Siria: almeno 34 soldati turchi morti nel Nord- Ovest, si teme una escalation

Pubblicato il 28 febbraio 2020 alle 9:01 in Siria Turchia

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Almeno 34 soldati turchi sono morti a seguito di un attacco condotto contro Idlib, nel Nord-Ovest della Siria, nella tarda serata del 27 febbraio.

Nello specifico, i luoghi colpiti sono stati al-Bara e Balyoun, situati nel Sud della città di Idlib. Il bilancio include altresì circa 33 feriti, secondo quanto riferito dal governatore turco della provincia meridionale di Hatay, luogo in cui sono state portate le vittime. A detta di ufficiali di Ankara, l’attacco è stato perpetrato dalle forze del governo siriano, ovvero l’esercito del presidente Bashar al-Assad, le cui operazioni nella regione di Idlib vedono spesso il sostegno di forze aeree russe. Per tale motivo, manifestanti turchi si sono diretti presso il consolato della Russia, nelle prime ore del 28 febbraio, inneggiando slogan come: “Russia assassina! Putin assassino”.

Il Ministero della Difesa russo, da parte sua, nella mattina del 28 febbraio, ha negato qualsiasi coinvolgimento nell’accaduto, riferendo altresì di non essere stato informato della presenza di truppe turche nelle aree colpite, e di aver cessato il fuoco dopo essere venuto a conoscenza della morte di soldati turchi.

Alcuni hanno definito l’episodio una drammatica escalation, da porsi nel quadro dell’offensiva condotta dall’esercito del regime per liberare l’ultima roccaforte posta ancora sotto il controllo dei ribelli. Ankara, nelle ultime settimane, ha inviato truppe, armi e munizioni a Idlib, a sostegno dei ribelli, e si teme che il conflitto in Siria possa trasformarsi in uno scontro tra Russia e Turchia. Anche gli Stati Uniti e la NATO hanno condannato l’accaduto, chiedendo a Mosca di porre fine al proprio sostegno alle offensive del governo siriano. Washington, inoltre, si è poi detta a fianco di Ankara, suo partner NATO.  

Da un lato, il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha esortato la Russia a frenare le proprie offensive, invitando sia il regime sia Mosca a rispettare il diritto internazionale e a sostenere gli sforzi di pace profusi dalle Nazioni Unite, con il fine di prevenire un’ulteriore escalation e un peggioramento della situazione, soprattutto umanitaria. Dall’altro lato, il portavoce delle Nazioni Unite, Stephane Dujarric, ha affermato che il rischio di un’escalation aumenta di ora in ora e che, pertanto, è necessario cessare il fuoco e prendere misure adeguate nel minor tempo possibile.

In tale quadro, nella sera del 27 febbraio, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha tenuto un incontro di emergenza con i ministri della Difesa e degli Esteri, per discutere degli ultimi sviluppi nel Nord-Ovest della Siria. Nel corso del meeting, è stato evidenziato come le forze turche siano riuscite a contrastare gli attacchi del regime siriano via terra e via aerea ma, al contempo, la comunità internazionale, compresi Russia e Iran, sono stati esortati ad adempiere alle proprie responsabilità, al fine di fermare i crimini contro l’umanità già commessi dal regime siriano.

La Turchia è sostenitrice dei ribelli protagonisti del conflitto civile siriano, il cui obiettivo principale è la caduta del regime del presidente siriano, Bashar al-Assad. Ankara ha ripetutamente chiesto al presidente siriano di dimettersi e si è poi unita all’Iran e alla Russia, nel tentativo di trovare una soluzione politica al conflitto. Il perdurante conflitto civile in Siria ha avuto inizio il 15 marzo 2011, e sin dalla fine del mese di aprile 2019, la provincia di Idlib e le aree adiacenti hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia. Qui, le forze di Ankara controllano dodici postazioni di osservazione, a seguito dell’accordo di Sochi del 17 settembre 2018, con cui è stata istituita la cosiddetta zona di “de-escalation”. Tuttavia, il governo di Assad si è detto pronto a riportare tutto il territorio siriano sotto il suo controllo, compresa Idlib, l’ultima enclave dei ribelli, nonostante la presenza di forze straniere. Erdogan, dal canto suo, ha invitato le forze del regime a ritirarsi dalle postazioni turche entro la fine del mese di febbraio.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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