L’Etiopia salta l’ultimo colloquio sulla diga africana e chiede di rimandarlo

Pubblicato il 27 febbraio 2020 alle 9:18 in Egitto Etiopia

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L’Etiopia ha deciso di non partecipare all’ultimo round di colloqui, promossi dagli Stati Uniti, sulla diga africana, rischiando di annullare i passi avanti che sono stati fatti in questi mesi per cercare di raggiungere un accordo con l’Egitto e il Sudan. Per spiegare le ragioni di tale scelta, il ministro etiope delle Risorse Idriche, Seleshi Bekele, ha chiarito sulla sua pagina Facebook, mercoledì 26 febbraio, che la delegazione del Paese incaricata di gestire la questione della diga non ha ancora concluso le sue consultazioni con tutti i soggetti coinvolti.

L’accordo sul progetto idroelettrico avrebbe dovuto essere raggiunto a fine mese, secondo i piani iniziali. Tuttavia, già la settimana scorsa, durante la sua ultima visita in Etiopia, il 18 febbraio, il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, aveva rivelato che per risolvere la disputa sulla grande diga africana (GERD) sarebbero stati necessari ancora altri mesi, dal momento che rimaneva ancora “molto lavoro da fare”.

Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters, nella stessa giornata di mercoledì 26 febbraio, l’Etiopia ha chiesto agli Stati Uniti di posticipare il round finale di colloqui con Egitto e Sudan. “Abbiamo chiesto più tempo per le consultazioni”, ha dichiarato in un’intervista il portavoce del ministro Bekele, Bizuneh Tolcha. Gli ultimi negoziati erano stati previsti per giovedì 27 e venerdì 28 febbraio a Washington. Il ministero degli Esteri egiziano ha specificato in una nota che “Il Cairo si impegna a seguire la strada diplomatica promossa dagli Stati Uniti e dalla Banca Mondiale”. Il Sudan, da parte sua, non ha rilasciato alcuna dichiarazione.

La questione della grande diga africana, meglio conosciuta con l’acronimo GERD (Grand Ethiopian Renaissance Dam), è da tempo motivo di tensione soprattutto tra Egitto ed Etiopia. Quest’ultima ha avviato la realizzazione del progetto idroelettrico, destinato a diventare il più grande del continente, nel 2011, ma da quel momento varie battute di arresto ne hanno rallentato la costruzione. L’Egitto ha sempre mostrato grande preoccupazione in merito alla diga, che, a suo avviso, potrebbe rischiare di intaccare il fabbisogno idrico del Paese, dipendente al 90% dalle acque del fiume Nilo. L’Etiopia, invece, sostiene che il progetto idroelettrico è essenziale per sostenere la sua economia, in rapida crescita, e, potenzialmente, potrebbe essere in grado di favorire lo sviluppo di tutta la regione. Il quadro delle trattative è complicato dall’esistenza di due trattati, stipulati nel 1929 e nel 1959, che regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti, attribuendo al Cairo una percentuale maggiore rispetto all’Etiopia e al Sudan, corrispondente a circa 55 miliardi di metri cubi.

Per quanto riguarda l’accordo che gli Stati Uniti stanno aiutando i tre Paesi africani a sottoscrivere, Pompeo ha detto, durante l’incontro di Addis Abeba: “Ci stiamo lavorando e l’elemento finale dell’intesa sta per essere finalizzato. Ci resta ancora del lavoro da fare però”. Il segretario di Stato ha poi assicurato: “Nei prossimi mesi troveremo una soluzione, sono ottimista“. Anche il presidente americano Donald Trump ha affermato che è prioritario collaborare con Etiopia, Egitto e Sudan per “ottenere un buon risultato e mediare efficacemente”.

Le sedute per discutere i lavori da intraprendere sulla diga erano ricominciate il 15 settembre, dopo che l’ultimo incontro tra il presidente al-Sisi e il premier Abiy Ahmed si era tenuto a luglio 2018. Da settembre, tuttavia, i progressi sono stati altalenanti, con frequenti accuse reciproche di insufficiente collaborazione e di eccessiva “inflessibilità”. Le speranze si sono poi riaccese a metà ottobre, quando, qualche giorno prima del vertice di Sochi, organizzato dal presidente russo Vladimir Putin il 23 e il 24 ottobre, le parti hanno accettato di riprendere le negoziazioni e di avallare l’intervento di mediatori esterni che potessero dare il loro contributo per risolvere la situazione. Risale a novembre l’intervento dell’amministrazione Trump che ha invitato i ministri degli Esteri di Egitto, Etiopia e Sudan a discutere congiuntamente del gigantesco progetto della diga, con l’imprescindibile mediazione di Washington. Da quel momento, sono stati 7 gli incontri tenutisi negli Stati Uniti in merito alla GERD.

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità. A gennaio, il Ministero dell’Acqua e dell’Energia etiope aveva garantito che, nonostante gli ultimi ritardi e le trattative in sospeso, la diga avrebbe cominciato la sua produzione a fine 2020 e sarebbe diventata pienamente operativa nel 2022. Attualmente, la GERD, dal costo di circa 4 miliardi di dollari, è al 70% del suo completamento. Si pensa che la diga, una volta terminata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale.

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Chiara Gentili 

di Redazione

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