Tregua nella Striscia di Gaza dopo una violenta escalation

Pubblicato il 25 febbraio 2020 alle 9:02 in Israele Palestina

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Dopo una violenta escalation nella Striscia di Gaza, poco prima di mezzanotte del 25 febbraio, Israele e i gruppi di resistenza palestinese hanno annunciato un cessate il fuoco.

La notizia giunge dopo ore di attacchi reciproci, per mezzo di razzi e missili, che hanno interessato la zona sin da domenica 23 febbraio e che hanno visto protagonisti Israele e i gruppi di resistenza palestinese, tra cui le Brigate al-Quds, il braccio armato del Movimento per il Jihad Islamico in Palestina. Secondo quanto riferito da al-Jazeera, la tregua è stata raggiunta anche grazie alla mediazione delle Nazioni Unite e altri attori regionali, tra cui l’Egitto, impegnati in intensi contatti con entrambe le parti. Il quotidiano arabo ha poi riportato che il cessate il fuoco giunge dopo che 12 palestinesi sono rimasti feriti dalla sera del 23 febbraio, di cui 8 il giorno successivo, il 24 febbraio, a seguito di missili lanciati dall’esercito israeliano. A confermarlo, anche il Ministero della Salute di Gaza.

L’escalation ha avuto inizio quando attacchi aerei israeliani sono stati condotti, nella notte di domenica 23 febbraio, contro alcune postazioni del Jihad Islamico palestinese situate in Siria, nei pressi di Damasco, causando l’uccisione di due militanti palestinesi. Dal canto loro, le Brigate al-Quds hanno risposto lanciando missili e proiettili contro città israeliane. A detta di Israele, sono stati circa 50 i missili lanciati contro i propri territori, ma per il 90% sono stati intercettati. Un portavoce dell’esercito israeliano ha aggiunto che il numero di missili lanciati ammontava a 80. Nel corso del 24 febbraio, poi, anche l’esercito israeliano ha continuato a lanciare attacchi contro siti e postazioni del Jihad Islamico a Gaza, dopo che il primo ministro, Benjamin Netanyahu, si era detto determinato a continuare l’offensiva fino al raggiungimento di una tregua. Tra i luoghi colpiti, vi sono Khan Yunis, nel Sud della Striscia, utilizzato per l’addestramento e lo stoccaggio di armi, e il campo profughi di Al-Bureij, nel centro di Gaza.

Da parte sua, il Movimento di resistenza islamica Hamas ha affermato che se Israele intensificherà la propria offensiva contro la Striscia di Gaza, dovrà affrontare una resistenza mai vista prima, nel quadro di una strategia “unificata” che vede l’unione dei diversi gruppi. Ciò perché il “sangue palestinese rappresenta una red line da non poter attraversare” e il “nemico sionista” dovrà pagare il prezzo per i crimini e le violazioni commessi. “Non siamo dilettanti, ma resistiamo e lottiamo in difesa del nostro popolo, per la sua libertà, per preservare la sua dignità e per porre fine all’occupazione” sono state le parole del portavoce di Hamas, Fawzi Barhum.

Sin dal 2011, Israele ha condotto centinaia di attacchi aerei in Siria, prendendo di mira i suoi principali nemici nella regione mediorientale, ovvero l’Iran, i gruppi palestinesi e l’organizzazione paramilitare libanese Hezbollah, considerati un pericolo per l’integrità dei propri confini territoriali. A tal proposito, Israele si è detto determinato a frenare la crescita della forza militare dell’Iran in Siria, contro cui sarebbe suo diritto continuare a combattere come forma di auto-difesa. In particolare, Teheran starebbe cercando di creare una propria base militare permanente. Gli attacchi aerei israeliani rappresenterebbero altresì un tentativo di colpire i depositi di armi appartenenti ad Hezbollah.

Il Movimento per il Jihad Islamico è il secondo gruppo più influente a Gaza ed è appoggiato da uno dei principali nemici di Israele, l’Iran. Le Brigate al-Quds, l’ala militare, chiamate in arabo “Saraya al-Quds”, sono attive soprattutto in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, dove contrastano la presenza militare di Israele attraverso operazioni terroristiche. Il fine ultimo delle Brigate è la creazione di uno Stato Islamico e l’insediamento dei palestinesi in una patria legittima. Tuttavia, il gruppo spesso si è detto contrario alla propria partecipazione ai processi di pace e ai negoziati tra le parti coinvolte.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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