Afghanistan: nuovi morti nel quinto giorno di riduzione delle violenze

Pubblicato il 26 febbraio 2020 alle 18:08 in Afghanistan Asia

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Nonostante l’accordo per la riduzione delle violenze con gli Stati Uniti, alcuni gruppi di talebani hanno causato la morte di 4 civili e 1 membro delle forze di sicurezza in 5 province, il 26 febbraio. A Kabul, un ordigno artigianale ferisce 9 persone. 

Secondo quanto riferito dal governo afghano, 19 agenti della forza di sicurezza e 4 civili sono stati uccisi dagli attacchi del gruppo militante islamista a partire dal 21 febbraio, data concordate per l’inizio della riduzione delle violenze in Afghanistan. I feriti ammontano ad almeno 35. Il 26 febbraio, il portavoce del Ministero degli Interni di Kabul, Nasrat Rahimi, ha dichiarato: “Oggi i talebani hanno lanciato alcuni attacchi nelle province di Logar, Ghazni, Zabul, Kandahar e Laghman. Questi hanno provocato la morte di almeno 4 civili e 1 membro delle forze di sicurezza. Altri 4 sono rimasti feriti”. 

Nel frattempo, a Kabul, almeno 9 civili, tra cui una donna, sono stati feriti quando un ordigno artigianale, collocato su una motocicletta, è esploso. I talebani hanno dichiarato di non avere niente a che fare con l’accaduto e hanno affermato che “l’intelligence sta cercando di creare sfiducia”. Inoltre, nella provincia meridionale di Maidan Wardak, è stato fatto saltare in aria un ponte che collegava il distretto di Nirkh a Maidan Shahr. “Gli individui che si nascondo dietro l’esplosione sono stati identificati, ma non vogliamo condurre operazioni a causa della riduzione delle violenze”, ha dichiarato Muzaffaruddin Yameen, governatore di Maidan Wardak, senza fornire ulteriori dettagli. 

Già il 25 febbraio, il Ministero degli Interni afghano aveva comunicato che altri 5 membri delle forze di sicurezza sono stati uccisi durante attacchi separati. “I talebani hanno lanciato 3 assalti nelle province di Ghazni, Farah e Zabul. In uno di questi, i talebani hanno preso di mira una carovana di rifornimenti, e gli altri 2 assalti hanno previsto il lancio di esplosivi che hanno provocato la morte di 5 membri delle forze di sicurezza e il ferimento di altri 10″, ha dichiarato Nasrat Rahimi. Tuttavia, i talebani non hanno rivendicato nessuno di questi attacchi. Non solo, i rappresentanti del gruppo militante islamista hanno affermato di star monitorando l’andamento del periodo della riduzione di violenze. Secondo il gruppo, finora nessun incidente significativo è stato segnalato.

Non è la prima volta che si verificano situazioni simili in Afghanistan. Durante uno dei più recenti round di negoziati, iniziato il 7 dicembre 2019, i rappresentanti USA e i media afghani riferivano di notevoli progressi diplomatici, tuttavia, le violenze nel Paese non accennavano a fermarsi. La situazione si prolungò fino all’11 dicembre 2019, quando si verificò un attacco contro una struttura medica situata nei pressi della base militare degli Stati Uniti a Bagram, che ha causato la morte di 2 civili ed il ferimento di altri 73. Tale evento mise fine al round di negoziazioni. Successivamente, a partire dal 20 gennaio 2020, è stato intrapreso un ulteriore ciclo di colloqui tra l’inviato statunitense e il capo negoziatore dei talebani, il Mullah Abdul Ghani Baradar.

A seguito di un mese di negoziazioni, il 21 febbraio, il Segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, aveva confermato che una volta concluso con successo un periodo di tregua, gli Stati Uniti avevano intenzione di firmare un accordo di pace con i talebani, il 29 febbraio. Anche il portavoce del gruppo di militanti islamisti afghani, Zabihullah Mujahid, da parte sua, aveva confermato la dichiarazione di Pompeo e aveva aggiunto che entrambe le parti avrebbero invitato rappresentanti di alto livello a prendere parte alla “cerimonia della firma” dell’accordo di pace. A seguito della sottoscrizione dell’intesa con Washington, dovrebbero essere avviati i colloqui intra-afgani e le truppe degli USA lasceranno il Paese. Al momento, gli Stati Uniti non hanno commentato l’andamento della riduzione delle violenze e non risulta, quindi, chiaro se l’accordo rimane possibile oppure no. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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