Libia: in attesa di nuove negoziazioni, Erdogan conferma la morte di due soldati turchi

Pubblicato il 25 febbraio 2020 alle 12:40 in Libia Turchia

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Le Nazioni Unite hanno annunciato che il dialogo tra le parti libiche riprenderà a Ginevra il 26 febbraio. Nel frattempo, 5 civili sono stati feriti a Tripoli a seguito di bombardamenti, e il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, ha riferito della morte di 2 soldati turchi.

Secondo quanto riportato da al-Jazeera, un portavoce ufficiale della Missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia ha dichiarato che il dialogo a livello politico tra le parti coinvolte in Libia riprenderà, come previsto, il 26 febbraio. A tal proposito, è stato affermato che la Missione ha già avuto contatti con i diversi attori per elaborare un piano di accordo volto a cessare il fuoco in Libia in modo permanente e a favorire il ritorno dei civili in condizioni di sicurezza. Questo potrà avvenire grazie a un meccanismo di monitoraggio congiunto guidato e supervisionato dalla Missione delle Nazioni Unite e dalla Commissione militare congiunta 5 + 5. L’accordo, è stato specificato, dovrà però prima passare per ulteriori consultazioni.

Tuttavia, l’Alto Consiglio di Stato libico (HCS) di Tripoli ha chiesto che l’incontro venga rinviato, a causa della mancanza di progressi nei colloqui a livello militare, svoltisi dal 18 febbraio scorso tra ripetute interruzioni. A tal proposito, il portavoce del Consiglio, Khaled Al-Mashri, ha affermato che non è possibile sedersi al tavolo dei negoziati in un quadro in cui si continua ad assistere a bombardamenti e civili in fuga. Pertanto, a detta di fonti diplomatiche, sei deputati del Parlamento di Tripoli non parteciperanno ai colloqui fino a quando non verranno frenate le operazioni di aggressione contro la capitale Tripoli, garantendo un cessate il fuoco ed il ritorno degli sfollati nelle proprie abitazioni.

In tale quadro, il Parlamento libico ha individuato 12 condizioni per la sua partecipazione al dialogo politico a Ginevra.  Tra queste, lo smantellamento di gruppi terroristici, di milizie armate e di bande che controllano la capitale, raggruppando armi e combattenti per l’Esercito Nazionale Libico (LNA), con a capo il generale Khalifa Haftar. Altra condizione è la formazione di un Consiglio presidenziale composto da un presidente e due deputati di ciascuna delle tre regioni e di un governo di unità nazionale con un primo ministro e due deputati delle tre regioni, che dovrà essere approvato dalla Camera dei Rappresentanti. Inoltre, dovranno essere indette elezioni parlamentari e presidenziali entro un determinato periodo dalla data in cui al governo di unità nazionale riceverà la fiducia. In tale quadro, a detta del Parlamento, le forze dell’esercito tripolino sono state esortate a proteggere i confini e gli obiettivi vitali, oltre a stabilire sicurezza e ordine.

In tale quadro, il 25 febbraio, una fonte ufficiale presso il Ministero della Sanità del governo tripolino, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), ha dichiarato che 5 civili sono stati feriti a seguito di bombardamenti contro l’area di Abu Salim, nei pressi degli assi di combattimento nel Sud di Tripoli, dove sono giunti missili provenienti dalle postazioni delle forze di Haftar.

Sempre il 25 febbraio, Erdogan, nel corso di una conferenza stampa, ha annunciato che 2 soldati turchi sono stati uccisi nel corso dei combattimenti in Libia, dopo che il 21 febbraio il presidente ha altresì ammesso che un gruppo di combattenti siriani filoturchi sono stati inviati in Libia per combattere a fianco delle truppe di Ankara. Come riportato dal corrispondente di al-Jazeera in Turchia, Omar Khashram, è la prima volta che Erdogan ha parlato in modo specifico di forze turche morte in Libia. In precedenza, la Turchia aveva semplicemente parlato di attività di coordinamento tra il Paese ed il governo di Tripoli.

Circa la presenza di combattenti siriani filoturchi, Erdogan ha affermato che questi lavorano sotto la guida e la supervisione di Ankara e dei propri consiglieri. Questi soldati, ha poi dichiarato il presidente turco, sono orgogliosi della loro partecipazione a questa “missione umanitaria”, insieme alla Turchia, volta a contrastare le forze di Haftar, una figura illegittima che riceve sostegno dal governo di Abu Dhabi, soldati dal Sudan e circa 2500 mercenari dalla compagnia russa Wagner. Inoltre, coloro che provengono dall’Esercito Nazionale Siriano hanno un obiettivo comune con i combattenti e ribelli siriani che si oppongono al regime del presidente siriano, Bashar al-Assad.

I militanti filoturchi provengono dalle divisioni di Sultan Murad, un gruppo armato di ribelli attivo nella guerra civile siriana, supportato dalla Turchia e allineato con l’opposizione siriana, di Suleyman Shah e di al-Mu’tasim, una fazione affiliata all’Esercito Siriano Libero, una forza armata che mira a rovesciare il presidente Assad. Ankara, secondo quanto riferito dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, garantisce a questi mercenari passaporto turco, incentivi e uno stipendio mensile pari a circa 2.000 dollari. Il portavoce dell’LNA, Ahmed Al-Mismari, aveva precedentemente riferito, il 3 febbraio, che la Turchia aveva inviato circa 6.000 combattenti siriani in Libia, trasferendo circa 1500 membri dal Fronte Al-Nusra. Inoltre, il portavoce aveva affermato che il governo tripolino aveva concesso 1 milione di dollari a ciascun leader dei gruppi siriani presenti in Libia.

Circa l’impegno della Turchia in Libia, il 25 dicembre 2019, Erdogan aveva annunciato che avrebbe supportato militarmente le operazioni del governo di Tripoli, contro l’esercito del generale Haftar. Tale affermazione faceva seguito ai memorandum di intesa firmati il 27 novembre dello stesso anno dal capo di Stato turco e dal presidente del Consiglio presidenziale di Tripoli, nonché premier, Fayez al-Sarraj, volti ad intensificare la cooperazione tra Libia e Turchia in materia di sicurezza, e a regolare le attività marittime nella contesa area del Mediterraneo orientale. Alla luce di ciò, il governo di Tripoli ha inviato una richiesta formale di sostegno militare “aereo, terrestre e marittimo” alla Turchia il 26 dicembre, a cui ha fatto seguito la risposta del Parlamento turco, del 2 gennaio, il quale ha approvato un decreto con cui Erdogan sarebbe stato autorizzato ad inviare truppe in Libia. Da allora, aiuti militari, rinforzi e consiglieri turchi si sono diretti a Tripoli.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato dal primo ministro e capo del Consiglio presidenziale, Fayez al-Sarraj, riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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