Kosovo: i dazi sulla Serbia hanno innalzato il tasso di occupazione

Pubblicato il 25 febbraio 2020 alle 18:55 in Kosovo Serbia

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L’Alleanza per il Futuro del Kosovo ha rivelato le ultime stime in merito agli effetti dei dazi al 100% imposti sui beni provenienti dalla Serbia e dalla Bosnia, a poco più di un anno dal loro inizio. Tali dazi erano stati imposti il 21 novembre 2018, il giorno dopo la votazione sull’ingresso del Kosovo nell’Interpol, ostacolata dalla Serbia, accusata di aver condotto propaganda negativa contro Pristina.

Secondo quanto annunciato dal partito, ripreso dall’agenzia stampa nazionale, RTK, il 67% degli imprenditori intervistati ha annunciato di aver registrato un beneficio nel numero delle vendite, mentre il restante 33 % ha dichiarato di non aver notato modifiche.

Tali dati risultano da un sondaggio lanciato dall’Associazione dell’imprenditoria del Kosovo, il quale aveva coinvolto un campione di 500 persone, di cui il 98% si era inizialmente detto favorevole al mantenimento dei dazi sui beni serbi e bosniaci. Stando a quanto rivelato, nella successiva rilevazione, effettuata verso la fine del 2019, la percentuale dei cittadini a favore dei dazi ammontava al 75%.

In aggiunta, il deputato dell’Alleanza per il Futuro del Kosovo ha dichiarato di aver registrato un incremento nei livelli di occupazione.

I dati sugli effetti dei dazi sui beni serbi e bosniaci erano già stati annunciati a un anno di distanza dalla loro imposizione, il 21 novembre 2019. In tale occasione, il presidente della Camera di Commercio del Kosovo, Berat Rukiqi, aveva dichiarato che i dazi hanno impattato negativamente sull’economia del Kosovo, dove l’inflazione era passata dall’1.1% al 3% nell’arco di 12 mesi.

Neanche gli imprenditori locali, secondo Rukiqi, hanno beneficiato del tutto della misura imposta dal governo kosovaro. Il tentativo di sviluppare beni sostitutivi a quelli serbi, improvvisamente diventati più costosi, si è rivelato difficile e caro per le aziende del settore delle costruzioni, le quali hanno difficilmente trovato fonti alternative da cui acquistare materiali solitamente importati dalla Serbia.

Secondo le stime, circa un quarto delle importazioni totali del Kosovo proviene dalla Serbia, la quale ottiene circa 400 milioni di euro da Pristina, ma altrettante sono le perdite stimate per il 2019.

Da parte sua, la Serbia ritiene che le tariffe imposte dal Kosovo violino gli accordi regionali in merito alla libertà di movimento e di scambio, motivo per cui, come dichiarato dal presidente di Belgrado, Aleksandar Vucic, il dialogo tra i due Paesi potrà riprendere soltanto quando Pristina annullerà i dazi.

In tale contesto, il ritiro di tale misura rappresenta un elemento chiave per la normalizzazione dei rapporti tra Pristina e Belgrado.

Tale idea vede tra i suoi principali promotori l’Inviato speciale della Casa Bianca per il ripristino del dialogo tra il Kosovo e la Serbia, Richard Grenell, nonché nuovo direttore dell’intelligence nazionale degli Stati Uniti, il quale sostiene che la rimozione dei dazi sia necessaria per la ripresa delle relazioni tra i due Paesi, in stallo da oltre un anno.

Tuttavia, non essendosi verificati sviluppi a riguardo a seguito della nomina del nuovo premier kosovaro, Albin Kurti, sono sorte tensioni tra il governo di Pristina e l’Amministrazione Trump. Già lo scorso 19 febbraio Gazeta Express aveva rivelato, grazie alle dichiarazioni di alcuni informatori anonimi, che Washington non aveva una buona considerazione di Kurti, ritenuto inaffidabile per via di due ragioni. La prima riguarda la probabile menzogna in merito al ritiro dei dazi al 100% sui beni provenienti dalla Serbia. La seconda fa invece riferimento all’affidamento del premier kosovaro ai diplomatici europei, anziché statunitensi, nella risoluzione della disputa con la Serbia.

In tale clima, l’agenzia stampa del Kosovo ha rivelato, il 21 febbraio, che l’ambasciatore statunitense in Kosovo, Philip Kosnett, ha rivelato a Kurti la possibilità che l’Amministrazione Trump ritiri le proprie truppe dal Paese in caso di mancato ritiro dei dazi sui beni provenienti dalla Serbia.

Eppure, a seguito della nomina di Grenell e dell’Inviato Speciale della Casa Bianca per i Balcani Occidentali, Matthew Palmer, il contesto è in evoluzione. In primo luogo, lo scorso 20 gennaio, Serbia e Kosovo hanno concordato il ripristino dei collegamenti aerei commerciali tra Pristina e Belgrado. Tale intesa era stata firmata, lunedì 20 gennaio, a Berlino, nella sede dell’ambasciata degli Stati Uniti, i quali anche in tale occasione avevano fatto da mediatori per il miglioramento dei rapporti economici tra i due Paesi. Successivamente, il 14 febbraio, il Kosovo e la Serbia, con la mediazione degli Stati Uniti, avevano deciso di ripristinare il collegamento autostradale e ferroviario tra i due Paesi.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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