Il coronavirus provoca la diminuzione dei prezzi del petrolio

Pubblicato il 28 febbraio 2020 alle 12:18 in Cina Medio Oriente

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I prezzi del petrolio sono crollati, raggiungendo, il 28 febbraio, il valore più basso dell’anno. La causa principale è da far risalire alla diffusione del coronavirus.

Il virus sembra essere giunto oramai in oltre 50 Paesi, tra cui Cina e Corea del Sud, che hanno ridotto le proprie importazioni di petrolio e le attività petrolifere a livello nazionale. Ciò ha provocato un crollo del greggio, con una diminuzione del future dell’1,04%, il 27 febbraio, passando da 55 centesimi al barile a 52.28. Il giorno successivo, il 28 febbraio, i prezzi hanno raggiunto il maggiore declino settimanale degli ultimi quattro anni. Si teme che la domanda di petrolio a livello globale possa ulteriormente diminuire, vista la preoccupazione degli investitori, i quali temono che il virus si trasformi in una pandemia. Le conseguenze rilevanti potrebbero interessare soprattutto i Paesi del Golfo, considerando che la Cina è tra i maggiori importatori di risorse petrolifere di Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

Già il 25 febbraio, il direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’energia, Fatih Birol, ha dichiarato che le aspettative di crescita della domanda mondiale di petrolio sono scese al livello più basso degli ultimi 10 anni e potrebbero essere ulteriormente ridotte a causa dell’impatto della diffusione del virus. Nello specifico, agli inizi del mese di febbraio 2020, l’Agenzia ha annunciato che, nel primo trimestre dell’anno in corso, la domanda si sarebbe ridotta di una quota pari a 435.000 barili al giorno. Si tratta del primo declino trimestrale dalla crisi finanziaria globale del 2008.

Secondo i dati del 28 febbraio, i contratti sul greggio Brent per il mese di maggio sono diminuiti di 1.37 dollari, pari al 2,7%. Il costo attuale è di 50.36 dollari al barile, e ciò rappresenta il livello più basso in quattordici mesi. Il greggio statunitense è sceso di circa il 14% nell’ultima settimana, trattandosi del maggiore declino settimanale da maggio 2011.

I mercati petroliferi sperano in tagli più drastici dell’offerta da parte dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC) e di alleati come la Russia. L’OPEC + attualmente sta riducendo la produzione petrolifera di circa 1.7 milioni di barili al giorno per sostenere i prezzi. In tale quadro, l’Arabia Saudita ha affermato che continuerà a impegnarsi con Mosca in merito alle politiche da adottare in campo petrolifero, e che le forniture di greggio verso la Cina per il mese di marzo sono diminuite di circa 500.000 barili al giorno, a causa della minore domanda da parte delle raffinerie. “Il greggio Brent a meno di 50 dollari al barile sarà uno scenario da incubo per l’OPEC e potrebbe provocare una risposta da parte del gruppo”, ha dichiarato Jeffrey Halley, analista di mercato presso OANDA.

La mancata diversificazione dell’economia dei Paesi del Golfo potrebbe portare a conseguenze negative per tale regione. Qui, le entrate dipendono per circa il 70% dalle risorse petrolifere e, pertanto, i tagli sia in termini di prezzi sia di produzione potrebbero aggravare non solo le condizioni economiche, ma contribuire altresì all’instabilità politica e regionale.  

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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