Erdogan: la Turchia ha aperto le porte dell’Europa ai rifugiati

Pubblicato il 29 febbraio 2020 alle 11:35 in Europa Turchia

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Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha confermato che il suo governo ha smesso di bloccare i rifugiati diretti verso l’Europa, affermando di non poter più gestire nuove ondate di persone in fuga dal conflitto siriano. Primi scontri tra polizia e migranti alla frontiera con la Grecia. 

“Che cosa abbiamo fatto ieri? Abbiamo aperto le porte”, ha dichiarato, Erdogan durante un discorso a Istanbul, il 29 febbraio. Si tratta della prima apparizione pubblica del presidente turco da quando 33 soldati di Ankara sono stati uccisi in un attacco delle forze governative siriane ad Idlib, il 27 febbraio. “Non chiuderemo quelle porte”, ha confermato Erdogan. “Perché? Perché l’Unione Europea dovrebbe mantenere le sue promesse”, ha aggiunto. Il leader turco ha anche affermato che 18.000 rifugiati si sono già radunati ai confini della Turchia con l’Europa, a partire dal 28 febbraio. Il numero potrebbe arrivare fino a 30.000, nella giornata del 29 febbraio. La notizia dell’apertura delle frontiere turche verso l’Europa era stata anticipata il 28 febbraio da un alto funzionario turco, ma non ancora confermata dal presidente di Ankara. 

Già il 3 settembre 2019, il presidente turco aveva già minacciato i Paesi vicini che avrebbe aperto la rotta verso l’Europa per i migranti, se non avesse ricevuto il sostegno economico per la crisi. “O questo succede o altrimenti dovremo aprire le porte”, aveva dichiarato Erdogan. ”O ci fornirete supporto o ci scuserete, ma non porteremo questo peso da soli. Non abbiamo ottenuto aiuti dalla comunità internazionale, in particolare dall’Unione Europea”, aveva aggiunto. Nell’ambito di un accordo siglato da UE e Turchia, il 18 marzo 2016, Ankara ha accettato di bloccare il flusso di rifugiati e migranti verso l’Europa in cambio di miliardi di euro di aiuti. Il governo turco afferma di aver ricevuto solo una parte del sostegno finanziario promesso. A seguito della decisione di aprire le frontiere verso l’Europa, ci sono già stati i primi problemi. Migliaia di rifugiati bloccati al confine tra Turchia e Grecia si sono scontrati con la polizia greca il 29 febbraio. Le forze di sicurezza hanno utilizzato gas lacrimogeni contro la folla che si ammassava ad un valico di frontiera, nella provincia turca occidentale di Edirne. Alcuni dei rifugiati hanno risposto lanciando pietre contro gli ufficiali. 

Il deteriorarsi della situazione ad Idlib e il bombardamento contro le truppe turche del 27 febbraio hanno spinto Ankara a prendere decisioni così drastiche. La Turchia ha anche risposto all’attacco, colpendo 200 postazioni dell’esercito siriano, nella giornata del 28 febbraio. Nel frattempo, la NATO ha invitato Mosca e Damasco a porre fine all’offensiva nella regione. L’uccisione di altri 33 soldati turchi ha portato il bilancio delle vittime militari turche nella regione a 54, nel solo mese di febbraio. Inoltre, il numero di sfollati che da tutta la Siria si è concentrato nella città di Idlib e nelle aree limitrofe ha raggiunto quasi i 2 milioni. Molti altri siriani sono scappati, invece, in Turchia, che ospita già oltre 3,6 milioni di rifugiati. Ankara teme che se Assad completasse la sua offensiva, molti altri residenti di Idlib finirebbero per scappare oltre il confine, verso il territorio turco, causando un’ondata di profughi impossibile da gestire per il governo di Erdogan. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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