Governo afghano denuncia nuove violenze da parte dei talebani

Pubblicato il 25 febbraio 2020 alle 20:20 in Afghanistan Asia

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Il Ministero degli Interni afgano ha dichiarato che i talebani hanno effettuato altri 4 attacchi contro le forze di sicurezza del Paese, nelle province di Zabul, Ghazni, Farah ed Helmand, nonostante la riduzione delle violenze concordata con gli Stati Uniti. 

Secondo quanto riferito il 25 febbraio dal Ministero degli Interni afghano, almeno 5 membri delle forze di sicurezza afgane sono stati uccisi e altri 10 sono rimasti feriti durante tali assalti. I talebani avevano concordato di avviare una settimana di riduzione delle violenze, a partire dal 22 febbraio, per dimostrare il loro impegno per la pacificazione, al fine di sottoscrivere, il 29 febbraio, un accordo con gli Stati Uniti per il ritiro delle truppe straniere dal Paese. Tuttavia, almeno 18 membri delle forze di sicurezza afghane sono stati uccisi dai talebani e altri 31 sono rimasti feriti, nei 4 giorni che dovevano essere interessati dalla riduzione delle violenze. “I talebani hanno lanciato 3 attacchi nelle province di Ghazni, Farah e Zabul. In un attacco, i talebani hanno preso di mira una carovana di rifornimenti, e altri 2 assalti hanno previsto il lancio di esplosivi che hanno provocato la morte di 5 membri delle forze di sicurezza e il ferimento di altri 10″, ha dichiarato Nasrat Rahimi, portavoce del Ministero di Interni.

Tuttavia, i talebani non hanno rivendicato nessuno di questi attacchi. Non solo, i rappresentanti del gruppo militante islamista hanno affermato di star monitorando l’andamento del periodo della riduzione di violenze. Secondo il gruppo, finora nessun incidente significativo è stato segnalato. Non è la prima volta che si verificano situazioni simili in Afghanistan. Durante uno dei più recenti round di negoziati, iniziato il 7 dicembre 2019, i rappresentanti USA e i media afghani riferivano di notevoli progressi diplomatici, tuttavia, le violenze nel Paese non accennavano a fermarsi. La situazione si prolungò fino all’11 dicembre 2019, quando si verificò un attacco contro una struttura medica situata nei pressi della base militare degli Stati Uniti a Bagram, che ha causato la morte di 2 civili ed il ferimento di altri 73. Tale evento mise fine al round di negoziazioni. 

Successivamente, a partire dal 20 gennaio 2020, è stato intrapreso un ulteriore ciclo di colloqui tra l’inviato statunitense e il capo negoziatore dei talebani, il Mullah Abdul Ghani Baradar. A seguito di un mese di negoziazioni, il 21 febbraio, il Segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, aveva confermato che una volta concluso con successo un periodo di tregua, gli Stati Uniti avevano intenzione di firmare un accordo di pace con i talebani, il 29 febbraio. Anche il portavoce del gruppo di militanti islamisti afghani, Zabihullah Mujahid, da parte sua, aveva confermato la dichiarazione di Pompeo e aveva aggiunto che entrambe le parti avrebbero invitato rappresentanti di alto livello a prendere parte alla “cerimonia della firma” dell’accordo di pace. A seguito della sottoscrizione dell’intesa con Washington, dovrebbero essere avviati i colloqui intra-afgani e le truppe degli USA lasceranno il Paese. “L’unico modo per raggiungere una pace sostenibile in Afghanistan è che gli afgani si uniscano e concordino la via da seguire”, ha dichiarato Pompeo. Al momento, gli Stati Uniti non hanno commentato l’andamento della riduzione delle violenze e non risulta, quindi, chiaro se l’accordo rimane possibile oppure no. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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