Grecia: residenti protestano contro la costruzione di nuovi centri per migranti

Pubblicato il 25 febbraio 2020 alle 12:55 in Grecia Immigrazione

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Scontri tra polizia e cittadini greci sono scoppiati sulle due isole di Lesbo e Chios, martedì 25 febbraio, in seguito ad alcune proteste contro la costruzione di nuovi centri per l’accoglienza dei rifugiati. Diversi testimoni hanno riferito che una folla di circa 500 persone ha tentato di bloccare lo scarico di materiali pesanti, durante la notte, per impedire il proseguimento dei lavori a Lesbo. Ne sono seguiti accesi scontri con la polizia, con i residenti dell’isola che tentavano di impedire l’accesso al sito e gli agenti che utilizzavano gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti. Scene simili sono state registrate anche a Chios.

Il governo greco sta combattendo da diversi mesi contro l’emergenza migratoria, ricorrendo spesso a misure fortemente restrittive, come la costruzione di barriere galleggianti nel Mar Egeo per impedire il passaggio dei barconi carichi di migranti. Tale provvedimento è stato deciso a inizio febbraio e, sebbene il governo di Atene abbia specificato che si tratta di una misura di emergenza, alcune organizzazioni per la difesa dei diritti umani, prima fra tutte Amnesty International, hanno espresso una forte indignazione. “La proposta greca è allarmante e solleva serie perplessità sulle politiche greche nei confronti di coloro che cercano disperatamente la salvezza”, aveva dichiarato il portavoce della Ricerca di Amnesty per l’Europa, Massimo Moratti.

Gli arrivi di migranti irregolari in Grecia sono aumentati drasticamente nella seconda metà del 2019, procurando problemi alle comunità e strutture di accoglienza, soprattutto nelle isole. Il Direttore generale dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, Antonio Vitorino, recatosi ad Atene a inizio dicembre, ha sottolineato l’importanza di un approccio alla gestione dell’immigrazione bilanciato e valido nel lungo periodo. 

A Moria, il più grande campo sull’isola di Lesbo, ci sono più di 19.000 richiedenti asilo che vivono in una struttura con una capacità di 2.840. Nel campo di Samos, invece, secondo quanto dichiarato dal Ministero greco per la protezione dei cittadini, vivono attualmente circa 7.200 migranti, nonostante la struttura sia stata progettata per sole 700 persone.

“Il governo greco sta facendo uno sforzo per cambiare qualcosa, per attuare un piano”, ha detto all’agenzia di stampa Reuters un funzionario governativo. “Se non costruiamo nuove strutture, le condizioni di vita non miglioreranno”, ha aggiunto. Le autorità di Atene intendono costruire nuove strutture di detenzione nelle isole di Lesbo, Chios, Samos, Kos e Leros. Le isole sono adiacenti alla Turchia, da dove ogni anno migliaia di richiedenti asilo si imbarcano per Europa. Centinaia di migliaia di persone hanno raggiunto i Paesi europei dalla Turchia e attraverso la Grecia, nel 2015 e nel 2016, prima che l’apposito accordo tra Bruxelles e Ankara ne limitasse il flusso. Da settembre 2019, tuttavia, c’è stata una nuova impennata negli arrivi.

Anche l’UNHCR, l’Agenzia dell’ONU per i rifugiati, ha denunciato la situazione allarmante nei centri delle isole greche del Mar Egeo, in particolare Lesbo, Chios, Samos, Los e Leros. L’organizzazione ha invitato le autorità di Atene ad usare misure di emergenza per permettere il trasferimento dei migranti in apposite sistemazioni sulla terraferma. Più di 36.000 richiedenti asilo si trovano ora nei centri di accoglienza delle varie isole. La maggior parte dei migranti arrivano con le loro famiglie. Un terzo della popolazione è costituito da bambini, molti al di sotto dei 12 anni.

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.