Iraq: 3 morti e 60 feriti a Baghdad

Pubblicato il 26 febbraio 2020 alle 17:28 in Iraq Medio Oriente

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La capitale irachena Baghdad è stata nuovamente testimone di scontri tra gruppi di manifestanti e forze dell’ordine, che hanno causato 3 morti e circa 60 feriti in 24 ore.

Secondo quanto riporta il quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, sulla base di fonti mediche e di sicurezza locali, gli ultimi scontri si sono verificati tra la sera del 25 febbraio e la mattina del 26, in alcuni luoghi chiave della capitale che, sin dal primo ottobre scorso, hanno visto la popolazione irachena protestare contro governo e corruzione. Tra le ultime vittime vi è altresì uno studente universitario di 19 anni, mentre il bilancio dei feriti include anche 22 membri delle forze dell’ordine.

L’Alto Commissariato per i Diritti Umani iracheno ha confermato il bilancio delle vittime, dichiarando che queste sono state provocate dai gas lacrimogeni e dai proiettili lanciati dalle forze dell’ordine. Non da ultimo, è stato riportato, è stato dato fuoco agli accampamenti dei manifestanti di piazza Saadun e piazza al-Khalani. Le fonti mediche hanno poi aggiunto che alcuni feriti versano attualmente in gravi condizioni e che, pertanto, il numero dei morti potrebbe aumentare nelle prossime ore. L’ondata di mobilitazione popolare ha continuato ad interessare anche altre città meridionali, tra cui Bassora, Kerbala, Najaf e Dhi Qar. In ciascuna piazza i manifestanti si sono detti in attesa del futuro governo, il cui voto di fiducia è previsto per il 27 febbraio, ma altresì determinati a dare vita ad una escalation nel caso in cui le proprie richieste non vengano soddisfatte.

Il popolo iracheno continua a contrastare il premier designato, Mohammed Tawfiq Alawi, che, il 19 febbraio, ha annunciato di aver preparato la squadra del futuro governo di Baghdad, oltre a contestare la procrastinazione nell’attuazione delle riforme promesse e a richiedere la fine di un sistema di quote settarie nell’amministrazione dello Stato. Allo stesso tempo, i manifestanti chiedono che i responsabili di rapimenti, arresti e azioni di repressione contro gli attivisti, verificatisi nelle piazze irachene nel corso degli ultimi mesi, vengano portati davanti alla giustizia.

In tale quadro, Alawi ha affermato che il Parlamento iracheno è chiamato a votare per la prima volta la fiducia di un governo definito “indipendente”, ovvero lontano da schieramenti politici, e formato da candidati “esperti e imparziali”. Il nuovo esecutivo, a detta del premier designato, darà vita ad una nuova pagina della storia dell’Iraq e renderà il Paese ancora più forte e libero, oltre a conferirgli prestigio e a ridare ai propri cittadini i loro diritti. Tuttavia, diverse sono le divergenze nate durante i colloqui e le consultazioni svoltesi fino alla mattina del 26 febbraio, alla luce delle contestazioni da parte dei partiti curdi e sunniti, che temono di non essere rappresentati nel futuro esecutivo.

I manifestanti iracheni sono scesi in piazza dal primo ottobre scorso proprio per richiedere le dimissioni del governo, del Parlamento e del capo di Stato, così come elezioni anticipate sotto l’egida delle Nazioni Unite, una nuova legge elettorale e l’istituzione di un tribunale speciale per i casi di corruzione, che porti davanti alla giustizia responsabili e imputati dal 2003 ad oggi, sul modello del tribunale del precedente regime. Il popolo ha da sempre evidenziato, oltre al malfunzionamento di governo e servizi, anche la disoccupazione, in particolare giovanile. Dopo circa due settimane di pausa, le proteste sono riprese il 25 ottobre scorso e da allora non si sono più placate. In tale quadro, spinto dalle rivolte popolari, l’ex primo ministro, Adel Abdul Mahdi, il 30 novembre 2019, si è dimesso. A partire da tale data, è stato costituito un governo “custode”, ovvero ad interim, e avviato consultazioni che, il primo febbraio scorso, hanno portato alla nomina di Alawi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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