Coronavirus in Medio Oriente: nuovi casi e ulteriori misure

Pubblicato il 27 febbraio 2020 alle 10:37 in Arabia Saudita Medio Oriente

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L’Arabia Saudita ha annunciato, il 27 febbraio, il divieto di ingresso nel Regno per l’Umrah, uno dei pellegrinaggi previsto dall’Islam, per prevenire la diffusione del coronavirus nel Paese. Nel frattempo, sono stati registrati nuovi casi in altri Stati del Golfo e della regione mediorientale.

Tra le altre misure messe in atto da Riad vi è il divieto per i pellegrini di visitare la Moschea del Profeta di Medina, prima o dopo aver compiuto i propri doveri e rituali religiosi a La Mecca. Ogni anno, circa 7 milioni di pellegrini si recano in Arabia Saudita per il pellegrinaggio dell’Umrah, atterrando presso gli aeroporti di Jeddah e Medina. Il Regno ha altresì riferito che verranno negati i permessi di ingresso per coloro che provengono da Paesi ritenuti particolarmente pericolosi per la diffusione del coronavirus, ed i cittadini sauditi o delle nazioni del Consiglio di Cooperazione del Golfo non potranno uscire ed entrare dal Paese utilizzando una semplice carta d’identità nazionale. Parallelamente, anche il Ministero della Salute saudita ha dichiarato di aver messo in atto ampie misure di controllo sia ai confini e negli aeroporti sia all’interno del Regno per prevenire casi di infezione. Tuttavia, è stato specificato, le misure prese nel Regno sono temporanee. Il Ministero saudita ha altresì fornito consigli e linee guida ai Paesi vicini per far fronte all’emergenza, basandosi sulla propria esperienza pregressa, considerato che l’Arabia Saudita è meta di pellegrinaggio ed accoglie ogni anno milioni di turisti.

Nelle ultime ore, 7 cittadini sauditi sono risultati positivi al test del coronavirus in Bahrein e Kuwait. Nello specifico, il 26 febbraio, il Ministro della Salute bahreinita ha affermato che i casi nel Paese includono 6 donne saudite, giunte in Bahrein dopo essere state in Iran. Stando alle ultime informazioni del 26 febbraio, i casi accertati di coronavirus in Bahrein ammontano a 33.

Parallelamente, anche il Kuwait ha annunciato il primo caso di un cittadino saudita infetto. Si tratta di un uomo giunto nel Paese dalla città iraniana di Mashhad, posto in quarantena per 14 giorni. Al 27 febbraio, sono 43 i casi positivi registrati in Kuwait. La notizia è giunta dal Ministero della Salute kuwaitiano, il quale ha specificato che i casi riportati erano tutti provenienti dall’Iran. Il totale dei cittadini kuwaitiani sottoposti al test ammonta a 1675. A detta del Ministero, sebbene le persone infette siano in condizioni stabili, sono state poste in quarantena in appositi centri.

Il quadro mediorientale include altresì l’Iraq, che, il 27 febbraio, ha registrato il sesto caso di infezione da coronavirus. Anche in questo caso, si tratta di un giovane proveniente dall’Iran e che, al momento, è stato posto in quarantena nella capitale Baghdad. A detta del portavoce del Ministero della Salute e dell’Ambiente, Saif Al Badr, le condizioni del giovane sono stabili e sono state prese tutte le dovute misure precauzionali. Nel Paese, al momento, vige il divieto di ingresso per coloro che provengono da Cina, Iran, Giappone, Corea del Sud, Thailandia, Singapore, Italia, Bahrain e Kuwait.

In Libano sono due i casi confermati. Il secondo è stato registrato il 26 febbraio e, a detta del Ministero della Salute, si tratta di un uomo recatosi precedentemente in Iran per sette giorni. Il primo è, invece, stato riportato il 21 febbraio e riguarda una donna proveniente dalla città iraniana di Qom. Tuttavia, la popolazione libanese continua a mostrare la propria preoccupazione ed accusa il governo di non aver ancora agito in modo adeguato di fronte all’emergenza posta dal coronavirus.

L’Iran è tuttora considerato il maggiore focolaio nell’intera regione mediorientale, registrando il maggior numero di morti in Medio Oriente. Secondo quanto riferito dall’Agenzia di stampa IRNA, al 27 febbraio, il numero dei morti ha raggiunto quota 22, mentre le persone colpite ammontano a 141. Al contempo, sono stati altresì registrati 54 casi di guarigione. Le infezioni hanno riguardato perlopiù 20 governatorati e la principale città colpita è stata Qom. Nella capitale Teheran sono 26 i casi registrati.

Tra le maggiori preoccupazioni legate al coronavirus vi è una eventuale sua diffusione in Yemen, dove, alla luce delle difficili condizioni politiche e sociali ed il perdurante conflitto civile, il virus potrebbe costituire un vero e proprio pericolo per l’intera popolazione. Non da ultimo, lo Yemen è stato definito un Paese povero, in cui mancano le strutture funzionali a far fronte ad una eventuale emergenza, così come personale medico esperto. Al contempo, fonti locali hanno riferito che il Paese, attualmente, non ha ancora adottato misure specifiche preventive per il coronavirus e che la maggior parte dei cittadini non sa nemmeno di che cosa si tratti, oltre a non disporre del denaro necessario per acquistare mascherine e altri prodotti necessari. Pertanto, se il virus dovesse giungere in Yemen, si rischierebbe un “disastro sanitario”.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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