Coronavirus: terzo caso in Libano, in Iran si raggiunge quota 34 morti

Pubblicato il 28 febbraio 2020 alle 10:18 in Iran Medio Oriente

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Anche in Medio Oriente i casi di coronavirus continuano ad aumentare. In Libano sono tre le persone risultate al momento positive al test. In Iran vi sono stati 26 morti.

In particolare, nella sera del 27 febbraio, il Ministero della Salute libanese ha affermato che il terzo caso di coronavirus registrato nel Paese riguarda un uomo di origine iraniana, di 77 anni, giunto in Libano il 24 febbraio scorso, attraverso un aereo proveniente dall’Iran e atterrato all’aeroporto internazionale di Beirut, Rafic Hariri. Successivamente, è stato posto in quarantena e le sue condizioni attuali sono stabili. Il primo caso registrato in Libano risale al 21 febbraio e riguarda una donna proveniente dalla città iraniana di Qom. Il secondo, invece, è stato annunciato il 26 febbraio e, a detta del Ministero della Salute, si tratta di un uomo recatosi precedentemente in Iran per sette giorni.

In tale quadro, l’Iran continua a rappresentare il maggiore focolaio in Medio Oriente, fonte di preoccupazione per gli altri Paesi della regione. Secondo le ultime cifre, riferite il 28 febbraio dal Ministero della Salute, il numero di casi registrati ammonta a 388, mentre il numero di decessi ha raggiunto quota 34. Tra i casi risultati positivi, vi è altresì il viceministro della Salute, Iraj Harirch. Le infezioni hanno riguardato perlopiù 22 governatorati, su un totale di 31, e la principale città colpita è stata Qom. Tra le misure intraprese nel Paese, è stata segnalata la chiusura di scuole e università, la sospensione della preghiera del venerdì e di eventi culturali e cinematografici. Il portavoce del Ministero degli Esteri, Abbas Mousavi, ha poi reso noto l’invio di circa 20.000 kit provenienti dalla Cina, funzionali a diagnosticare il virus.

Di fronte alla minaccia posta dal virus, i Paesi mediorientali e del Golfo hanno intrapreso diverse misure, dalla chiusura di scuole e università, sino all’interruzione dei voli e dei viaggi da e verso i Paesi considerati più a rischio, tra cui Cina e Italia. In tale quadro, l’Arabia Saudita ha annunciato, il 27 febbraio, il divieto di ingresso nel Regno per l’Umrah, uno dei pellegrinaggi previsto dall’Islam, per prevenire la diffusione del coronavirus nel Paese. Nella medesima giornata è stato annunciato altresì il divieto di recarsi alla città santa di La Mecca, in vista dell’altro maggiore pellegrinaggio islamico annuale, il cosiddetto Haji, e alla Moschea del Profeta di Medina.

Parallelamente, negli Emirati Arabi Uniti, l’ente federale per i trasporti terrestri e marittimi ha annunciato la sospensione dei servizi di trasporto passeggeri per i mezzi da e verso l’Iran. Inoltre, secondo quanto riferito, tutte le navi commerciali che arrivano negli Emirati Arabi Uniti sono tenute a fornire una dichiarazione sulla salute dei passeggeri delle 72 ore precedenti al loro arrivo, a monitorare i casi sospetti e a gestirli secondo le procedure riconosciute a livello internazionale. Negli Emirati, il numero di persone infette da coronavirus è pari a 19, tra cui due uomini di origine cinese, di 36 e 37 anni, e quattro iraniani. Tuttavia, secondo i dati forniti il 27 febbraio, vi sono stati altresì 5 casi di guarigione.

In Oman, i casi positivi al coronavirus sono 6, mentre in Kuwait 45. Qui, la compagnia petrolifera statale ha sospeso le missioni locali ed estere, nonché i programmi di formazione, mentre l’esercito ha interrotto le attività nelle accademie e scuole militari. In Bahrein, dove i casi accertati ammontano a 33, il Ministero degli Affari Esteri ha messo in atto un piano di evacuazione per tutti i connazionali in Iran, oltre a procedure di monitoraggio e quarantena.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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