Elezioni in Slovacchia: la crescita del neonazismo e la sfida al populismo

Pubblicato il 28 febbraio 2020 alle 13:32 in Europa Slovacchia

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Il 29 febbraio, la Slovacchia andrà al voto. Secondo gli esperti, solo un’alleanza dei partiti minori potrà fermare l’attuale partito di governo, fortemente populista, al potere da circa 14 anni. Intanto, è in crescita la popolarità del partito neonazista, il quale potrà, secondo i sondaggi, essere l’ago della bilancia per la formazione di un esecutivo.

Sebbene i sondaggi diano molti partiti vicini alla soglia di sbarramento del 5%, il che rende difficile la previsione di un risultato, gli esperti sostengono che una coalizione formata da almeno cinque formazioni di stampo liberale e di centro-destra sia in grado di battere il partito che guida il governo dal 2006, lo Smer, dalla forte connotazione populista.

Lo Smer, rivela Al Jazeera English, è un partito populista di centrosinistra, criticato dagli elettori della Slovacchia perché considerato colpevole di aver consentito l’innalzamento dei livelli di corruzione nel Paese.

Tale tema, aggiunge il quotidiano, è stato centrale nel dibattito politico delle elezioni di quest’anno. Ciò scaturisce dallo scandalo sull’uccisione del giornalista Jan Kuciak, avvenuto nel 2018. Tale omicidio aveva coinvolto un oligarca slovacco legato alla criminalità, Marian Kocner, il quale si era presentato lo scorso 13 gennaio dinanzi alla corte di Pezinok, una piccola città di poco più di 20.000 abitanti, per rispondere dell’uccisione di Kuciak e della sua fidanzata, Martina Kusnirova, la quale potrebbe costare l’ergastolo all’oligarca.

Kuciak e Kusnirova, rivela il Foreign Policy, erano stati uccisi nella propria dimora, il 21 febbraio 2018. In quel periodo, il giornalista stava lavorando a una inchiesta sui legami tra Kocner e la ‘ndrangheta calabrese. Il suo lavoro fu pubblicato postumo, a circa una settimana di distanza dalla sua morte.

Nel corso delle sue indagini, Kuciak aveva scoperto i legami tra Maria Troskova, una assistente del premier slovacco, Robert Fico, leader dello Smer, e un imprenditore legato alla criminalità organizzata calabrese, Antonino Vadala. In aggiunta, il giornalista aveva fatto emergere legami tra la ndrangheta e altri componenti dello Smer.

A seguito della pubblicazione dell’inchiesta, rivela il Foreign Policy, la Slovacchia era indignata e, a tre settimane di distanza dall’uscita dell’articolo postumo di Kuciak, Fico aveva rassegnato le sue dimissioni, il 14 marzo 2018.

In tale clima, il blocco liberaldemocratico spera che la corruzione evidenziata nell’attuale partito di governo trattenga gli elettori dal sceglierlo una volta alle urne. Ciò era già avvenuto lo scorso marzo, quando le elezioni presidenziali erano state vinte da Zurana Caputova.

Tuttavia, lo Smer, e con lui Fico, sostengono che i media abbiano ricamato eccessivamente sull’omicidio, innalzando dubbi nei cittadini in merito alla veridicità di quanto emerso. In aggiunta, l’ex premier ha sostenuto di aver avuto legami con Kuciak in quanto si trattava del suo vicino di casa.

In tale contesto, lo Smer è ancora in cima ai sondaggi, in posizione stabile al 17% dei consensi degli elettori, oltre il 10% in meno rispetto alle elezioni del 2016. Al secondo posto compare invece il Partito Ordinario, anch’esso populista e anticorruzione, con il 16,4% delle preferenze. In crescita invece le percentuali delle nuove formazioni centriste, emerse a seguito dell’ondata liberale a seguito dello scandalo che ha colpito la Slovacchia. Al terzo posto vi è il partito Per il Popolo, fondato dall’ex Capo di Stato, al 9%, seguito dalla Slovacchia Progressista, formazione nata anche per volontà dell’attuale presidente, all’8%.

Sebbene si stiano caratterizzando come elezioni contese e con un difficile esito da prevedere, il Foreign Policy sottolinea che è difficile che il 10% perso dallo Smer si indirizzi al blocco democratico, consentendogli così di formare il governo.

Perché il blocco democratico, il Partito Ordinario o lo Smer vada al governo, potrebbe dunque rivelarsi necessaria un’alleanza.

L’ago della bilancia potrà essere, secondo gli esperti, la formazione politica che sembra stia beneficiando di più da tale frammentazione dei consensi degli elettori. Si tratta del partito neonazista della Slovacchia, Il Partito del Popolo “la Nostra Slovacchia”, l’LSNS, attualmente stabile al 10%. In merito a ciò, la CNN rivela che si tratta di una formazione politica che si dichiara apertamente anti-migranti, anti-rom, anti-LGBTQ, anti-Israele, anti-UE e anti-NATO. In aggiunta, i membri del partito rinnegano l’olocausto.

In aggiunta, il partito, noto anche come Kotlebovci, dal nome del suo leader, Marian Kotleba, celebra gli albori dello Stato slovacco negli anni dal 1939 al 1945, quando era uno Stato satellite della Germania nazista, e con lui il presidente Jozef Tiso, condannato dalla giustizia per aver autorizzato la deportazione di decine di migliaia di ebrei nei campi di concertamento della Germania. Per dimostrare la celebrazione della Slovacchia dell’epoca, inoltre, i militanti del partito indossavano divise nere, ricordando le uniformi indossate dai militari slovacchi ai tempi del nazismo. La divisa, rivela il Foreign Policy, è stata di recente abbandonata al fine di ammorbidire l’immagine del partito e attirare maggiori elettori.

I consensi che si stanno indirizzando nei confronti di Kotlebovci, secondo quanto evidenziato dagli esperti, non devono tuttavia essere letti come un supporto alle idee del partito, giudicato “inutile” dagli stessi elettori, quanto un voto “contro il sistema”.

Il partito aveva già raggiunto un successo storico nel 2013, quando aveva vinto le elezioni regionali in Banska Bystrica e Kotleba era diventato presidente della regione, nonostante le accuse sull’utilizzo di simbolismo nazista, un reato in Slovacchia. Da parte sua, Kotleba ha rinnegato le accuse.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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