Yemen: un Paese ricco di minerali, ma nelle mani di Abu Dhabi

Pubblicato il 27 febbraio 2020 alle 17:29 in Emirati Arabi Uniti Yemen

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Il controllo degli Emirati Arabi Uniti (UAE) in Yemen non si limita ad aeroporti, porti e impianti di produzione ed esportazione di petrolio e gas, ma si estende altresì ai siti e alle miniere d’oro di Hadramawt e delle altre aree meridionali.

A riferirlo, il quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, secondo cui, a detta di fonti locali, nell’ultimo periodo, società emiratine hanno contrabbandato grandi quantità di pietre preziose dal distretto di Hajar fino ad Abu Dhabi. Al contempo, il destino di altri 16 siti minerari yemeniti resta misterioso. Le fonti, in condizioni di anonimato, hanno rivelato che sono diverse le miniere private poste in mani emiratine, in modo diretto o attraverso aziende affiliate, da cui è possibile ricavare grandi quantità d’oro. Pertanto, alcuni analisti hanno parlato di un vero e proprio “saccheggio”, il quale viene reso possibile anche dalla collaborazione con le cosiddette forze della Hadrami Elite, addestrate e sostenute proprio da Abu Dhabi. Il fine iniziale di tale legame, da parte emiratina, era mettere in sicurezza le infrastrutture energetiche di Belhaf, ma successivamente la Hadrami Elite è stata integrata nell’esercito yemenita.

Parallelamente, lo Yemen continua ad essere un Paese povero, che risente delle conseguenze del perdurante conflitto. In particolare, la guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti Houthi, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbu Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

Il conflitto ha contribuito a deteriorare ulteriormente le condizioni dei 17 milioni di persone che vivono sotto la soglia di povertà, su un totale di 30 milioni di abitanti yemeniti. Ciò, come sottolineato dagli esperti di economia del quotidiano arabo, si verifica in un Paese ricco di petrolio, gas, risorse agricole e soprattutto minerarie. A tal proposito, il settore minerario è stato classificato tra i più promettenti per lo Yemen, in quanto si tratta di un Paese che può vantare non solo di grandi quantità ma anche di una grande diversità di minerali. In parte, è stato evidenziato, si tratta di risorse non ancora scoperte e sfruttate, a causa dei costi elevati delle attività estrattive e di produzione e del caos generale in cui versa il Paese.

In particolare, secondo recenti studi ufficiali, si stima che le riserve di minerali ammontino a circa 100 milioni di tonnellate, distribuite in 24 siti di esplorazione. Inoltre, circa l’80% del territorio yemenita è sede di rocce sedimentarie, fonte di ricchezza e varietà di minerali. La risorsa maggiore è rappresentata dall’oro. Esperti hanno parlato della presenza di 20 grammi d’oro per tonnellata di roccia, soprattutto nel governatorato di Hajja, nel Nord dello Yemen. Ad Hadramawt, poi, vi sarebbero circa 678 mila tonnellate di rocce contenenti 15 grammi d’oro per tonnellata. Tuttavia, secondo quanto riferito anche dal ricercatore e studioso del Center for Studies and Research in Geological Exploration, Tawfiq Salah, in tale regione le operazioni di estrazione e produzione avvengono in modo segreto, e sono gli Emirati ad averne il controllo.

Secondo i dati pubblicati il 9 ottobre 2019 in un rapporto del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite, se il conflitto in Yemen continuerà ancora fino al 2022, il Paese potrebbe divenire il Paese più povero al mondo, con il 79% della popolazione al di sotto della soglia di povertà, ed il 65% in condizioni di povertà estrema. Negli ultimi anni, la guerra civile in Yemen ha già portato a un aumento del tasso di povertà, passando dal 47% del 2014 al 75% del 2019.  

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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