Libia: abbattuti due droni turchi in 24 ore, iniziano nuovi colloqui a Ginevra

Pubblicato il 26 febbraio 2020 alle 16:47 in Africa Libia

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Mentre a Ginevra hanno avuto inizio i colloqui tra rappresentanti del panorama politico libico, le forze di difesa dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), il 26 febbraio, hanno annunciato di aver abbattuto due droni di provenienza turca in 24 ore.

A riferirlo, il quotidiano arabo al-Arabiya, il quale, sulla base delle informazioni fornite dal centro media dell’LNA, ha riportato che il secondo dei due droni è stato abbattuto mentre sorvolava l’area di Suq al-Khamis, nel Sud di Tripoli. Il primo, invece, è stato individuato e colpito nella sera del 25 febbraio. In tal caso, è stato specificato, si è trattato di un aereo turco carico di missili, di tipo Bayraktar, abbattuto mentre sorvolava le postazioni dell’Esercito Nazionale Libico situate nei pressi dell’aeroporto di Tripoli. Tale tipologia di velivolo è considerata la più impiegata dalle forze dell’esercito tripolino per colpire le unità dell’LNA.

In tale quadro, il portavoce dell’LNA, Ahmed Al-Mismari, ha confermato, il 24 febbraio, che le unità di ricognizione e di intelligence del proprio esercito hanno monitorato l’arrivo di armi e attrezzature militari dalla Turchia, giunte presso l’area portuale di Misurata, a sostegno delle “organizzazioni terroristiche e bande armate” della regione libica occidentale. Ciò, a detta dell’LNA, rappresenta una chiara violazione della tregua precedentemente stabilita e, pertanto, l’esercito di Haftar ha affermato di star monitorando tutti gli spostamenti e gli sviluppi.

Nel frattempo, il 26 febbraio, a Ginevra ha avuto inizio il primo round dei colloqui del cosiddetto “percorso politico”, che vede riunirsi diversi esponenti del mondo politico libico con il fine ultimo di promuovere un cessate il fuoco permanente in Libia e una transizione democratica che porti ad elezioni anticipate. All’incontro, sotto l’egida delle Nazioni Unite, hanno preso parte 20 politici libici. Questo è stato incoraggiato e promosso da diversi Paesi, tra cui Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Stati Uniti, così come dalla missione europea, i quali si sono detti a favore di una transizione politica che possa porre fine alla crisi libica. Si tratta, tuttavia, di “colloqui indiretti”, poiché i rappresentanti delle due parti in conflitto siedono finora in sale separate.

Secondo quanto specificato da fonti governative e parlamentari di Tripoli, sono 12 le personalità libiche indipendenti presentatesi a Ginevra il 26 febbraio, a cui si aggiungono 8 deputati di Tobruk e Tripoli, invitati dalla Missione Speciale delle Nazioni Unite in Libia. In un primo momento, era prevista la partecipazione di 13 rappresentanti dell’Alto Consiglio di Stato di Tripoli, 13 del Parlamento di Tobruk e 14 figure indipendenti con il ruolo di osservatori. Tuttavia, a fronte delle divergenze dei giorni precedenti ai colloqui, si è deciso di limitare il numero dei partecipanti in modo da ottenere semplicemente il quorum necessario per eventuali decisioni.

Il cosiddetto “percorso politico” è uno dei risultati della conferenza di Berlino del 19 gennaio scorso. Oltre a cercare una soluzione politica al conflitto, l’obiettivo dei colloqui è altresì istituire un comitato formato da quaranta personalità libiche, provenienti da tutti gli schieramenti e partiti coinvolti nel panorama libico. Si prevede che 13 proverranno dai Consigli di Stato e dei rappresentanti di Tripoli e Tobruk, mentre altri 14 verranno scelti dalla missione Onu e rappresenteranno le diverse componenti sociali libiche. Tale comitato discuterà di questioni relative alla costituzione, alle elezioni, e ad eventuali negoziati volti a creare un nuovo consiglio presidenziale e un nuovo governo.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato dal primo ministro e capo del Consiglio presidenziale, Fayez al-Sarraj, riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Il 19 gennaio, diversi leader a livello internazionale si sono riuniti a Berlino per un meeting volto a discutere della crisi libica e di un’eventuale risoluzione. Tra i partecipanti, anche Haftar e al-Sarraj, i quali, tuttavia non si sono seduti al tavolo delle discussioni ma hanno incontrato separatamente la cancelliera tedesca, Angela Merkel. I partecipanti hanno concordato tre strade da seguire per riportare stabilità nel Paese Nordafricano, ribadendo la necessità di rispettare l’embargo sulle armi e di preferire una soluzione politica a quella militare.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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