Il Libano richiede una proroga per saldare i debiti, al via le esplorazioni di petrolio e gas

Pubblicato il 27 febbraio 2020 alle 15:29 in Libano Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

In concomitanza con l’inizio delle attività di esplorazione di petrolio e gas, il 27 febbraio, dal Libano è giunta la richiesta di prorogare il saldo degli Eurobond, prevista per il 9 marzo.

Secondo quanto riferito dal quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, le obbligazioni Eurobond che il Libano dovrebbe pagare ammontano a 1.2 miliardi di dollari, ma, stando a quanto affermato da una fonte governativa, il Paese intende chiede una proroga pari a sette giorni, così da consentire ai consulenti finanziari di elaborare un piano “di salvataggio” e di ristrutturazione, che possa provare a fornire soluzioni per risanare la difficile situazione economica.

La notizia giunge dopo che, il 25 febbraio, il vicesegretario generale, nonché secondo leader, di Hezbollah, Sheikh Naim Qassem, ha affermato che il proprio partito non è disposto a sottomettersi agli strumenti “imperialisti” del Fondo Monetario Internazionale (FMI), e non accetterà alcuna forma di sottomissione alle politiche da questo adottate, né prestiti “di salvataggio”. Ciò dopo che una squadra di esperti del FMI è giunta a Beirut ed ha avviato consultazioni con funzionari e rappresentanti del governo, con il fine ultimo di fornire consigli tecnici.

Il Libano ha registrato uno dei rapporti debito / PIL più alti al mondo, attestandosi a circa 87 miliardi di dollari, pari a più del 150% del PIL del Paese. Oltre alle obbligazioni internazionali libanesi, che ammontano a 31 miliardi di dollari, la Banca centrale del Libano ha oneri stimati a 52.5 miliardi di dollari, sotto forma di depositi in valuta estera e certificati di deposito.

La maggior parte del debito è detenuto da istituti di credito locali, ma si teme che, in caso di insolvenza, alcuni investitori stranieri possano intraprendere azioni legali. In tale quadro, di fronte a un enorme onere del debito pubblico e a un’acuta crisi di liquidità, il Libano ha nominato studi legali e società di investimento internazionali come consulenti finanziari e legali, volti a discutere di un eventuale accordo di ristrutturazione del debito e del settore finanziario per far fronte al calo delle riserve di valuta estera. In particolare, gli enti scelti sono la compagnia statunitense per la gestione dei beni Lazard e la società Cleary Gottlieb Steen & Hamilton. La prima, Lazard, ha precedentemente fornito consulenza su alcune delle maggiori ristrutturazioni del debito, tra cui quelle di Argentina, Grecia e Ucraina.

Parallelamente, nella sera del 26 febbraio, il presidente libanese, Michel Aoun, ha riferito che il giorno successivo, il 27 febbraio, avrebbero avuto inizio le attività di esplorazione di petrolio e gas nel Bacino di Levante, nel Mediterraneo orientale, dove, sin dal 2009, sono stati scoperti diversi giacimenti sotterranei di gas. In particolare, nel 2018, un consorzio formato dalla società francese Total, l’italiana Eni e la russa Novatek ha raggiunto un accordo con Beirut, con cui sono state autorizzate attività di esplorazione di gas e petrolio in due blocchi offshore. Il primo blocco interessato sarà il numero 4, il secondo il numero 9. Il presidente della Lebanese Petroleum Administration (LPA), il 26 febbraio, ha riferito che i primi risultati sono attesi entro due mesi.

Sebbene ci vorrà tempo per beneficiare concretamente di eventuali risultati, si prevede che una scoperta in campo energetico possa essere un motivo di sollievo per l’economia libanese, in preda ad una delle peggiori crisi dalla guerra civile verificatasi tra il 1975 ed il 1990, come evidenziato altresì nelle parole di Aoun del 26 febbraio. Per il capo di Stato si tratta di un passo “storico” che potrebbe rappresentare un modo per apportare cambiamenti economici e “risalire a galla” dall’abisso.

Secondo un rapporto del US Geological Survey pubblicato nel 2010, il Bacino di Levante, situato a cavallo tra i confini marittimi di Cipro, Egitto, Israele, Palestina, Libano e Siria, contiene circa 1.7 miliardi di barili di petrolio e 122 trilioni di piedi cubi (tcf) di gas. Si stima che la quantità di gas presente potrebbe soddisfare la domanda di energia regionale ed europea per decenni. Nel 2009 e nel 2010, Israele ha scoperto riserve di gas pari a 11 trilioni di piedi cubi nel campo di Tamar e 22 tcf nel giacimento di Leviathan. Si tratta, tuttavia, di aree oggetto di contesa anche con il Libano. In particolare, la disputa irrisolta tra Beirut e Israele riguarda un’area marittima di circa 860 km2, e l’inizio delle attività di esplorazione, secondo alcuni, potrebbe accentuarla ulteriormente.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.