Libia-Italia: vertice con le autorità di Zuara per parlare di sicurezza e coronavirus

Pubblicato il 27 febbraio 2020 alle 12:42 in Italia Libia

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Il sindaco di Zuara, Farhat Abu Al-Shawashy, ha incontrato a Tripoli l’ambasciatore italiano in Libia, Giuseppe Buccino, con il quale ha discusso della sicurezza della regione.

È quanto rivelato, mercoledì 26 febbraio, dal Libya Observer, il quale ha altresì specificato che il vertice si era tenuto il giorno precedente, martedì 25.

Al centro delle discussioni, secondo quanto si apprende, vi sono state le condizioni di sicurezza della regione, con particolare riguardo all’area circostante il complesso petrolifero di Mellitah, dove l’azienda petrolifera statale libica (NOC) collabora con l’italiana Eni.

Tra i rischi principali discussi nel corso del vertice vi è stato il Covid-19, meglio noto come coronavirus, attualmente non presente in Libia. Tuttavia, data la vicinanza del Paese nordafricano con l’Italia, il quale è lo Stato più colpito d’Europa, e in virtù dei legami tra Roma e Zuara, Abu Al-Shawashy ha sottolineato la necessità che il governo italiano, e in particolar modo Eni, rispettino le precauzioni necessarie. In aggiunta, il sindaco di Zuara ha chiesto cooperazione in tale ambito con il Governo di Tripoli e con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, al fine di preservare la Libia dalla diffusione del virus nel Paese.

La città di Zuara si trova ad Ovest della stazione petrolifera e del gasdotto di Mellitah, dove l’italiana Eni collabora con la Compagnia petrolifera nazionale della Libia (NOC). Tale città era stata colpita, lo scorso 12 aprile da un attacco aereo delle forze armate fedeli al generale dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) e uomo forte del governo di Tobruk, Khalifa Haftar, lo scorso 12 aprile. L’attacco aveva come obiettivo un campo militare del governo di Tripoli di al-Serraj. Era stata la prima volta che un’offensiva aveva messo in pericolo una struttura per lo sfruttamento degli idrocarburi dall’avanzata di Haftar dello scorso aprile verso Tripoli. Il gasdotto di Mellitah, inoltre, il Greenstream, è di importanza strategica per l’Italia, in quanto porta gas alla Sicilia via mare.

Stando alle stime del 2018, inoltre, la Mellitah Oil & Gas è la più grande impresa del petrolio e del gas in Libia e ha una capacità di produzione pari a circa 600.000 barili di greggio al giorno. Tuttavia, secondo quanto rivelato da Reuters lo scorso 30 gennaio, l’impresa stava perdendo circa 155.000 barili di petrolio al giorno a causa del blocco della maggior parte dei porti del Paese. In aggiunta, l’impresa aveva annunciato una perdita di oltre 4 milioni di metri cubici di gas al giorno, portando il totale economico di perdite a oltre 9 milioni di dollari al giorno.

In linea con ciò, già lo scorso 21 gennaio il Ministero degli Affari Esteri dell’Italia aveva espresso la propria preoccupazione sulla sospensione, sin dallo scorso 18 gennaio, delle attività astrattive e delle esportazioni petrolifere in Libia, date le conseguenze negative e gli impatti sia sull’economia interna e internazionale, sia sul popolo della Libia. Per tale ragione, Roma aveva richiesto a tutte la parti coinvolte nella crisi di mantenere l’integrità e la neutralità della National Oil Corportation, la quale, secondo il Ministero degli Affari Esteri italiano, rappresenta l’unica compagnia legittimata a operare nel Paese.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Per trovare una soluzione a tale instabilità, lo scorso 19 gennaio si erano riunite a Berlino diverse parti a livello internazionale, compresi il generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) e uomo forte del governo di Tobruk, Khalifa Haftar, e il premier del Governo di Accordo Nazionale della Libia, Fayez al-Sarraj. Al termine della Conferenza, sono state concordate 3 strade da seguire per riportare stabilità nel Paese Nordafricano, in termini economici, politici e militari, ribadendo in ogni caso la necessità di rispettare l’embargo sulle armi e di preferire una soluzione politica a quella militare.

Nonostante gli sforzi diplomatici, però, la Libia continua ad essere teatro di scontri sul campo, caratterizzati, informa Reuters, dal tentativo di Haftar di aprire un nuovo fronte attraverso l’avanzata delle proprie forze verso Misurata, nell’Ovest del Paese.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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