Iraq: rinviato il voto di fiducia al governo, studenti in piazza

Pubblicato il 27 febbraio 2020 alle 16:12 in Iraq Medio Oriente

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Il Parlamento iracheno ha rinviato la sessione straordinaria prevista per il 27 febbraio, in cui i deputati erano chiamati a votare la fiducia al nuovo governo. Parallelamente, gli studenti di Bassora sono scesi in piazza.

Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa irachena, la motivazione è da far risalire al mancato raggiungimento del quorum. Fonti parlamentari, già prima dell’annuncio ufficiale, avevano riferito della probabilità che l’incontro sarebbe stato rinviato al primo marzo prossimo, in quanto i rappresentanti del blocco Sairoun, con a capo il movimento Sadrista, erano stati gli unici a presentarsi in Parlamento.

Il quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed ha poi riportato che si tratta del terzo rinvio, dovuto altresì a divergenze tra le forze politiche e, in particolare, tra il portavoce del Parlamento Mohamed al-Halbousi e il suo vice, esponente del movimento sadrista, Hassan al-Kaabi. È stato poi specificato che il numero dei deputati presentatisi non ha superato 115, su 329 totali, e che non è stata ancora definita una data per un prossimo eventuale incontro.

Il governo in questione vede a capo il premier designato per la sua formazione, Mohammed Tawfiq Alawi, che, il 19 febbraio, ha annunciato di aver preparato la squadra del futuro governo di Baghdad. Tuttavia, sin dalla sua elezione, avvenuta il primo febbraio, il primo ministro ha dovuto affrontare diversi ostacoli, sia tra le piazze irachene, sia all’interno dei diversi blocchi politici iracheni. Tra questi, i partiti curdi e sunniti, che più volte hanno espresso il proprio timore di non essere adeguatamente rappresentati nel nuovo esecutivo.

Parallelamente, sempre il 27 febbraio, gruppi di studenti di diverse università e facoltà del governatorato meridionale di Bassora sono scesi in piazza, in segno di protesta contro il governo di Alawi, come accaduto fino al giorno precedente, il 26 febbraio, in altre aree del Paese e nella capitale Baghdad. Il popolo iracheno continua a contrastare il premier designato, la procrastinazione nell’attuazione delle riforme promesse e a richiedere la fine di un sistema di quote settarie nell’amministrazione dello Stato. Allo stesso tempo, i manifestanti chiedono che i responsabili di rapimenti, arresti e azioni di repressione contro gli attivisti, verificatisi nelle piazze irachene nel corso degli ultimi mesi, vengano portati davanti alla giustizia.

Tuttavia, la richiesta fondamentale è un governo indipendente, ovvero lontano dalle forze politiche protagoniste dello scenario politico degli ultimi anni, ed elezioni anticipate, considerate la soluzione migliore per far fronte alle problematiche del Paese. Alawi, dal canto suo, ha più volte affermato di aver formato un governo indipendente, composto da candidati “esperti e imparziali”. Il nuovo esecutivo, a detta del premier designato, darà vita ad una nuova pagina della storia dell’Iraq e renderà il Paese ancora più forte e libero, oltre a conferirgli prestigio e a ridare ai cittadini i loro diritti. Nonostante ciò, il premier, avendo assunto la carica di ministro delle Comunicazioni per due volte, viene considerato vicino a quella classe politica al potere fortemente contestata, e non in grado di rispondere alle richieste ed esigenze della popolazione irachena.

La popolazione irachena, soprattutto proveniente dai governatorati iracheni meridionali, è scesa in piazza sin dal primo ottobre 2019. I manifestanti hanno fin da subito richiesto le dimissioni del governo, del Parlamento e del capo di Stato, così come elezioni anticipate sotto l’egida delle Nazioni Unite, una nuova legge elettorale e l’istituzione di un tribunale speciale per i casi di corruzione, che porti davanti alla giustizia responsabili e imputati dal 2003 ad oggi, sul modello del tribunale del precedente regime. Il popolo ha da sempre evidenziato, oltre al malfunzionamento di governo e servizi, anche la disoccupazione, in particolare giovanile. Dopo circa due settimane di pausa, le proteste sono riprese il 25 ottobre scorso e da allora non si sono più placate. In tale quadro, spinto dalle rivolte popolari, l’ex primo ministro, Adel Abdul Mahdi, il 30 novembre 2019, si è dimesso. A partire da tale data, è stato costituito un governo “custode”, ovvero ad interim, e avviato consultazioni che, il primo febbraio scorso, hanno portato alla nomina di Alawi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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