La Turchia sospende i voli commerciali verso e dall’Iran

Pubblicato il 26 febbraio 2020 alle 16:52 in Iran Turchia

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Tutti i voli commerciali tra la Turchia e l’Iran sono stati sospesi a causa delle crescenti paure riguardanti la diffusione dell’epidemia di coronavirus.

La notizia è stata riferita il 26 febbraio dalla Direzione Generale dell’Aviazione Civile (DGCA) della Turchia. “I voli passeggeri tra Turchia e Iran sono stati sospesi fino a nuovo avviso e i vettori iraniani saranno autorizzati a trasportare passeggeri dalla Turchia all’Iran, ma solo senza passeggeri a bordo. I passeggeri turchi non saranno trasportati su questi voli”, ha affermato l’agenzia in un post su Twitter. L’Iran ha riferito di 95 casi confermati di coronavirus e la Turchia ha quindi chiuso la frontiera e il traffico ferroviario verso la Repubblica Islamica. 

La Turkish Airlines aveva già riferito, il 25 febbraio, di aver ridotto al minimo il numero di voli da e per l’Iran. In tale data, rimaneva solo la connessione con Teheran, con una frequenza di sole 2 partenze al giorno. Già il 24 febbraio, la compagnia aerea aveva annullato tutti i voli per le città iraniane di Mashhad, Isfahan, Tabriz e Shiraz. In tale contesto, il ministro della Sanità di Ankara, Fahrettin Koca, ha ribadito che finora non si è verificato alcun caso di coronavirus in Turchia. “Stiamo effettuando i massimi sforzi per proteggere il Paese da questa malattia, ha affermato. Koca ha poi aggiunto che il Ministero hanno organizzato un volo speciale per i cittadini turchi che cercano di tornare dall’Iran e che tutte queste persone saranno messe in quarantena presso l’ospedale Zekai Tahir Burak. Circa 42 persone tra cui cittadini turchi, albanesi, georgiani e azeri che sono già stati evacuati dalla città di Wuhan, epicentro del coronavirus. 

Nella Cina continentale, 2.705 persone sono morte per il COVID-19, nome scientifico con cui è nota la malattia, e più di 80.350 individui sono stati contagiati, secondo gli ultimi dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Centinaia di casi sono stati confermati nel resto del mondo, ora che il virus è presente in oltre 30 Paesi. In tale contesto, l’OMS ha affermato che l’epidemia non può ancora essere definita una pandemia, ma ha chiesto a tutti gli Stati di intensificare i preparativi per affrontare tale scenario, a seguito di nuovi decessi e contagi in Corea del Sud, Iran e Italia. “Per il momento, non stiamo assistendo alla diffusione globale non contenuta di questo coronavirus, e non stiamo assistendo a gravi malattie o morti su larga scala”, ha dichiarato il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ai giornalisti a Ginevra, il 24 febbraio. Questo ha aggiunto, tuttavia, che i Paesi dovrebbero “fare tutto il possibile per prepararsi a una potenziale pandemia”. “Quello che vediamo sono epidemie in diverse parti del mondo che colpiscono i Paesi in modi diversi e richiedono una risposta su misura”, ha affermato.

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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