Gli USA chiedono l’imposizione di un cessate il fuoco a Idlib

Pubblicato il 27 febbraio 2020 alle 16:49 in Siria USA e Canada

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Il segretario di Stato statunitense, Mike Pompeo, ha chiesto un cessate il fuoco permanente nella provincia siriana Nord-occidentale di Idlib, sottolineando che l’offensiva del regime siriano, sostenuta dalla Russia, ha già spinto un milione di civili a fuggire verso il confine turco. 

“La brutale nuova aggressione del regime di Assad in questa zona, cinicamente sostenuta da Mosca e Teheran, mette in pericolo oltre 3 milioni di sfollati, compresi, come abbiamo visto tragicamente, molti giovani”, ha dichiarato Pompeo ai giornalisti del Dipartimento di Stato. “Come abbiamo già detto molte volte, il regime non sarà in grado di ottenere una vittoria militarmente”, ha aggiunto. “La risposta deve essere un cessate il fuoco permanente e negoziati guidati dalle Nazioni Unite”, ha affermato il segretario di Stato. “Come ha detto il presidente Trump, stiamo collaborando con la Turchia per vedere cosa possiamo fare insieme”, ha aggiunto. Quella a cui assistiamo è la peggiore ondata di sfollati che abbiamo visto durante il conflitto siriano, secondo quanto ha dichiarato Fabrizio Carboni, direttore del Comitato Internazionale della Croce Rossa per il Vicino e Medio Oriente, in una dichiarazione. “Sollecitiamo le parti coinvolte a consentire ai civili di spostarsi in sicurezza, all’interno delle aree che controllano o in prima linea”, ha aggiunto. 

Nella regione di Idlib, situata al confine con la Turchia, le forze di Ankara controllano 12 postazioni di osservazione, a seguito dell’accordo di Sochi del 17 settembre 2018, con cui è stata istituita la cosiddetta zona di “de-escalation”, un’area smilitarizzata volta a favorire il passaggio e l’accoglienza dei civili siriani. Tuttavia, il governo Assad si è detto pronto a riportare tutto il territorio siriano sotto il suo controllo, compresa Idlib, nonostante la presenza di forze straniere. Il numero di sfollati che da tutta la Siria si è concentrato nella città di Idlib e nelle aree limitrofe ha raggiunto quasi i 2 milioni. Molti altri siriani sono scappati, invece, in Turchia, che ospita già oltre 3,6 milioni di rifugiati. Ankara teme che se Assad completasse la sua offensiva, molti altri residenti di Idlib finirebbero per scappare oltre il confine, verso il territorio turco, causando un’ondata di profughi impossibile da gestire per il governo di Erdogan. 

Intanto, gli scontri sul territorio siriano continuano. I gruppi di opposizione siriana hanno annunciato di aver ripreso il controllo della città di Saraqib, nella regione di Idlib. Parallelamente, la Turchia minaccia di espellere le forze del regime entro una settimana. La conquista di Saraqib è stata annunciata il 27 febbraio ed è arrivata a seguito di violenti scontri tra l’esercito del presidente siriano, Bashar al-Assad, e quelle di opposizione. Si tratta di un risultato rilevante per i ribelli e di una delle prime recenti sconfitte per Assad, il quale, sin dal mese di dicembre 2019, ha avviato un’ampia offensiva volta a riprendere il controllo dell’intera regione, l’ultima roccaforte ancora sotto il controllo delle forze ribelli. Già il 24 febbraio, le forze di opposizione e i gruppi estremisti avevano dichiarato di aver preso il controllo di Neirab, la porta di accesso per Saraqib. In realtà, fonti militari russe hanno negato tali informazioni, affermando che le forze del regime sono riuscite a respingere gli attacchi contro Saraqib e ad avanzare ulteriormente a Idlib.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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