Siria: il regime indietreggia da Saraqib, Erdogan mette in guardia

Pubblicato il 27 febbraio 2020 alle 9:02 in Siria Turchia

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I gruppi di opposizione siriana hanno annunciato di aver ripreso il controllo di Saraqib, nel Nord-Ovest della Siria. Parallelamente, la Turchia minaccia di espellere le forze del regime dalle proprie postazioni entro una settimana.

La conquista di Saraqib, giunta il 27 febbraio, ha fatto seguito a violenti scontri tra le forze del regime, ovvero l’esercito del presidente siriano, Bashar al-Assad, e quelle di opposizione. Si tratta di un risultato rilevante per i ribelli e di una delle prime sconfitte per Assad, il quale, sin dal mese di dicembre 2019, ha avviato un’ampia offensiva volta a riprendere il controllo dell’intera regione Nord-occidentale di Idlib, l’ultima roccaforte ancora sotto il controllo delle forze ribelli. Già il 24 febbraio, le forze di opposizione e i gruppi estremisti avevano dichiarato di aver preso il controllo di Neirab, la porta di accesso per Saraqib. In realtà, fonti militari russe hanno negato tali informazioni, affermando che le forze del regime sono riuscite a respingere gli attacchi contro Saraqib e ad avanzare ulteriormente a Idlib.

Saraqib era stata assediata dalle forze di Assad nelle tre settimane precedenti. Conquistare tale luogo ha una rilevanza dal punto di vista strategico, in quanto rappresenta un modo per controllare ed ostacolare la strada internazionale M4 tra Aleppo e Latakia e la cosiddetta M5 tra Aleppo e Damasco.

Il quadro delle ultime ore vede altresì l’annuncio del Ministero della Difesa turco, del 26 febbraio, secondo cui due soldati turchi sono stati uccisi e altri due feriti a seguito di un attacco aereo a Idlib, sebbene, secondo quanto riferito, Ankara sia stata in grado di rispondere all’offensiva colpendo “obiettivi del regime”. In tal modo, il bilancio dei soldati turchi morti nell’ultimo mese a Idlib, per mano del regime siriano, raggiunge quota 19.

A tal proposito, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha messo in guardia le forze di Assad, esortandole a ritirarsi dalle postazioni della Turchia, stabilite in precedenza, entro la fine del mese di febbraio, ovvero entro circa una settimana. Il capo di Stato turco si è detto determinato a non cedere e ad espellere le forze del regime oltre i siti di monitoraggio. Parallelamente, un incontro tenutosi in Turchia ha visto riuniti diplomatici e funzionari sia russi sia turchi, per discutere degli ultimi sviluppi a Idlib. Si è trattato del terzo meeting di tale tipo. A tal proposito, il 26 febbraio, Erdogan ha altresì riferito di essere in contatto con la controparte russa, il presidente Vladimir Putin, e che anche i rappresentanti di entrambi i Paesi dei Ministeri degli Affari Esteri, della Difesa, degli Interni e dell’Intelligence hanno avviato un dialogo sulla situazione in Siria.

La Difesa civile siriana ha poi annunciato che il bilancio delle vittime causate dagli attacchi del regime, coadiuvato da Mosca, contro Idlib e le aree rurali circostanti, è salito a 31 nelle ultime 24 ore, con oltre 90 feriti, tra cui 5 membri del personale medico. Le forze del regime attualmente controllano quasi la metà del governatorato di Idlib. Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, il numero di villaggi e città controllate da Assad ha raggiunto quota 132.

Da un lato, l’esercito di Assad viene coadiuvato da Mosca. Dall’altro lato, nelle ultime settimane, la Turchia ha inviato migliaia di soldati e munizioni nella regione, a sostegno delle forze di opposizione. La guerra civile in Siria è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale del Paese è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano. Tra gli ultimi progressi, le forze di Assad hanno dichiarato, il 16 febbraio, di aver preso il controllo della periferia di Aleppo, registrando, in tal modo, un importante risultato.

Il 10 febbraio, le Nazioni Unite hanno affermato che l’offensiva di Mosca e del regime nel Nord Ovest della Siria ha causato lo sfollamento di circa 700.000 civili dall’inizio del mese di dicembre 2019, tra cui 100.000 solo nei sette giorni precedenti. Inoltre, un portavoce dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, David Swanson, ha affermato che la situazione è sempre più tragica, soprattutto vicino al confine con la Turchia, dove oltre 400.000 persone sono state già costrette a sfollare.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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