Tensioni Turchia-Russia sulla Siria: possibile chiusura dello Stretto del Bosforo

Pubblicato il 25 febbraio 2020 alle 17:02 in Russia Turchia

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La Turchia sta valutando la chiusura dello Stretto del Bosforo alle navi da guerra russe, al fine di impedire a Mosca di rifornire l’esercito del presidente siriano, Bashar Al-Assad.

La notizia è stata riferita il 24 febbraio dal Middle East Monitor, che cita il quotidiano russo, Novaya Gazeta. Il possibile blocco delle navi da guerra russe fermerebbe la fornitura su larga scala di armamenti bellici verso Damasco, in un momento di particolare tensione in Siria, sopratutto nella provincia siriana settentrionale di Idlib, al confine con la Turchia. Tale decisione potrebbe consentire all’esercito turco, e alle forze di opposizione che Ankara sostiene in Siria, di guadagnare tempo per ridistribuire e organizzare i rinforzi nel Nord-Ovest del Paese. Inoltre, tale mossa potrebbe ostacolare il funzionamento delle basi militari russe a Khmeimim e Tartus, sulla costa della Siria occidentale. Un’ulteriore limitazione, suggerita da un esperto del settore russo, potrebbe essere la chiusura dello spazio aereo turco agli aerei da guerra russi. A tale proposito, il Middle East Monitor, il 22 febbraio, aveva già rivelato che la Turchia aveva impedito a 4 aerei militari russi di entrare in Siria, al fine di fermare i rifornimenti per i veicoli militari, carri armati, lanciatori di missili e altra artiglieria pesante. Il quotidiano ritiene, inoltre, che il convoglio aereo russo trasportasse anche esplosivi. 

Queste notizie sottolineano il clima di tensione tra Mosca e Ankara in relazione alla situazione in Siria. Il 18 febbraio, la Turchia aveva avvertito la Russia che avrebbe preso tutte le misure che riteneva necessarie se il regime siriano non si fosse ritirato ad Idlib oltre il precedente confine, stabilito dall’accordo di Sochi del 17 settembre 2018. Un portavoce turco ha sottolineato che Mosca è stata “chiaramente” informata sulla posizione di Erdogan nella regione. Tale scambio di vedute è avvenuto durante i colloqui russo-turchi sulla Siria del 17 e 18 febbraio. In tali incontri, il fine che le due parti avevano dichiarato di voler perseguire era quello di evitare un’ulteriore catastrofe umanitaria in Siria, che vive una terribile guerra civile dal 2011. Pertanto, i rappresentanti di Ankara e Mosca avevano discusso delle misure che potrebbero essere adottate per attuare pienamente gli accordi già conclusi su Idlib nei colloqui di Sochi e per prevenire le violazioni del cessate il fuoco. Tuttavia, durante il secondo giorno di colloqui, la Turchia ha ribadito di essere pronta ad una soluzione militare della situazione. 

Nella regione di Idlib, situata al confine con la Turchia, le forze di Ankara controllano 12 postazioni di osservazione, a seguito dell’accordo di Sochi, con cui è stata istituita la cosiddetta zona di “de-escalation”, un’area smilitarizzata volta a favorire il passaggio e l’accoglienza dei civili siriani. Tuttavia, il governo Assad si è detto pronto a riportare tutto il territorio siriano sotto il suo controllo, compresa Idlib, nonostante la presenza di forze straniere. Il numero di sfollati che da tutta la Siria si è concentrato nella città di Idlib e nelle aree limitrofe ha raggiunto quasi i 2 milioni. Molti altri siriani sono scappati, invece, in Turchia, che ospita già oltre 3,6 milioni di rifugiati. Ankara teme che se Assad completasse la sua offensiva, molti altri residenti di Idlib finirebbero per scappare oltre il confine, verso il territorio turco, causando un’ondata di profughi impossibile da gestire per il governo di Erdogan. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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