Gli Stati Uniti firmano l’accordo di pace con i talebani

Pubblicato il 29 febbraio 2020 alle 19:05 in Afghanistan USA e Canada

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Gli Stati Uniti e i talebani hanno firmato uno storico accordo di pace dopo 18 mesi di negoziazioni nella capitale del Qatar, Doha. L’intesa metterà fine alla presenza statunitense in Afghanistan. 

L’intesa è stata firmata sabato 29 febbraio, a Doha, alla presenza dei leader del Pakistan, dell’India, dell’Indonesia, dell’Uzbekistan e del Tagikistan. L’accordo prevede un graduale ritiro delle loro truppe statunitensi dall’Afghanistan, entro 14 mesi. Prima di arrivare alla firma, le due delegazioni hanno a lungo discusso l’andamento della settimana di riduzione delle violenze, chiesta degli Stati Uniti a partire dal 21 febbraio. Tuttavia, nonostante tale richiesta, alcuni gruppi di talebani hanno causato la morte di 4 civili e 1 membro delle forze di sicurezza in 5 province, il 26 febbraio. Secondo quanto riferito dal governo afghano, 19 agenti della forza di sicurezza e 4 civili sono stati uccisi dagli attacchi del gruppo militante islamista a partire dal 21 al 26 febbraio. Gli Stati Uniti non hanno commentato tali episodi e, il 29 febbraio, i talebani hanno ordinato a tutti i loro combattenti di fermare i combattimenti e di “astenersi dagli attacchi”. 

Pochi minuti prima della firma dell’accordo, una dichiarazione congiunta rilasciata dagli Stati Uniti e dal governo afghano affermava che le truppe USA e NATO si sarebbero ritirate dall’Afghanistan entro 14 mesi. Dopo la sottoscrizione dell’intesa, Mohammed Naeem, un rappresentante talebano presente a Doha, ha descritto l’accordo come “un passo avanti”. “Con questo accordo si va verso la fine della guerra in Afghanistan”, ha aggiunto. Circa 14.000 truppe statunitensi e circa 17.000 truppe di 39 Paesi alleati della NATO sono oggi stanziate in Afghanistan. Gli Stati Uniti ridurranno il numero di forze militari in Afghanistan a 8.600 e porteranno a termine altri impegni previsti nell’accordo USA-talebani, entro 135 giorni. Da parte sua, il governo afgano si impegnerà, con il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, “alla rimozione dei rappresentanti talebani dalla lista nera delle sanzioni, entro il 29 maggio”.

L’accordo di pace prevede anche l’instaurazione di un dialogo intra-afghano con il governo di Kabul e il rilascio di 5.000 prigionieri talebani. Finora i militanti islamisti si sono rifiutati di trattare con il governo afgano, appoggiato dall’Occidente, affermando che si tratta di un “regime fantoccio”. A seguito dell’intesa, i colloqui intra-afghani inizieranno il 10 marzo. Nonostante i buoni risultati, il mancato rispetto della settimana di cessazione delle violenze fa temere per il futuro dell’Afghanistan, che vive ormai un’instabilità continua. Ad oggi, il gruppo militante islamista controlla circa il 40% del Paese, secondo i funzionari della Difesa di Kabul. Nel gennaio 2020, l’Ispettore generale speciale statunitense per la ricostruzione dell’Afghanistan, ha riferito che negli ultimi tre mesi del 2019 si era registrato un numero record di attacchi armati da parte dei talebani e delle altre forze antigovernative.

Uno dei round di negoziati più recenti tra Stati Uniti e talebani aveva avuto inizio il 7 dicembre 2019, sempre nella capitale del Qatar, Doha. Il fine principale era negoziare il ritiro delle forze armate statunitensi, in cambio della fine degli assalti e di una serie di garanzie da parte dei militanti islamisti. Sebbene i rappresentanti USA e i media afghani riferissero di notevoli progressi diplomatici, le violenze nel Paese continuavano, fino a causare la sospensione dei colloqui. Questa si è verificata, in particolare, l’11 dicembre 2019, a seguito di un attacco contro una struttura medica situata nei pressi della base militare degli Stati Uniti a Bagram, che ha causato la morte di 2 civili ed il ferimento di altri 73. Inoltre, il 23 dicembre 2019, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti aveva comunicato una nuova vittima delle forze speciali statunitensi. Successivamente, a partire dal 20 gennaio 2020, è stato intrapreso un ulteriore e definitivo ciclo di colloqui tra un inviato statunitense e il capo negoziatore dei talebani, il Mullah Abdul Ghani Baradar. Tale round ha portato alla sottoscrizione dell’accordo storico del 29 febbraio. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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