Il coronavirus in Corea del Sud e Corea del Nord

Pubblicato il 29 febbraio 2020 alle 12:38 in Corea del Nord Corea del Sud

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La Corea del Sud ha registrato il numero di infezioni più alto in un giorno, con 813 nuovi casi, e ha chiesto ai propri cittadini di non uscire di casa, il 29 febbraio. Intanto, Il leader nordcoreano, Kim Jong Un, ha chiesto maggiori sforzi per proteggere il Paese dall’epidemia.

La Corea del Sud, il secondo Paese dopo la Cina ad essere stato maggiormente colpito dal virus, conta 3.150  infetti e ha registrato 17 nuovi decessi, il 29 febbraio. Il governo ha chiesto a tutti i cittadini di non uscire di casa, dato il “momento critico” nella battaglia contro il coronavirus. Seoul è fortemente colpita dall’epidemia, che sta interessando ormai un numero crescenti di Paesi in 5 continenti. La Cina rimane il Paese più in difficoltà e la National Health Commission ha riferito di 47 nuovi decessi, portando a 2.835 il numero di morti a livello nazionale e a 79.251 i casi d’infezione confermati. In tale contesto, l’Italia è la nazione europea con più casi, ben 888 e 18 morti. Il 28 febbraio, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha avvertito che la diffusione del virus “si sta allargando”. Oltre 85.000 persone sono state infettate in tutto il mondo.

In tale contesto, la situazione sulla penisola coreana è critica, a causa dell’espandersi del virus in Corea del Sud. Il primo paziente infetto è stato registrato il 2o gennaio e da allora il virus, che si diffonde con molta facilità da uomo a uomo, ha colpito 3.150 sudcoreani, secondo quanto riferito dai Korea Centers for Disease Control and Prevention (KCDC). La situazione sta allarmando i vicini nordcoreani. Il leader di Pyongyang, Kim Jong Un, ha chiesto maggiori sforzi contro il virus, affermando che ci saranno “gravi conseguenze” se la malattia si diffonderà nel Paese. Durante una riunione del partito al potere, Kim ha chiesto al quartier generale anti-epidemia di rafforzare lo screening e i test all’ingresso, al fine di sigillare tutti “i canali attraverso i quali la malattia infettiva può farsi strada”, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa ufficiale di Pyongyang. Il leader nordcoreano ha poi affermato che tutte le unità del Paese dovrebbero “incondizionatamente” obbedire alle istruzioni di quarantena stabilite dal quartier generale anti-epidemia. 

Secondo quanto riporta il New York Times, l’epidemia di coronavirus era già una vera e propria crisi, che aveva colpito decine di persone in Cina e probabilmente anche all’estero, quando l’allerta è stata diffusa da Pechino, il 31 dicembre 2019. Il quotidiano statunitense sostiene che i funzionari locali potrebbero aver minimizzato i primi segnali o semplicemente non erano coordinati abbastanza per comprendere la portata del problema. In tale contesto, la burocrazia rigidamente gerarchica della Cina avrebbe scoraggiato i funzionari dal riferire cattive notizie ai propri superiori, creando una catena di silenzio che ha reso difficile comprendere l’entità della crisi. Il coronavirus, secondo gli analisti del quotidiano, ha quindi messo in luce alcuni dei più profondi difetti e contraddizioni della governance cinese.

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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