Allarme coronavirus: negato lo sbarco ai Caraibi ad una nave da crociera italiana

Pubblicato il 26 febbraio 2020 alle 19:32 in America centrale e Caraibi Italia

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Una nave da crociera italiana, la MSC Meraviglia, non è stata autorizzata ad attraccare in un porto della Giamaica e in uno delle Isole Cayman, per timori legati all’epidemia di coronavirus. 

La nave è arrivata a Miami Ocho Rios, in Giamaica, la mattina del 25 febbraio. Come da procedure, il comando della nave ha segnalato la presenza di un caso di influenza a bordo. Le autorità giamaicane, preoccupate che l’uomo potesse avere il coronavirus, hanno negato l’autorizzazione allo sbarco. La nave è rimasta ferma per 4 ore e ha poi lasciato Ocho Rios per il successivo porto di scalo. Nella mattinata del 26 febbraio, avrebbe dovuto attraccare a Georgetown, ma il Ministero della Sanità Pubblica delle Cayman ha negato l’autorizzazione, la sera del 25 febbraio. L’imbarcazione conta oltre 4.500 passeggeri e 1.600 membri dell’equipaggio. 

“In un’abbondanza di cautela, al fine di garantire la protezione della salute e della sicurezza dei residenti delle Isole Cayman, il governo ha negato il permesso di sbarco alla nave da crociera”, ha riferito in una nota Dwayne Seymour, ministro della Sanità delle Isole Cayman. Tuttavia, i passeggeri sono stati particolarmente turbati da tali avvenimenti. “Spero che questo viaggio non peggiori”, ha affermato Philip Emerson, un passeggero britannico a bordo della nave. Il 25 febbraio, la MSC ha rilasciato una dichiarazione in cui affermava che il membro dell’equipaggio e tutti i passeggeri della nave hanno superato le visite sanitarie obbligatorie a Miami, prima di iniziare la crociera, il 23 febbraio. “Il membro dell’equipaggio aveva viaggiato a Miami da Manila, passando per Istanbul”, ha aggiunto la MSC. “Ha sviluppato sintomi di influenza comune e si è rivelato positivo all’influenza di tipo A dopo aver visitato il centro medico 24/7 della nave mentre era già a bordo. Non ha altri sintomi”, si legge nella nota. 

Il Ministero della Salute di Kingston, tuttavia, è rimasto fermo sulla sua decisione, dichiarando di stare agendo per il bene del proprio Paese. “Il membro dell’equipaggio aveva tosse, febbre e dolori muscolari associati a storie di transito in un Paese interessato dal Covid-19”, ha riferito il Ministero Nazionale della Sanità di Kingston in una nota. In un recente episodio, 3.700 persone sono rimaste ormeggiate al largo del Giappone sulla Diamond Princess, una nave da crociera dove erano stati confermati casi di infezione da coronavirus. Trasferiti gli infetti in Giappone, tutti gli altri passeggeri sono stati sottoposti a test e trattenuti in quarantena, per almeno 2 settimane sulla nave. Gay Courter, un romanziere americano di 75 anni a bordo, aveva fatto appello al governo degli Stati Uniti affinché prelevasse almeno i propri cittadini. A Hong Kong, un’altra nave da crociera con 3.600 passeggeri e l’equipaggio è stata in quarantena, dopo la scoperta di tre persone infette dal coronavirus a bordo. Numerosi Paesi hanno poi vietato l’attracco di navi da crociera internazionali.

Secondo quanto riporta il New York Times, l’epidemia di coronavirus era già una vera e propria crisi, che aveva colpito decine di persone in Cina e probabilmente anche all’estero, quando l’allerta è stata diffusa da Pechino. Il quotidiano statunitense sostiene che i funzionari locali potrebbero aver minimizzato i primi segnali o semplicemente non erano coordinati abbastanza per comprendere la portata del problema. In tale contesto, la burocrazia rigidamente gerarchica della Cina avrebbe scoraggiato i funzionari dal riferire cattive notizie ai propri superiori, creando una catena di silenzio che ha reso difficile comprendere l’entità della crisi. Il coronavirus, secondo gli analisti del quotidiano, starebbe quindi mettendo in luce alcuni dei più profondi difetti e contraddizioni della governance cinese.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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