Malesia: continua la crisi di governo

Pubblicato il 26 febbraio 2020 alle 20:35 in Asia Malesia

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Il sultano della Malesia, Abdullah di Pahang, ha incontrato i membri del parlamento durante 2 giorni di consultazioni, per provare a trovare una soluzione alla crisi politica del Paese, a seguito delle dimissioni del premier, del 24 febbraio. 

Ai parlamentari è stato chiesto di indicare un possibile premier di riferimento o di dichiarare la preferenza ad andare a nuove elezioni. Il risultato è che il Partito Keadilan Rakyat (PKR) di Anwar Ibrahim, o Partito della Giustizia Popolare, ha 39 parlamentari a suo favore. Insieme ai partner dell’alleanza arriverebbe a 62, ma la cifra non è ancora sufficiente a raggiungere la maggioranza dei 222 seggi totali. Altri politici hanno espresso apertamente il proprio sostegno al premier uscente, Mahathir Mohamad, che è a sua volta lontano dalla possibilità di formare un governo. Quest’ultimo ha proposto un’amministrazione unificata senza alleanze politiche per superare la crisi economica e l’impatto dell’epidemia di coronavirus in Malesia. “La politica e i partiti politici devono essere messi da parte per ora”, ha affermato Mahathir in un messaggio televisivo. “Propongo un governo che non sia allineato con nessun partito, ma dia priorità solo agli interessi del Paese”, ha aggiunto. Tuttavia, il suo rivale Anwar ha riferito di essere contrario alla formazione di un “governo di ripiego” e ha aggiunto che 3 partiti dell’ex coalizione al potere avevano proposto il suo nome al re come possibiòe primo ministro. “Aspettiamo la decisione del re”, ha dichiarato in una conferenza stampa.

Mahathir ha informato il re delle sue dimissioni il 24 febbraio. L’uomo ha quindi sciolto una coalizione di governo, nota come Pakatan Harapan, che significa Alleanza per la speranza, a causa della dubbia tenuta dell’esecutivo. La decisione di Mahathir arriva a seguito di un fine settimana di discussioni politiche con l’ex rivale, Anwar bin Ibrahim, il leader del People’s Justice Party (PKR), un membro della coalizione. Mahathir, 94 e Anwar, 72, rappresentano le figure politiche più importanti del Paese. I due leader si sono alleati in vista delle elezioni del 2018 per sconfiggere la coalizione del Barisan Nasional, il Fronte Nazionale, dominata dall’United Malays National Organisation (UMNO), che aveva governato per 6 decenni. La vittoria del 2018 aveva portato alla rimozione dell’allora primo ministro, Najib Razak, e alla fine dell’egemonia politica dell’UMNO.

Tuttavia, le tensioni tra Mahathir e Anwar sono progressivamente aumentate, a causa della continua promessa di Mahathir di consegnare maggiore potere al suo alleato. Inoltre, la crisi era già in corso perchè Anwar ha subito anche le dimissioni dal proprio partito di Mohamed Azmin Ali, il ministro per gli Affari Economici. L’uomo ha lasciato il partito di Anwar, portando con sé 10 membri del PKR, che fino al 24 febbraio era il partner dominante della coalizione al potere. Per formare un nuovo governo sono necessari almeno 112 voti dei membri del Parlamento, formato da 222 seggi. A seguito della vittoria della coalizione Pakatan Harapan l’8 maggio 2018, il nuovo governo del primo ministro Mahathir aveva avviato una serie di riforme per uno sviluppo democratico della Malesia. Tra queste vi era l’abolizione di alcune leggi, tra cui la Goods and Services Tax e l’Anti-Fake News Act. La prima è una tassa implementata dal 1 aprile 2015 sulla quasi totalità delle transazioni effettuate durante il processo di produzione dei beni e servizi. La seconda, invece, è stata introdotta nel 2017 con l’obiettivo di penalizzare chi fa circolare notizie false in formato cartaceo, video o informatico. A seguito dei recenti sconvolgimenti, non è chiaro quale sia il destino che attende la Malesia. 

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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