Hong Kong: nuovo arresto di manifestanti

Pubblicato il 28 febbraio 2020 alle 12:38 in Asia Hong Kong

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Il magnate dell’editoria di Hong Kong, Jimmy Lai, e altri due attivisti che avevano partecipato alle manifestazioni contro l’esecutivo di Carrie Lam sono stati arrestati con l’accusa di assemblea illegale.

Lai è un multi-milionario che ha apertamente criticato l’influenza di Pechino su Hong Kong e che ha finanziario il movimento di protesta contro il governo di Hong Kong. Secondo quanto riferito dai media locali, l’uomo è stato prelevato dalla polizia a casa sua, il 28 febbraio. Le sue stesse riviste hanno riferito che il magnate era stato accusato di aver partecipato ad una manifestazione illegale, il 31 agosto. Anche Lee Cheuk-yan e Yeung Sum, due attivisti di lunga data, sono stati arrestati sempre il 28 febbraio, con le stesse accuse. La polizia di Hong Kong ha dichiarato in una nota che avrebbe tenuto un briefing con i media per riferire ulteriori informazioni riguardo agli arresti nella serata del 28 febbraio. 

Gli arresti arrivano dopo un periodo di relativa calma nel centro finanziario asiatico, a seguito di mesi di intense proteste antigovernative. Le proteste che hanno sconvolto Hong Kong per mesi si erano interrotte proprio a causa dello scoppio dell’epidemia di coronavirus, che è partita dalla città cinese di Wuhan, nel mese di dicembre 2019. Tuttavia, i timori legati al rapporto del governo locale con Pechino, proprio in relazione alla gestione dell’allarme coronavirus, hanno riportato i manifestanti in piazza. La governatrice della città, Carrie Lam, si è rifiutata di chiudere completamente il confine con la Cina continentale, portando ad alcuni scioperi del personale medico-sanitario.

Le ultime proteste risalgono al 15 febbraio, quando centinaia di manifestanti si sono radunati nei quartieri di Tai Po, Tin Shui Wai e ad Aberdeen, per supportare le proteste. Gruppi di persone hanno marciato cantando “Liberate Hong Kong, la rivoluzione dei nostri tempi” e molti di questi indossavano maschere chirurgiche, mentre altri erano vestiti di nero. Alcuni edifici in quei quartieri sono stati designati come potenziali siti di quarantena. “Il governo non ha ascoltato le richieste pubbliche di una completa chiusura delle frontiere e ora vogliono istituire cliniche epidemiche in 18 distretti. Fare questo è come creare più ferite piuttosto che cercare di fermare l’emorragia “, ha dichiarato Chan Mei-lin, residente a Tin Shui Wai. Un filmato della televisione locale mostrava la polizia in tenuta antisommossa che arrestava i manifestanti ed utilizzava spray al pepe sulla folla.

Le proteste ad Hong Kong sono iniziate ben prima dell’epidemia, il 31 marzo 2019, e hanno raggiunto il proprio apice nel mese di giugno dello stesso anno. Al centro della violenta ondata di mobilitazione, un controverso disegno di legge che avrebbe consentito l’estradizione dei cittadini di Hong Kong verso la Cina continentale. La proposta è stata ritirata, ma dopo pochi mesi, le manifestazioni si erano già trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. A seguito del ritiro della proposta di legge, l’esecutivo di Hong Kong ha respinto le altre richieste dei manifestanti, tra cui figurano: l’amnistia per i manifestanti detenuti, l’avvio di un’indagine indipendente sui presunti eccessi di violenza della polizia e il rilancio del processo di riforma politica in senso democratico. Con il passare del tempo, le proteste sono diventate sempre più frequenti e violente.

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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