Il Kashmir amministrato dal Pakistan chiede l’intervento militare di Islamabad

Pubblicato il 26 febbraio 2020 alle 19:20 in India Pakistan

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Il primo ministro della regione del Kashmir amministrata dal Pakistan ha chiesto a Islamabad di intervenire “militarmente” contro l’India e ha definito il premier indiano, Narendra Modi, un “Hitler del ventunesimo secolo”.

Raja Farooq Haider, primo ministro del Kashmir amministrato dal Pakistan, uno Stato semi-autonomo a maggioranza musulmana, ha rilasciato un’intervista ad Al-Jazeera, il 26 febbraio. Questa è stata resa nota nello stesso giorno dell’anniversario di una serie di attacchi aerei indiani sul suolo pakistano, avvenuti nel 2019. “Il governo del Pakistan deve compiere passi audaci”, ha affermato Haider. “Devono infliggere all’India un colpo importante nel Kashmir. Questa è la mia opinione ponderata”, ha poi aggiunto. Interrogato sul tipo di azione che stava chiedendo, il premier ha affermato che questa deve essere sia diplomatica sia militare e ha poi comunicato di aver già trasmesso la sua opinione al governo pakistano, guidato dal primo ministro, Imran Khan. “Se non hai forza militare, l’azione diplomatica non funziona”, ha aggiunto Haider. “Ho suggerito l’apertura di uffici diplomatici in diversi Paesi, in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Malesia, Indonesia, Iran e Turchia, nonché di stabilire ambasciate a Ginevra e nel quartier generale dell’UE a Bruxelles, e presso la sede delle Nazioni Unite a New York “, ha affermato. “Dobbiamo lavorare in questi Paesi per salvare le persone dai disegni fascisti dell’India. Modi è il nuovo Hitler del ventunesimo secolo”, ha poi dichiarato il primo ministro. 

Similmente, il 26 febbraio, il premier pakistano Khan ha criticato la polizia e le forze di sicurezza indiane per la gestione delle proteste e delle violenze settarie a Nuova Delhi, dove in 2 giorni sono morte 24  persone. “Oggi in India stiamo assistendo al dilagare dell’ideologia delle RSS di ispirazione nazista, che prende il controllo armato di uno Stato di oltre 1 miliardo di persone”, ha affermato Khan, riferendosi all’organizzazione di destra Rashtriya Swayamsevak Sangh, con la quale il partito al potere di Modi, il Bharatiya Janata Party, è alleato. Tale movimento, abbreviato in RSS, è un’organizzazione paramilitare volontaria della destra nazionalista indù, fondata il 27 settembre 1925. Nel 2014, contava un numero di affiliati pari a 5-6 milioni. “Ogni volta che un’ideologia razzista basata sull’odio prende il sopravvento, porta allo spargimento di sangue”, ha aggiunto il premier Khan. Infine, Haider ha dichiarato di diffidare delle ripetute offerte di mediazione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, per quanto riguarda la crisi in Kashmir. “Sono contrario alla mediazione americana perché sarà sempre a favore dell’India”, ha affermato. “Hanno interessi in India. In questi giorni hanno bisogno di noi a causa dell’Afghanistan, ma altrimenti quando mai si schiererebbero dalla nostra parte?”, ha aggiunto. 

I contrasti tra India e Pakistan in relazione al Kashmir vanno avanti ormai da decenni. Tale regione, a maggioranza musulmana, si trova a cavallo tra i due Paesi ed è suddivisa in 3 macro aree, oggetto di dispute territoriali. La zona di Jammu e Kashmir, nel centro Sud, è amministrata dall’India. L’Azad Kashmir e il Gilgit-Baltistan, nel Nord, sono sotto la giurisdizione del Pakistan. Infine, la zona Nord-orientale di Aksai Chin è sotto il controllo della Cina. Tale divisione amministrativa, tuttavia, non è riconosciuta formalmente, così che sia l’India, sia il Pakistan, continuano a rivendicare il controllo sulle aree amministrate dall’altro Paese. Queste tensioni hanno causato la guerra indo-pakistana del 1947, che ha portato alla suddivisione degli attuali confini. Da allora, il Pakistan controlla circa un terzo del Kashmir, mentre l’India ne controlla circa metà. Un ulteriore cambiamento è avvenuto nel 1972 alla fine della guerra per l’indipendenza del Bangladesh, precedentemente considerato Pakistan orientale. Nel 2019, le tensioni tra Pakistan e India riguardo al Kashmir sono nuovamente cresciute, a causa della minaccia terroristica, e hanno portato a nuovi sconvolgimenti nella regione. 

Il 26 febbraio 2019, l’aviazione di Nuova Delhi aveva comunicato di aver attaccato un campo di addestramento di un’organizzazione terroristica nota come Jaish-e-Muhammad (JeM). Il gruppo aveva rivendicato un attentato suicida avvenuto il 14 febbraio 2019, nella zona del Kashmir controllata dall’India. In tale attacco erano rimaste uccise 44 persone, tra poliziotti e civili. L’assalto era stato effettuato tramite un’autobomba e ha rappresentato il peggiore episodio di terrorismo degli ultimi decenni di ribellione in Kashmir, l’unico Stato a maggioranza musulmana in India. Il giorno successivo all’attacco indiano nella regione pakistana, Islamabad ha abbattuto 2 jet indiani, catturando un pilota. Ad aggravare la situazione, il 5 agosto 2019, il governo indiano ha abolito lo status speciale della parte indiana della regione, per ragioni di sicurezza legate proprio al terrorismo. A seguito della rimozione dell’autonomia, dopo giorni di coprifuoco e blocco di internet e delle comunicazioni, il Kashmir è stato colpito da un’ondata di proteste. Alcune di queste sono state caratterizzate dal lancio di pietre contro i militari. Il gruppo per la tutela dei diritti umani, Amnesty International, ha affermato che la situazione in Kashmir è “senza precedenti” nella recente storia della regione. Secondo l’organizzazione le detenzioni e la repressione del dissenso hanno contribuito a “diffondere paura e alienazione” nella regione. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

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