India: la più letale giornata di violenze nella capitale

Pubblicato il 26 febbraio 2020 alle 12:24 in Asia India

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Gli scontri tra induisti e musulmani del 25 febbraio hanno causato la morte di 20 persone, il bilancio più grave degli ultimi decenni. La polizia è stata accusata di aver ignorato le violenze contro luoghi di culto e proprietà degli islamici.  

Una serie di proteste sono scoppiate a partire dal 24 febbraio. Le manifestazioni erano organizzate dalla popolazione musulmana e da alcuni simpatizzanti che volevano scendere in strada per mostrare dissenso contro una nuova legge approvata dal il Parlamento di Nuova Delhi, l’11 dicembre 2019. Si tratta del cosiddetto “Citizenship Amendment Bill” (CAB), che garantisce la cittadinanza agli immigrati irregolari di numerose minoranze, escludendo però i musulmani. Tale ondata di regolarizzazioni rischia di alterare fortemente gli equilibri del Paese, sopratutto nel Nord, maggiormente interessato dalle migrazioni. Il CAB garantisce la cittadinanza alle “minoranze perseguitate” di Pakistan, Bangladesh e Afghanistan. Già le proteste del 24 febbraio a Nuova Delhi avevano causato scontri. Il 25 febbraio, è arrivata una forte risposta da parte della popolazione induista della regione, che non approva le proteste dei musulmani. 

Un gruppo di persone ha quindi appiccato il fuoco ad una moschea, alcuni di questi avrebbero urlato “Jai Shri Ram”, che si traduce con “Viva Lord Ram”, mentre l’edificio, situato nella zona di Ashok Nagar, veniva preso dalle fiamme. I filmati condivisi sui social media mostravano persone che si arrampicano in cima al minareto della moschea e tentavano di piantare una bandiera zafferano, il colore che rappresenta gli induisti. I media locali hanno riferito che anche i negozi della zona sono stati presi di mira dalla folla. Lo stesso giorno, altre violenze sono state segnalate in aree a maggioranza musulmana come Karawal Nagar, Maujpur, Bhajanpura, Vijay Park e Yamuna Vihar. Il Primo Ministro dello Stato di Delhi, Arvind Kejriwal, ha fatto appello ai residenti affinché mantengano la calma e la pace, a seguito di una riunione urgente dei suoi neoeletti consiglieri. Le violenze si sono verificate mentre il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si trova in India per una visita ufficiale di 2 giorni. 

Sunil Kumar, direttore medico dell’ospedale Guru Teg Bahadur, dove sono stati portati i feriti, ha dichiarato, il 26 febbraio, in una conferenza stampa, che 20 persone sono morte nelle violenze del giorno precedente, incluso un poliziotto. Un altro funzionario dell’ospedale, Rajesh Kalra, ha aggiunto che 31 persone, tra cui 10 che erano state gravemente ferite, sono arrivate nella sola giornata del 25 febbraio. “Da ieri, abbiamo chiesto alla polizia di imporre il coprifuoco e inviare rinforzi”, ha affermato Saurabh Sharma, una studentessa che aveva accompagnato un amico ferito in ospedale. Anil Mittal, un alto ufficiale di polizia, ha riferito che circa 150 persone sono state ferite nei due giorni di violenze. “Alcune delle persone riportavano ferite da arma da fuoco”, ha dichiarato Rajesh Kalra, sovrintendente medico all’ospedale Guru Teg Bahadur. Tali eventi arrivano a seguito di due episodi di violenza contro i manifestanti musulmani. 

A Nuova Delhi, un uomo aveva aperto il fuoco su una protesta contro una la legge sulla cittadinanza indiana. I video girati durante l’arresto dell’aggressore, identificato dalla polizia come Kapil Gujjar, mostrano l’uomo che urla: “Solo gli indù vinceranno in questo Paese. Questo Paese è nostro”. La polizia ha riferito che Gujjar ha aperto il fuoco sulla folla, ma è stato immediatamente sopraffatto dalle forze dell’ordine. Tale episodio arrivava 2 giorni dopo una violenza dello stesso tipo. Il 30 gennaio, un ragazzo di 17 anni ha sparato contro i manifestanti che stavano protestando nei pressi dell’università Jamia Millia Islamia, a Nuova Delhi, ferendo 1 studente. L’aggressore ha fatto una diretta su Facebook prima di compiere il gesto. Testimoni oculari hanno riferito che l’aggressore ha urlato “Yeh lo azaadi”, che si traduce con “Ecco la vostra libertà” contro i manifestanti, prima di aprire il fuoco contro di loro. 

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Maria Grazia Rutigliano  

 

di Redazione

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