India: manifestanti danno fuoco ad una moschea

Pubblicato il 25 febbraio 2020 alle 18:08 in Asia India

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Alcuni manifestanti hanno dato fuoco ad una moschea di Nuova Delhi, durante le violente proteste che stanno sconvolgendo la capitale dell’India. Il bilancio delle vittime degli ultimi 2 giorni sale a 11 persone.

La notizia è stata riferita da Al-Jazeera English, che cita fonti locali. In particolare, secondo un sito web indiano, gli individui che hanno dato fuoco alla moschea sarebbero dei suprematisti indù e avrebbe urlato “Jai Shri Ram”, che si traduce con “Viva Lord Ram”, mentre l’edificio, situato nella zona di Ashok Nagar, prendeva fuoco. I filmati condivisi sui social media mostrano persone che si arrampicano in cima al minareto della moschea e tentano di piantare una bandiera zafferano, il colore che rappresenta gli induisti. I media locali hanno riferito che anche i negozi della zona sono stati presi di mira dalla folla. La polizia ha imposto una restrizione ai grandi raduni nel Nord-Est di Delhi, a seguito dei violenti scontri, iniziati il 24 febbraio, tra suprematisti indù e musulmani che protestano contro la modifica della legge sulla cittadinanza, considerata discriminatoria dai manifestanti.

“Posso confermare che 11 persone sono morte, incluso un poliziotto ieri”, ha dichiarato Sunil Kumar, sovrintendente medico dell’ospedale Guru Teg Bahadur, dove sono stati portati i feriti. Un altro funzionario della struttura, Rajesh Kalra, ha riferito che 31 persone, tra cui 10 che sono state gravemente ferite, sono arrivate nella sola giornata del 25 febbraio. “Alcune delle persone riportano ferite da arma da fuoco”, ha aggiunto Kalra. Altre violenze sono state segnalate in aree a maggioranza musulmana come Karawal Nagar, Maujpur, Bhajanpura, Vijay Park e Yamuna Vihar. Il Primo Ministro dello Stato di Delhi, Arvind Kejriwal, ha fatto appello ai residenti affinché mantengano la calma e la pace, a seguito di una riunione urgente dei suoi neoeletti consiglieri. Le violenze arrivano mentre il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si trova in India per una visita ufficiale di 2 giorni. 

Tali eventi arrivano a seguito di due episodi di violenza contro i manifestanti musulmani. A Nuova Delhi, un uomo aveva aperto il fuoco su una protesta contro una la legge sulla cittadinanza indiana. I video girati durante l’arresto dell’aggressore, identificato dalla polizia come Kapil Gujjar, mostrano l’uomo che urla: “Solo gli indù vinceranno in questo Paese. Questo Paese è nostro”. La polizia ha riferito che Gujjar ha aperto il fuoco sulla folla, ma è stato immediatamente sopraffatto dalle forze dell’ordine. Tale episodio arrivava 2 giorni dopo una violenza dello stesso tipo. Il 30 gennaio, un ragazzo di 17 anni ha sparato contro i manifestanti che stavano protestando nei pressi dell’università Jamia Millia Islamia, a Nuova Delhi, ferendo 1 studente. L’aggressore ha fatto una diretta su Facebook prima di compiere il gesto. Testimoni oculari hanno riferito che l’aggressore ha urlato “Yeh lo azaadi”, che si traduce con “Ecco la vostra libertà” contro i manifestanti, prima di aprire il fuoco contro di loro. 

In tale contesto, è importante sottolineare che il 27 gennaio era stato reso pubblico un video del ministro delle Finanze indiano, Anurag Thakur, che chiedeva ad una folla, riunita per un comizio politico, di cantare un coro contro i manifestanti. Il coro recitava: “Spara ai traditori del Paese”. Il video è stato girato mentre Thakur stava partecipando ad un raduno, in vista delle elezioni dell’8 febbraio, a sostegno di un candidato locale del partito al potere in India, il Bharatiya Janata (BJP). A seguito di tali eventi, al ministro è stato proibito di partecipare alla campagna elettorale per le 72 ore successive. L’opposizione indiana ha accusato il BKP di fomentare l’odio, con conseguenze pericolose per tutto il Paese. 

Le proteste indiane a cui si fa riferimento sono scoppiate quando il Parlamento di Nuova Delhi ha approvato, l’11 dicembre 2019, il cosiddetto “Citizenship Amendment Bill” (CAB), una controversa legge che garantisce la cittadinanza agli immigrati irregolari di numerose minoranze, escludendo solo i musulmani. Tale ondata di regolarizzazioni rischia di alterare fortemente gli equilibri del Paese, sopratutto nel Nord, maggiormente interessato dalle migrazioni. Il CAB garantisce la cittadinanza alle “minoranze perseguitate” di Pakistan, Bangladesh e Afghanistan. Gli individui che fanno richiesta, tuttavia, devono vivere in India almeno dal 31 dicembre 2014. 

I leader delle proteste temono che il CAB incoraggerà gli indù del Bangladesh a stabilirsi nell’area, modificando la demografia del luogo in funzione anti-islamica. Inoltre, numerosi movimenti contro la presenza di immigrati irregolari sono nati ad Assam nell’ultimo decennio. L’esistenza di tali gruppi potrebbe aumentare il livello di violenza della crisi. Tuttavia, le proteste si sono diffuse in tutta l’India, in particolare nella capitale, Nuova Delhi. Infine, il governo ha affermato che la nuova legge verrà applicata a seguito della redazione di un registro della cittadinanza. I rifugiati o immigrati musulmani non hanno diritto ad essere iscritti in tale lista e rischiano di essere espulsi e di diventare apolidi. I membri di altre fedi, elencate nella nuova legge, al contrario, hanno un percorso privilegiato verso la cittadinanza. In tale contesto, un ulteriore problema è rappresentato dalla confusione relativa al censimento in India

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Maria Grazia Rutigliano  

 

di Redazione

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