sono generalmente quelle più aride e sottosviluppate, dove i gruppi armati sfruttano la povertà e le divisioni etniche o religiose per reclutare combattenti e provocare maggior impatto. Secondo il Country Report on Terorrism 2018 del governo americano, le organizzazioni terroristiche reclutano con successo i membri dell’etnia Fulani, che sono particolarmente marginalizzati, poveri e svantaggiati rispetto al resto degli abitanti del Burkina Faso. A partire dal 2017, si è registrata nel Paese una lenta ma continua crescita delle attività terroristiche jihadiste, specie lungo i confini con il Mali. Lo stesso anno, AQIM si è unito ad al-Mourabitoun, Ansar al-Dine e al Macina Liberation Front per formare il Jama’at Nusrat al-Islam wal Muslimin (JNIM), gruppo attualmente molto attivo in Burkina Faso, insieme ad Ansarul Islam e ISIS in the Greater Sahara. Nel 2018, militanti jihadisti affiliati a diverse organizzazioni hanno condotto omicidi mirati, raid contro postazioni militari e di sicurezza, attentati con esplosivi improvvisati. 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.