Iraq: “La corruzione è più pericolosa del corona”

Pubblicato il 25 febbraio 2020 alle 17:33 in Iraq Medio Oriente

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Le piazze irachene della capitale Baghdad e di altre città meridionali hanno continuato ad assistere, il 25 febbraio, a gruppi di manifestanti scesi per le strade del Paese, nonostante gli avvertimenti del Ministero della Salute.

I cittadini iracheni, tra cui anche numerosi studenti e membri di sindacati, si sono riversati in luoghi simbolici del centro di Baghdad, tra cui piazza al-Khalani, scontrandosi nuovamente con le forze di sicurezza poste al controllo della perdurante ondata di manifestazioni. Il popolo è sceso per le strade anche nei governatorati meridionali, tra cui Bassora e Najaf, nonostante il Ministero della Salute abbia messo in guardia dalla diffusione del coronavirus che, sino ad ora, ha registrato 5 casi nel Paese.

Il popolo iracheno continua a contrastare il premier designato, Mohammed Tawfiq Alawi, che, il 19 febbraio, ha annunciato di aver preparato la squadra del futuro governo di Baghdad, oltre a contestare la procrastinazione nell’attuazione delle riforme promesse e a richiedere la fine di un sistema di quote settarie nell’amministrazione dello Stato. Allo stesso tempo, i manifestanti chiedono che i responsabili di rapimenti, arresti e azioni di repressione contro gli attivisti, verificatisi nelle piazze irachene nel corso degli ultimi mesi, vengano portati davanti alla giustizia. “La corruzione è più pericolosa del corona” è stato uno degli slogan principali del 25 febbraio.

Da parte sua, il premier Allawi ha rivelato la possibile esistenza di un piano volto a rovesciare il proprio mandato ed il governo, attualmente in attesa del voto di fiducia in Parlamento, previsto per il 26 febbraio. Il piano prevedrebbe il pagamento di somme di denaro da parte di coloro che respingono un nuovo sistema in cui non è più possibile rubare denaro dalle casse dello Stato, vista l’imparzialità e l’indipendenza che lo caratterizzano. Tuttavia, Allawi spera che tale notizia non sia vera.

Parallelamente, il primo ministro designato si è detto nuovamente pronto ad offrire il proprio sostegno all’indizione di elezioni anticipate eque e libere, e lo stesso farà la nuova squadra dell’esecutivo. Nel corso delle prossime elezioni, è stato specificato, sarà poi il popolo ad eleggere i propri rappresentanti che agiranno nelle fasi successive.

Il termine stabilito dalla costituzione per la formazione e l’approvazione del nuovo esecutivo è di 30 giorni. La scadenza è, quindi, posta al 2 marzo prossimo. L’ex premier, Adel Abdul Mahdi, il 19 febbraio, ha messo in guardia da un eventuale “vuoto politico”, esortando le parti impegnate ad accelerare le procedure volte alla formazione del nuovo esecutivo, e dicendosi pronto ad abbandonare il palcoscenico politico iracheno. Per il primo ministro dimessosi, sarà altresì improbabile e poco opportuno un suo ritorno dopo il 2 marzo.

I manifestanti iracheni sono scesi in piazza dal primo ottobre scorso proprio per richiedere le dimissioni del governo, del Parlamento e del capo di Stato, così come elezioni anticipate sotto l’egida delle Nazioni Unite, una nuova legge elettorale e l’istituzione di un tribunale speciale per i casi di corruzione, che porti davanti alla giustizia responsabili e imputati dal 2003 ad oggi, sul modello del tribunale del precedente regime. Il popolo ha da sempre evidenziato, oltre al malfunzionamento di governo e servizi, anche la disoccupazione, in particolare giovanile. Dopo circa due settimane di pausa, le proteste sono riprese il 25 ottobre scorso e da allora non si sono più placate. In tale quadro, spinto dalle rivolte popolari, l’ex primo ministro, Adel Abdul Mahdi, il 30 novembre 2019, si è dimesso. A partire da tale data, è stato costituito un governo “custode”, ovvero ad interim, e avviato consultazioni che, il primo febbraio scorso, hanno portato alla nomina di Alawi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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