Haiti: scontri tra polizia e militari

Pubblicato il 25 febbraio 2020 alle 12:22 in America Latina America centrale e Caraibi

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La tensione torna a salire ad Haiti dopo uno scontro tra polizia e militari, domenica 23 febbraio, quando un gruppo di agenti della polizia locale ha cercato di prendere d’assalto la caserma dell’esercito nel centro della capitale Port-au-Prince, nei pressi del palazzo presidenziale per richiedere miglioramenti salariali. La sparatoria tra le due forze di sicurezza ha causato almeno due morti e una decina di feriti. La tensione è continuata lunedì nella capitale, con barricate alzate nelle arterie principali e attività paralizzate, quindi il governo ha descritto gli eventi come “una situazione di guerra” e ha deciso di sospendere il carnevale locale, il cui inizio era previsto per martedì 25 febbraio “per evitare un bagno di sangue”. Il governo del presidente Jovenel Moïse ha accusato gli ufficiali ribelli di aver rifiutato il dialogo per trovare una soluzione alla crisi.

“Siamo sotto assalto. Siamo sotto tiro da tutti i tipi di armi, fucili automatici, bombe Molotov, gas lacrimogeni. Dato che siamo attaccati, c’è stata una risposta” – ha detto Jodel Lessage, generale delle forze armate, in dichiarazioni rilasciate all’agenzia France Presse. La caserma attaccata si trova vicino alla centrale Place du Champs de Mars, situata a pochi metri dal Palazzo Nazionale, sede della Presidenza della Repubblica. “Nonostante gli attacchi, le autorità militari hanno mantenuto una posizione difensiva per evitare un bagno di sangue” – ha dichiarato il Ministero della Difesa in una nota. Domenica pomeriggio è stato anche attaccato il quartier generale di Radio Television Caraïbes. L’esecutivo ha definito gli attacchi “contrari agli ideali democratici”.

Gli agenti e gli ufficiali intermedi della polizia hanno condotto diverse proteste sin dall’inizio dell’anno chiedendo miglioramenti salariali e delle condizioni di lavoro, nonché la creazione di un sindacato per garantire i loro diritti nei confronti delle alte gerarchie. Finora il governo ha ignorato queste richieste, il che ha portato gli ufficiali ad adottare misure drastiche. Sabato 22 febbraio, il presidente Moïse ha annunciato una serie di misure per prevenire un’escalation della crisi, che includeva nuovi benefici come prestiti ipotecari a basso tasso, assicurazioni sulla vita e la creazione di un fondo a beneficio delle famiglie degli agenti di polizia uccisi nell’esercizio delle loro funzioni. La polizia, tuttavia, ha ritenuto insufficienti queste misure e ha convocato una protesta che si è conclusa domenica con l’attacco al quartier generale dell’esercito.

Il governo Moïse attacca: “Perché rifiutare il dialogo e la mano tesa per risolvere i difficili problemi che il paese deve affrontare, preferire il percorso dell’anarchia e offrire alla popolazione più dolore e lacrime che una situazione del genere non smetterà di causare?” Si legge in una nota. La polizia haitiana ha almeno 15.000 membri tra agenti e ufficiali, a fronte dei 500 soldati dell’esercito formati a partire dal 2017, oltre vent’anni dopo che l’ex presidente Jean-Bertrand Aristide decise di sciogliere le forze armate nel 1995.

Haiti è un paese in crisi perpetua. Dopo il terremoto che ha devastato la nazione caraibica 10 anni fa e ha causato 300.000 morti, l’economia del paese è in uno stato di profonda miseria, con 3,6 milioni di persone dei suoi 11.000.000 di abitanti che vivono in una situazione di emergenza alimentare, secondo i dati della FAO. “Ciò significa che il 40% degli haitiani avrà bisogno di assistenza” – spiega l’agenzia alimentare della nazioni unite. L’anno scorso sono state indette proteste contro il governo, accusato di corruzione. Gli haitiani hanno mostrato la loro stanchezza per l’incapacità del presidente di affrontare la grave crisi economica, creare posti di lavoro e migliori condizioni di vita. Le proteste, represse con violenza, hanno lasciato sul terreno almeno 77 morti e diverse decine di feriti, secondo le statistiche delle Nazioni Unite. Alle prese con disordini sociali, il presidente non è stato in grado di nominare un primo ministro e le elezioni legislative previste, dopo diversi rinvii, per ottobre 2019 non si sono potute tenere a causa dell’instabilità politica. La scorsa settimana le Nazioni Unite hanno esortato il governo e l’opposizione a risolvere le loro controversie per evitare che l’impasse politica peggiori ulteriormente le condizioni di vita nel paese caraibico.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo e francese

di Redazione

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