Migranti: nuovi salvataggi a largo della Libia, Grecia chiude confini

Pubblicato il 28 febbraio 2020 alle 18:35 in Grecia Immigrazione Libia

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L’Organizzazione Internazionale per la Migrazioni (IOM) ha rivelato che 35 migranti sono stati soccorsi da una nave cargo al largo delle coste della Libia e riportati a Tripoli. Intanto, sul fianco orientale, la Grecia ha impedito l’ingresso dei migranti al confine con la Turchia.

Per quanto riguarda il salvataggio avvenuto nella rotta centrale del Mediterraneo, l’IOM ha rivelato, venerdì 28 febbraio, che una volta sbarcati a Tripoli i migranti hanno ricevuto la necessaria assistenza delle squadre mediche e beni di prima necessità. Ciò nonostante, l’organizzazione delle Nazioni Unite ha condannato il rientro in Libia dei migranti, dichiarando di ritenere inaccettabile che questi siano sbarcati in un porto non sicuro.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Tale instabilità nella regione rappresenta una delle cause per cui si è verificato l’aumento del numero di migranti che tentano di raggiungere l’Europa via mare. Secondo le stime dell’IOM, dall’1 gennaio al 18 febbraio 2020 i migranti che hanno raggiunto l’Europa sono stati 10.304, di cui 9.696 via mare. Il numero di morti e dispersi ammonta invece a 100, di cui 6 nella rotta del Mediterraneo Centrale, la quale vede la Libia tra i principali porti di partenza, 31 nella rotta occidentale, la quale coinvolge Marocco e Algeria, e 63 nella rotta orientale, il cui principale porto di partenza è la Turchia. 

Tra i Paesi europei più colpiti dal fenomeno migratorio vi è la Grecia, dove gli arrivi dei migranti sono aumentati drasticamente nella seconda metà del 2019, procurando problemi alle comunità e strutture di accoglienza, soprattutto nelle isole. Il Direttore generale dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, Antonio Vitorino, recatosi ad Atene a inizio dicembre, ha sottolineato l’importanza di un approccio alla gestione dell’immigrazione bilanciato e valido nel lungo periodo. 

A Moria, il più grande campo sull’isola di Lesbo, ci sono più di 19.000 richiedenti asilo che vivono in una struttura con una capacità di 2.840. Nel campo di Samos, invece, secondo quanto dichiarato dal Ministero greco per la protezione dei cittadini, vivono attualmente circa 7.200 migranti, nonostante la struttura sia stata progettata per sole 700 persone.

La situazione si è aggravata ulteriormente dopo che Ankara ha deciso di fatto di aprire la propria frontiera con l’Europa in seguito al mancato sostegno percepito sul fronte siriano, giovedì 27 febbraio. Nello specifico, dopo l’apertura dei confini da parte della Turchia circa 300 migranti siriani, iracheni e iraniani si sono recati presso il confine con la Grecia nella provincia turca di Edirne nella sola mattina del 28 febbraio, ma Atene ha immediatamente chiuso il punto di attraversamento della frontiera terrestre di Kastanies Evros, impedendo ai migranti di entrare nel Paese. Da parte sua, il premier della Grecia, Kyriakos Mitsotakis, ha dichiarato: “Voglio essere molto chiaro: non verrà tollerato alcun ingresso illegale in Grecia”.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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