Oman: le promesse del nuovo Sultano

Pubblicato il 27 febbraio 2020 alle 11:46 in Medio Oriente Oman

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Il sultano dell’Oman, Haitham bin Tariq, ha esortato la popolazione omanita a proseguire sulla strada del progresso e della ricostruzione intrapresa dal suo predecessore, Qaboos bin Said.

Le parole sono giunte in occasione del discorso del sultano bin Tariq, il secondo da quando è salito al trono a seguito della morte di Qaboos, avvenuta il 10 gennaio scorso. Secondo quanto dichiarato, l’Oman continuerà a lavorare a ad impegnarsi per diffondere pace nell’intera regione mediorientale, ma profonderà sforzi per migliorare altresì la situazione interna del Sultanato, sulla scia del progresso e della ricostruzione e verso l’attuazione della Vision 2040. In particolare, l’attenzione verrà rivolta al debito pubblico, all’apparato amministrativo e governativo e verranno sviluppati nuovi meccanismi decisionali.

Pertanto, Haitham, giunto al termine del periodo di lutto volto a commemorare la morte di Qaboos, si è impegnato a proseguire sulla strada del suo predecessore. A detta del sultano, l’Oman è consapevole del ruolo che il Sultanato riveste a livello regionale, ma altresì delle sfide che dovrà affrontare e delle eventuali ripercussioni che potrebbe subire a fronte delle dinamiche internazionali. Il 10 gennaio scorso, è stato affermato, il Paese ha perso colui che è stato fautore del risveglio dell’Oman e del processo di modernizzazione a cui la popolazione ha assistito, e la speranza attuale è che il Sultanato possa continuare a farsi promotore di pace, sebbene in un nuovo scenario.

Parallelamente, il Sultano bin Tariq ha affermato che particolare attenzione verrà rivolta al quadro dell’occupazione del Paese, promuovendone lo sviluppo sia nel settore pubblico sia privato, in quanto uno dei pilastri dell’economia nazionale. Al contempo, si è detto determinato a diminuire il debito pubblico e il deficit di bilancio, con un nuovo riorientamento delle risorse finanziarie statali, attraverso cui sarà altresì possibile aumentare gli stipendi dei cittadini omaniti e raggiungere un equilibrio in termini economici. Verranno poi semplificate le procedure per il sostegno e lo sviluppo delle piccole e medie imprese, in particolare quelle basate su innovazione, intelligenza artificiale e tecnologie all’avanguardia.

Non da ultimo, un’ulteriore promessa riguarda la ristrutturazione dell’apparato amministrativo dell’Oman ed un processo di modernizzazione di norme e leggi, con l’obiettivo di modificare altresì i meccanismi decisionali. Altro punto della politica di bin Tariq riguarderà il ruolo delle donne nella società. In particolare, il sultano si è detto pronto a garantire diritti ed uguaglianza alla componente femminile omanita, la quale dovrà lavorare a fianco di quella maschile, sul medesimo piano, a servizio della società e del Paese. Anche l’istruzione e la ricerca scientifica sono tra le priorità del nuovo sultano, il quale ha promesso di creare un ambiente favorevole, in cui le aspirazioni dei più giovani, considerati una risorsa e una ricchezza fondamentale, potranno essere soddisfatte.

Qaboos è stato il monarca che ha regnato più a lungo in tutto il mondo arabo, ed ha il merito di aver avviato un grande processo di modernizzazione nel Paese, oltre ad aver creato “un’oasi di stabilità” in una regione caratterizzata da crescenti tensioni. A livello internazionale, l’ex sultano ha favorito il ruolo dell’Oman come mediatore nei colloqui tra Washington e Teheran che hanno portato all’accordo sul nucleare del 2015, e non da ultimo, il Sultanato ha fornito sostegno al vicino Yemen, colpito da un perdurante conflitto civile dal 19 marzo 2015. Haitam, dal canto suo, è un uomo dalle nobili origini, secondo alcuni da far risalire al primo sovrano omanita, Ahmad bin Said al-Busaidi. Diversi poi gli incarichi assunti negli ultimi anni, dal Ministero degli Esteri a quello della Cultura, fino alla presidenza della commissione della Oman Vision 2040.

Per il popolo omanita, la stabilità politica e l’integrità territoriale del Sultanato sono dei pilastri da dover preservare ad ogni costo. Come rivelato da uno studioso omanita, esperto di affari strategici, il dottor Abdullah Al-Ghaylani, il Sultanato dell’Oman si basa su un patrimonio politico molto ricco e su un’eredità storica profondamente radicata che non potranno essere trascurati nella “nuova era” del Paese.  Sebbene, a detta di Al-Ghalylani, il futuro del Sultanato non sia fonte di preoccupazione, vi saranno una serie di sfide da affrontare, in particolare in materia di economia e servizi.

Negli ultimi anni, il debito omanita è aumentato, dopo il crollo del prezzo del petrolio del 2014, e la crescita economica è stata lenta. Nonostante l’impegno mostrato da Qaboos nei 49 anni al potere, l’industria energetica omanita continua a rappresentare, secondo il CEO di Qamar Energy, un punto debole. In particolare, il debito nazionale è aumentato da soli 4 miliardi di dollari nel 2014 a circa 50 miliardi nel 2019, e Standard & Poor ha previsto un deficit di bilancio per il 2022 all’8,7% del prodotto interno lordo. Pertanto, il governo è stato esortato a spendere in modo intelligente e selettivo in infrastrutture, oltre a creare nuove imprese, facendo affidamento su investimenti e privatizzazioni internazionali. Ma, più di tutto, bisognerà attuare riforme economiche.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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