Malesia: il sultano smentisce il premier ad interim

Pubblicato il 28 febbraio 2020 alle 13:56 in Asia Malesia

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Il sultano della Malesia ha dichiarato che non ci sarà nessuna sessione parlamentare speciale per decidere il prossimo primo ministro del Paese. Questa era stata annunciata dal primo ministro ad interim, Mahathir Mohamad, a seguito delle sue dimissioni. 

Il re ha annunciato la notizia il 28 febbraio, smentendo le dichiarazioni del partito di Mahathir, il Parti Pribumi Bersatu Malesia. Il gruppo aveva nominato Muhyiddin Yassin, come candidato premier e avrebbe voluto sottoporlo al voto del Parlamento. Questo ultimo sviluppo arriva nel mezzo di una crisi politica del Paese, nella quale non è ancora chiaro quale ruolo ricoprirà il 94enne Mahathir, che è presidente del partito e primo ministro uscente. Il 27 febbraio, l’uomo aveva dichiarato che sarebbe rimasto in carica se il Parlamento gli avesse accordato il suo sostegno in una sessione speciale del Parlamento. I suoi ex alleati della coalizione, guidati da Anwar Ibrahim, non hanno gradito tale ipotesi e gli hanno ricordato che solo il re può indire una sessione speciale. Il suo partito ha poi scelto un nuovo candidato da sostenere e la coalizione aveva precedentemente nominato Anwar come possibile premier. 

Il 28 febbraio, anche lo speaker del Parlamento, Mohamad Ariff Md Yusof, ha ricordato a Mahathir che una sessione speciale può essere annunciata solo con un decreto ufficiale del re. Si tratta di un momento particolarmente delicato per la Malesia, in cui la coalizione che era stata al potere per oltre 60 anni risulta indebolita e ha perso il controllo dell’esecutivo a causa di dissidi interni. Mahathir ha informato il re delle sue dimissioni il 24 febbraio. L’uomo ha quindi sciolto una coalizione di governo, nota come Pakatan Harapan, che significa Alleanza per la speranza, a causa della dubbia tenuta dell’esecutivo. La decisione di Mahathir arriva a seguito di un fine settimana di discussioni politiche con l’ex rivale, Anwar bin Ibrahim, il leader del People’s Justice Party (PKR), un membro della coalizione. 

Mahathir, 94 e Anwar, 72, rappresentano le figure politiche più importanti del Paese. I due leader si sono alleati in vista delle elezioni del 2018 per sconfiggere la coalizione del Barisan Nasional, il Fronte Nazionale, dominata dall’United Malays National Organisation (UMNO), che aveva governato per 6 decenni. La vittoria del 2018 aveva portato alla rimozione dell’allora primo ministro, Najib Razak, e alla fine dell’egemonia politica dell’UMNO.Tuttavia, le tensioni tra Mahathir e Anwar sono progressivamente aumentate, a causa della continua promessa di Mahathir di consegnare maggiore potere al suo alleato. Inoltre, la crisi era già in corso perchè Anwar ha subito anche le dimissioni dal proprio partito di Mohamed Azmin Ali, il ministro per gli Affari Economici. L’uomo ha lasciato il partito di Anwar, portando con sé 10 membri del PKR, che fino al 24 febbraio era il partner dominante della coalizione al potere.

Per formare un nuovo governo, in Malesia, sono necessari almeno 112 voti dei membri del Parlamento, formato da 222 seggi. A seguito della vittoria della coalizione Pakatan Harapan l’8 maggio 2018, il nuovo governo del primo ministro Mahathir aveva avviato una serie di riforme per uno sviluppo democratico della Malesia. Tra queste vi era l’abolizione di alcune leggi, tra cui la Goods and Services Tax e l’Anti-Fake News Act. La prima è una tassa implementata dal 1 aprile 2015 sulla quasi totalità delle transazioni effettuate durante il processo di produzione dei beni e servizi. La seconda, invece, è stata introdotta nel 2017 con l’obiettivo di penalizzare chi fa circolare notizie false in formato cartaceo, video o informatico. A seguito dei recenti sconvolgimenti, non è chiaro quale sia il destino che attende la Malesia. 

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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