La Mauritania e la strategia “vincente” contro i terroristi del Sahel

Pubblicato il 25 febbraio 2020 alle 11:16 in Africa Mauritania

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La Mauritania assume oggi, martedì 25 febbraio, la presidenza a rotazione del G5 Sahel, una missione regionale antiterrorismo che coordina le operazioni di 5 Paesi dell’Africa occidentale. “La Mauritania è stata già in grado di affrontare il terrorismo nel passato. Ci aspettiamo molto dalla sua presidenza”, ha dichiarato una fonte francese citata dal quotidiano Africanews. La task-force G5 Sahel, che conta 5,000 ufficiali, tra soldati, poliziotti e agenti speciali provenienti da Mauritania, Niger, Ciad, Burkina Faso e Mali, è stata creata nel febbraio 2017 e il suo obiettivo è quello di contrastare la crescita dell’estremismo e del traffico di esseri umani nell’area del Sahel che, essendo poco controllata, pullula di militanti di al-Qaeda, dell’ISIS e di altre organizzazioni. Il Sahel comprende quella fascia di territorio dell’Africa sub-sahariana che si estende tra l’Oceano Atlantico a ovest e il Mar Rosso a est. Dal 2001, la regione è in balia di numerosi gruppi terroristici di matrice islamista, che si concentrano soprattutto nell’area nord-occidentale.

La Mauritania, tuttavia, è uno dei Paesi meno colpiti della regione e gli attentati sul suo territorio sono rari. “Ciononostante, dato l’alto numero di cittadini mauritani nei gruppi jihadisti del Mali settentrionale, le autorità di Nouakchott hanno iniziato a temere che gli attentati si potessero diffondere anche all’interno dei propri confini”, ha rivelato la fonte, che ha preferito rimanere anonima. La Francia e gli Stati Uniti sono stati i primi a inviare istruttori militari che supportassero e potenziassero le unità antiterrorismo e le strutture di intelligence della Mauritania. Il governo di Nouakchott, da parte sua, ha iniziato a investire nell’addestramento e nel reclutamento dei soldati. La spesa militare è gradualmente aumentata, garantendo equipaggiamenti nuovi e più evoluti e fornendo benefici sociali al personale dell’esercito.

Ad oggi, il programma volto a rafforzare le capacità militari del Paese ha dato prova dei suoi successi, in particolare dell’alta capacità di controllo delle frontiere, punto di debolezza per la maggior parte degli Stati del Sahel. Decine di posti di blocco sono stati installati nelle principali autostrade e nella regione cuscinetto al confine con il Mali, considerata “zona militare” bloccata ai civili.

Allo stesso tempo, le autorità di Nouakchott hanno lanciato una serie di iniziative volte a combattere la diffusione dell’estremismo, soprattutto tra i giovani. Già nel 2010, una fruttuosa collaborazione tra accademici musulmani e un gruppo di 70 jihadisti incarcerati aveva portato al pentimento di 50 detenuti. Alcuni di loro furono mandati in televisione e nelle moschee, a istruire i giovani sui pericoli del jihadismo. Più di 500 imam sono stati ingaggiati e a molti ragazzi è stata offerta una formazione professionale dopo aver lasciato le scuole islamiche, dando loro la possibilità di guadagnarsi da vivere. A gennaio, l’attuale presidente della Mauritania, Mohamed Ould Cheikh El Ghazouani, ex capo di Stato maggiore e ex braccio destro del vecchio leader, Mohamed Ould Abdel Aziz, ha elogiato quella che ha chiamato “apertura spirituale”. “Sedimentare i valori di tolleranza e accettazione degli altri apre la strada alla demolizione e alla distruzione delle basi religiose dell’attività terroristica”, ha affermato.

Di pari passo con le missioni ideologiche e di sicurezza, le autorità ritengono che vada altresì stimolata l’attività economica e la fornitura di servizi locali. Questa è una delle maggiori sfide per i Paesi del Sahel, dove la povertà e i vuoti istituzionali hanno dato ai jihadisti l’opportunità di svilupparsi. “Il punto è occupare il terreno, dire alle popolazioni nomadi che non si sentono tutelate dallo Stato che il loro Paese si prende cura di loro, li protegge, protegge le loro famiglie e educa i loro figli”, ha detto Isselmou Ould Salihi, giornalista mauritano specializzato in terrorismo.

L’assenza di attacchi sul suolo della Mauritania ha fatto pensare che possa esistere un patto di non aggressione tra il governo di Nouakchott e i jihadisti. Un diplomatico occidentale ha chiarito che “non c’è nessun accordo, ma ci sono legami storici e tribali tra gli abitanti del Mali settentrionale, alcuni di loro di orientamento islamista, e i gruppi della Mauritania”.

Il Paese viene considerato un partner eccellente nella lotta contro il terrorismo sia dagli Stati Uniti sia dai Paesi vicini. Grazie agli sforzi attuati contro AQIM e altre entità estremiste, le autorità di Nouakchott riescono a controllare abbastanza efficacemente i propri confini. Dopo aver subito un’escalation delle attività terroristiche entro i propri confini nel 2009, negli anni successivi le forze di sicurezza locali sono riuscite a reprimere la minaccia, riducendo sensibilmente gli attacchi e l’operosità delle organizzazioni estremiste. Occorre ricordare che l’8 agosto 2009 è la data in cui il Paese africano ha subito il primo attentato suicida, che colpì la capitale, dove un kamikaze si fece esplodere di fronte all’ambasciata francese, ferendo 3 persone.

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Chiara Gentili

di Redazione

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