Ungheria: stop ai risarcimenti per le cattive condizioni delle carceri

Pubblicato il 26 febbraio 2020 alle 16:25 in Europa Ungheria

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Con una maggioranza del 95.9%, il Parlamento dell’Ungheria ha approvato una misura per interrompere i risarcimenti ai detenuti per le condizioni di vita nelle carceri.

È quanto rivelato, mercoledì 26 febbraio, dal REMIX, il quale ha altresì aggiunto che la mozione è stata approvata dai deputati ungheresi il giorno precedente, martedì 25.

La misura ha riscosso grande consenso tra i parlamentari, in totale 145 nella Camera, di cui solo 2 si sono dichiarati contrari e in 4 hanno deciso di astenersi.

La decisione di sospendere i risarcimenti ai detenuti, ha rivelato la testata, non era nuova ai politici ungheresi. Al contrario, era stata già approvata lo scorso 20 gennaio, quando il governo aveva proposto di sospendere l’erogazione di tali pagamenti, i quali hanno già superato i miliardi di fiorini. La misura, tuttavia, era stata revocata la settimana successiva, a causa di dubbi in merito alla sua costituzionalità.

L’attenzione dell’opinione pubblica in merito ai risarcimenti ai detenuti era sorta a seguito della conferenza stampa che il premier ungherese, Viktor Orban, aveva tenuto lo scorso 9 gennaio. In tale occasione, il primo ministro di Budapest aveva dichiarato di ritenere inaccettabile il risarcimento da parte dello Stato ai detenuti, anziché alle vittime.

In aggiunta, Orban aveva rivelato di credere che i cittadini abbiano ragione a sostenere che il proprio denaro non debba essere destinato a risarcire i detenuti soltanto perché i loro avvocati sono stati in grado di ottenere l’indennizzo davanti a un giudice.

I contestati risarcimenti, secondo le stime relative al 2019, hanno avuto un valore di oltre 3 miliardi di fiorini ungheresi, corrispondenti a circa 8.9 milioni di euro. Quello che dal governo viene definito “il business delle prigioni”, rappresenta in realtà per gli avvocati, principalmente attivisti di alcune ONG, una giusta misura per compensare le cattive condizioni delle carceri in Ungheria.

Alla luce della gravità della situazione nelle carceri del Paese, e per prevenire il pagamento di tali indennizzi, il Parlamento ha anche richiesto al Governo di modificare la legge sulle compensazioni entro il 15 maggio e di risolvere l’emergenza del sovraffollamento delle carceri entro l’1 settembre 2020.

Tuttavia, la revisione della legge non è stata approvata da tre movimenti politici dell’opposizione e, per tale ragione, la parlamentare del partito di governo, Fidesz, Gyula Budai, ha dichiarato di ritenere che “ancora una volta l’opposizione si è schierata dalla parte dei criminali”.

In aggiunta, stando a quanto riportato da Xinhua, il risarcimento garantito ai detenuti sarà sospeso fino al 15 giugno.

La legge sull’erogazione di tali indennizzi era stata approvata nel 2015 e da allora circa 10 miliardi di fiorini sono stati spesi in risarcimenti ai circa 12.000 detenuti che hanno fatto causa allo Stato.

Data la problematicità del tema, Budapest ha anche avviato un programma di raccolta dati anonimo, portato avanti con l’invio di sondaggi anonimi ai cittadini, principalmente proprietari di casa, chiedendo, tra i vari quesiti, se è ritenuto accettabile l’utilizzo di fondi pubblici per il risarcimento dei detenuti.

Le condizioni delle carceri ungheresi rappresentano, sottolinea il sito di informazione Hungary Today, un problema ben noto da tempo. Nel 2013, era stato rivelato che l’Ungheria era l’ultimo Paese europeo per numero di concentrazione di detenuti al metro quadro. Poco dopo, nel 2018, l’Ungheria si era guadagnata il primo posto in UE per sovraffollamento delle carceri.

L’aumento dei detenuti, come sottolineato da un esperto legale menzionato dal portale di informazione, è dipeso dalla riforma del Codice penale del 2010, il quale ha causato l’arrivo di 3.000 nuovi detenuti nelle carceri del Paese.

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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