Escalation a Idlib: telefonata tra Putin e Erdogan

Pubblicato il 29 febbraio 2020 alle 9:09 in Siria Turchia

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I presidenti di Turchia e Russia hanno espresso “preoccupazione” per l’escalation delle tensioni nella Siria Nord-occidentale, il giorno dopo che 33 di soldati turchi sono stati uccisi in raid aerei dalle forze governative siriane, appoggiate da Mosca.

Recep Tayyip Erdogan ha quindi parlato al telefono con il suo omologo, Vladimir Putin, il 28 febbraio, per discutere dei rifugiati in fuga dai combattimenti nella provincia siriana di Idlib verso il confine con la Turchia. Il rapido avanzamento delle forze governative siriane, sostenuto dall’aeronautica russa, e la morte delle 33 soldati turchi giovedì 27 febbraio, hanno sollevato il timore di uno scontro militare diretto tra Ankara e Mosca. Il bilancio dell’attacco rappresenta la più grande perdita militare che Ankara abbia subito in un solo giorno, da quando è intervenuta in Siria, nel 2016. Mentre le tensioni aumentavano, Erdogan e Putin hanno parlato al telefono su iniziativa della Turchia, secondo quanto riferito dal Cremlino.

“Entrambe le parti hanno ribadito che era necessario adottare misure aggiuntive per normalizzare la situazione nella Siria nordoccidentale”, ha affermato il Cremlino. “Hanno convenuto di intensificare le consultazioni tra agenzie corrispondenti ed esaminare la possibilità di tenere presto una riunione al più alto livello”, si legge in una nota. Un vertice potrebbe aver luogo tra i due leader già la prossima settimana, ha detto in seguito un portavoce di Putin. Tuttavia, la data non è ancora stata specificata. Nel frattempo, un portavoce del Ministero degli Esteri turco ha dichiarato che Ankara ha richiesto una “tregua sostenibile” e il “ritiro delle forze governative siriane”. 

La Turchia ha quindi risposto al bombardamento del 27 febbraio, uccidendo 16 membri dell’esercito siriano, nella giornata del 28 febbraio. Nel frattempo, la NATO ha invitato Mosca e Damasco a porre fine all’offensiva su Idlib. L’uccisione di altri 33 soldati turchi e il ferimento di 32, annunciata dal governatore della provincia turca di Hatay, al confine con la Siria, ha portato il bilancio delle vittime militari turche nella regione a 54, nel solo mese di febbraio. Il numero di sfollati che da tutta la Siria si è concentrato nella città di Idlib e nelle aree limitrofe ha raggiunto quasi i 2 milioni. Molti altri siriani sono scappati, invece, in Turchia, che ospita già oltre 3,6 milioni di rifugiati. Ankara teme che se Assad completasse la sua offensiva, molti altri residenti di Idlib finirebbero per scappare oltre il confine, verso il territorio turco, causando un’ondata di profughi impossibile da gestire per il governo di Erdogan. 

In tale contesto, dato che la NATO e l’Unione Europea stanno ignorando la questione siriana, la Turchia sta correndo ai ripari. In previsione dell’imminente arrivo di rifugiati da Idlib, la polizia turca, la guardia costiera e i funzionari di sicurezza delle frontiere hanno ricevuto l’ordine di non fermare le traversate terrestri e marittime dei rifugiati verso l’Europa. “Abbiamo deciso, efficacemente, di non impedire ai rifugiati siriani di raggiungere l’Europa via terra o via mare”, ha affermato il funzionario turco, che ha richiesto di rimanere anonimo. “Ora tutti i rifugiati, compresi i siriani, sono invitati a entrare nell’Unione Europea”, ha aggiunto.

Il 18 febbraio, la Turchia aveva avvertito la Russia, alleata del presidente siriano Bashar Al-Assad, che avrebbe preso tutte le misure che riteneva necessarie se il regime siriano non si fosse ritirato ad Idlib oltre il precedente confine, stabilito dall’accordo di Sochi del 17 settembre 2018. Un portavoce turco ha sottolineato che Mosca è stata “chiaramente” informata sulla posizione di Erdogan nella regione. Tale scambio di vedute è avvenuto durante i colloqui russo-turchi sulla Siria del 17 e 18 febbraio. In tali incontri, il fine che le due parti avevano dichiarato di voler perseguire era quello di evitare un’ulteriore catastrofe umanitaria in Siria. Tuttavia, durante il secondo giorno di colloqui, la Turchia ha ribadito di essere pronta ad una soluzione militare della situazione. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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