Ungheria e Polonia aumentano la cooperazione in materia di Difesa

Pubblicato il 25 febbraio 2020 alle 11:40 in Polonia Ungheria

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I ministri della Difesa di Polonia, Mariusz Blaszczak, e Ungheria, Tibor Benko, si sono incontrati per discutere della partnership strategica bilaterale nel contesto della NATO e dell’UE, di cui entrambi i Paesi sono membri.

È quanto rivelato dal sito di informazione polacco in inglese, PolandIn, il quale ha altresì aggiunto che a seguito del vertice bilaterale, il ministro della Difesa della Polonia ha dichiarato di ritenere che il livello di cooperazione raggiunto tra i due Paesi in entrambi i consessi, la NATO e l’UE, sia per entrambe un fattore promotore di sicurezza.

Nello specifico, seppur centenarie, le relazioni tra Polonia e Ungheria sono state definite da Blaszczak “molto molto intense” e, a conferma di ciò, il ministro di Varsavia ha annunciato la firma, insieme al suo omologo ungherese, di un accordo di cooperazione tra le Forze speciali di entrambi i Paesi.

Da parte sua, come riportato dal sito di informazione ungherese, Hungary Today, Benko ha ribadito che l’Ungheria ha un forte interesse affinchè la Polonia dia priorità al gruppo dei Paesi Visegrad in qualità di forum di cooperazione. I Paesi Visegrad sono quattro: Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia.

In aggiunta, al centro della discussione tra i due omologhi vi è stato anche l’ncremento della cooperazione in materia di formazione, addestramento, esercitazioni militari e immigrazione.

Nello specifico, per quanto riguarda l’ultimo tema, Benko ha dichiarato che la gestione del fenomeno migratorio e la prevenzione del terrorismo sono interconnessi e procedono di pari passo e che, per tale ragione, sono temi prioritari per la sicurezza dell’Ungheria.

A seguito del vertice bilaterale, Benko e Blaszczak si sono recati a Skierniewice, nell’area centrale della Polonia, luogo noto per essere stato, nel 1920, il punto di consegna delle munizioni ungheresi, inviate alle Forze armate polacche in qualità di aiuti nel conflitto con l’Unione Sovietica.

A tale riguardo, ricordando l’aiuto ricevuto dall’Ungheria, Blaszczak ha dichiarato che senza il supporto degli ungheresi, le Forze polacche non sarebbero stati in grado di resistere all’avanzata dell’Armata Rossa.

Oltre ai loro legami in materia di Difesa, i due Paesi condividono un ulteriore elemento, secondo quanto sottolineato da una ricercatrice del Center for European Reform di Bruxelles, Agata Gostynska-Jakubowska, ovvero le preoccupazioni sollevate in materia di stato di diritto. Entrambi i Paesi sono guidati da leader populisti, i cui governi cercano di interferire con il sistema giudiziario o di esercitare il controllo sulle istituzioni, inclusi i media.

Più nel dettaglio, per quel che riguarda la Polonia, l’Unione Europea ha più volte espresso la propria preoccupazione in merito alla riforma che tenta di consentire il controllo dell’esecutivo sul giudiziario. La controversa riforma giudiziaria era stata già approvata dalla Camera dei deputati del Paese dell’Est Europa, dove il partito di governo, Diritto e Giustizia, detiene la maggioranza assoluta, lo scorso 23 dicembre. In seguito al voto, la legge era passata al Senato, dove il partito di governo si trova in minoranza. Tuttavia, il Senato polacco non ha il potere di respingere la legge, ma solo di ritardarla, potendola inviare nuovamente alla Camera bassa. In linea con ciò, il Senato ha emendato la legge, rinviandola alla Camera, la quale ha però respinto gli emendamenti e la ha inviata alla firma del presidente.

La riforma  è finalizzata ad ostacolare i giudici dal mettere in dubbio l’indipendenza dei loro colleghi nominati dal Consiglio Nazionale della Giustizia, il quale è a sua volta nominato dalla Camera dei Deputati, dove il partito di governo detiene la maggioranza. In aggiunta, secondo quanto si apprende, la riforma consentirebbe alle autorità di sanzionare i giudici che criticano i provvedimenti adottati dal governo nei confronti del potere giudiziario. Infine, sarà anche possibile sanzionare i giudici impegnati in politica, senza però specificare il tipo di attività sanzionabile. Il controllo sui giudici, stando a quanto si apprende, coinvolgerebbe anche i canali di comunicazione digitale, dal momento che la riforma costringe i giudici a dichiarare i nomi delle associazioni di cui fanno parte e tutti i nickname utilizzati nei vari social network. Come provvedimenti disciplinari in caso di dissidenza, ai giudici può essere rimosso il diritto di esercitare la propria professione, o imposto il trasferimento o il pagamento di sanzioni economiche.

Il potere giudiziario della Polonia è stato ripetutamente al centro delle misure adottate dall’attuale partito di governo, il quale si trova attualmente al suo secondo mandato. Negli ultimi quattro anni, il partito di governo ha assunto il controllo della Corte costituzionale, della magistratura e dell’organo incaricato della nomina dei giudici. Già in occasione del suo precedente mandato, inoltre, il governo aveva tentato di assumere il controllo della Corte Suprema, ma tale tentativo era stato ostacolato dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

Focalizzandosi invece sull’Ungheria, il partito di Orban, Fidesz, aveva ricevuto, il 4 febbraio, il prolungamento della propria sospensione dal Partito Popolare Europeo (PPE), il quale raccoglie i principali movimenti politici di destra. A causare tale sospensione erano state le politiche adottate dal governo ungherese, considerate in grado di minare lo stato di diritto, la libertà di stampa e i diritti delle minoranze. Il premier ha sempre respinto tali accuse.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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