USA: Pompeo interrogato sull’uccisione di Soleimani

Pubblicato il 28 febbraio 2020 alle 14:31 in Iran USA e Canada

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Il segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, è atteso davanti ad un Comitato del Congresso che ha lo scopo di verificare le ragioni dell’amministrazione Trump per eliminare il comandante iraniano, Qassem Soleimani.

Pompeo risponderà alle domande del Comitato per 2 ore. Si tratta della prima volta che il massimo diplomatico statunitense dovrà affrontare pubblicamente i deputati su questo tema. Il quotidiano Al-Jazeera English riferisce che Pompeo insisterà sulla riduzione del rischio per il personale statunitense all’estero e sulla minaccia rappresentata dal generale Soleimani. Il deputato Gerry Connolly, un membro democratico della Commissione per gli Affari Esteri della Camera, ha dichiarato che la commissione ha preparato “domande inquisitorie” per Pompeo. “Bisogna sempre preoccuparsi delle conseguenze indesiderate e della diffusione della violenza in tutta la regione”, ha dichiarato Connolly.

Il presidente Donald Trump e alcuni alti funzionari dell’amministrazione hanno fornito spiegazioni diverse per l’attacco con droni del 3 gennaio che ha ucciso Soleimani e altri militari iraniani e iracheni all’aeroporto internazionale di Baghdad. Da parte sua, il primo ministro dell’Iraq, Adil Abdul Mahdi, ha riferito al parlamento iracheno che avrebbe dovuto incontrarsi con Soleimani la mattina in cui il generale era stato ucciso. Questo stava portando una risposta iraniana a Baghdad riguardo ad un’iniziativa diplomatica irachena per favorire i colloqui tra Riad e Teheran. I rapporti tra Iran e Arabia Saudita rappresentano una forte divisione del Medio Oriente e l’Iraq, in tale contesto, stava tentando una mediazione. 

Da parte sua, lo stesso 3 gennaio, Trump ha giustificato la propria decisione, sottolineando che il generale era responsabile dell’uccisione di migliaia di statunitensi negli ultimi decenni. Il comandante iraniano, inoltre, a detta del presidente USA, stava pianificando nuovi attentati contro obiettivi statunitensi. Per tale motivo, necessitava di essere eliminato e, anzi, avrebbe dovuto “essere fatto fuori molti anni fa”.  In tale occasione, Teheran aveva chiesto immediatamente vendetta. “Ci vendicheremo di tutti coloro che sono coinvolti in questo assassinio”, sono state le parole del comandante della Quds Force e ministro iraniano della Difesa, Amir Hatami. “Tutti i nemici dovrebbero sapere che il jihad della resistenza continuerà con motivazione raddoppiata e una vittoria definitiva attende i combattenti nella guerra santa”, aveva invece dichiarato il leader supremo iraniano, l’Ayatollah Ali Khamenei.

Infine, l’8 gennaio, l’esercito iraniano aveva effettuato una serie di attacchi missilistici contro obiettivi militari statunitensi in Iraq. Dopo una giornata di fermento, Trump aveva assicurato che nessun cittadino statunitense aveva perso la vita negli assalti e solo alcuni avevano riportato ferite non gravi. Il presidente USA aveva quindi annunciato che la risposta degli Stati Uniti si sarebbe limitata all’imposizione di nuove sanzioni economiche contro l’Iran. Trump aveva poi concluso le sue osservazioni sulla crisi con Teheran con un messaggio al popolo iraniano: “Per il popolo e i leader dell’Iran, vogliamo che abbiate un futuro e un grande futuro, uno che meritate”, aveva affermato Trump. “Uno di prosperità in patria e armonia con le nazioni del mondo. Gli Stati Uniti sono pronti ad abbracciare la pace con tutti coloro che la cercano”, aveva aggiunto il presidente degli Stati Uniti. Tuttavia, a seguito di tali eventi, la tensione nella regione e con gli USA continua a rimanere alta. 

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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