Siria: gli ultimi aggiornamenti su Idlib

Pubblicato il 28 febbraio 2020 alle 15:25 in Siria Turchia

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La Turchia ha risposto al bombardamento del 27 febbraio, uccidendo 16 membri dell’esercito siriano. Nel frattempo, la NATO ha invitato Mosca e Damasco a porre fine all’offensiva su Idlib. L’Europa ha espresso anch’essa preoccupazione.

Secondo quanto riferito dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), il contrattacco di Ankara, condotto per mezzo di droni e artiglieria, ha interessato le postazioni dell’esercito del governo siriano, con a capo il presidente Bashar al-Assad, situate nelle aree meridionali e orientali del governatorato. Parallelamente, le forze di Assad hanno continuato ad avanzare verso al-Ghab e si stima che sono solo dieci i villaggi circostanti a separarle dal pieno controllo di Hama. Nella medesima giornata del 28 febbraio sono state registrate altresì vittime civili, a seguito degli attacchi perpetrati sia dal regime sia dai ribelli, sostenuti da Ankara. Nello specifico, 4 membri di una stessa famiglia, di cui due bambini, sono stati uccisi. I gruppi di ribelli e di jihadisti, secondo quanto riferito dal SOHR, hanno condotto un attacco al confine con Aleppo, nel villaggio di al-Talihia, sostenuti, anche in questo caso, da attacchi di artiglieria turchi.

La rappresaglia turca fa seguito al bombardamento condotto nella tarda serata del 27 febbraio contro al-Bara e Balyoun, nel Sud della città di Idlib, dove almeno 34 soldati turchi hanno perso la vita. Per Ankara si è trattato del maggiore bilancio raggiunto sin dal suo intervento in Siria nel 2016. Inoltre, si stima che, nel solo mese di febbraio 2020, il numero di soldati turchi morti in Siria sia pari a 53. L’episodio ha fatto temere una violenta e preoccupante escalation nella regione siriana Nord-occidentale, che vedrebbe come protagoniste la Turchia, a fianco dei ribelli, e la Russia, a fianco di Assad.

In tale quadro, il quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed ha riferito di una conversazione telefonica tra il presidente russo, Vladimir Putin, ed il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, in cui Mosca si è detta disposta a garantire la sicurezza delle truppe turche a Idlib. L’affermazione giunge dopo che la Turchia ha accusato la Russia di essere stata tra i responsabili dell’attacco del 27 febbraio.

Parallelamente, il rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, ha dichiarato, venerdì 28 febbraio, che la tensione nella regione siriana di Idlib potrebbe degenerare in un grave conflitto internazionale, e che, pertanto, è necessario porre fine all’escalation e garantire la sicurezza dei civili siriani. A tal proposito, è stato riferito che l’Unione Europea è in contatto con le parti coinvolte e che è pronta a mettere in atto le misure necessarie.

Sulla stessa scia, il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha esortato la Russia a frenare le proprie offensive, invitando sia il regime sia Mosca a rispettare il diritto internazionale e a sostenere gli sforzi di pace profusi dalle Nazioni Unite, con il fine di prevenire un’ulteriore escalation e un peggioramento della situazione a Idlib, soprattutto umanitaria. A tal proposito, la NATO è stata invitata a tenere un incontro straordinario il 28 febbraio stesso. Ciò è reso possibile dall’articolo 4 del trattato istitutivo della NATO, firmato a Washington nel 1949, secondo cui un membro dell’alleanza può richiedere un incontro se ritiene che la propria integrità territoriale, indipendenza politica o sicurezza sia in pericolo. La NATO, in tale contesto, si è detta a sostegno della posizione turca.

Nel frattempo, una nuova ondata di migranti e rifugiati siriani si è diretta verso Edirne, città turca al confine della Grecia, dopo che Ankara ha affermato che non ostacolerà il flusso di coloro che desiderano dirigersi verso l’Europa. Si tratta di centinaia di siriani, circa 300, che, alla luce della violenta escalation e il lasciapassare turco, si sono mossi, sin dalla notte tra il 27 ed il 28 febbraio, verso il confine greco-turco. Tra i migranti vi sono altresì iraniani, iracheni, pakistani e marocchini, in attesa di attraversare il confine e giungere in Grecia. Gruppi di migranti sono altresì approdati sulle coste del Mar Egeo, con l’obiettivo di raggiungere le isole greche e successivamente compiere la traversata verso l’Europa.

La Turchia è sostenitrice dei ribelli protagonisti del conflitto civile siriano, il cui obiettivo principale è la caduta del regime del presidente siriano, Bashar al-Assad. Ankara ha ripetutamente chiesto al presidente siriano di dimettersi e si è poi unita all’Iran e alla Russia, nel tentativo di trovare una soluzione politica al conflitto. Il perdurante conflitto civile in Siria ha avuto inizio il 15 marzo 2011, e sin dalla fine del mese di aprile 2019, la provincia di Idlib e le aree adiacenti hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia. Qui, le forze di Ankara controllano dodici postazioni di osservazione, a seguito dell’accordo di Sochi del 17 settembre 2018, con cui è stata istituita la cosiddetta zona di “de-escalation”. Tuttavia, il governo di Assad si è detto pronto a riportare tutto il territorio siriano sotto il suo controllo, compresa Idlib, l’ultima enclave dei ribelli, nonostante la presenza di forze straniere. Erdogan, dal canto suo, ha invitato le forze del regime a ritirarsi dalle postazioni turche entro la fine del mese di febbraio.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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