Coronavirus: l’Iran il focolaio del Medio Oriente, un pericolo per i Paesi circostanti

Pubblicato il 25 febbraio 2020 alle 11:16 in Iran Medio Oriente

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Un funzionario iraniano ha annunciato, martedì 25 febbraio, che l’Iran ha registrato due nuove vittime da coronavirus, portando il bilancio complessivo a 14 morti. Nel frattempo, sono stati annunciati i primi casi nei Paesi mediorientali circostanti.

I contagiati in Iran ammontano a 61. Un portavoce del Ministero della Salute, Muzaim Farhani, ha poi affermato che le autorità stanno esaminando circa 900 altri casi sospetti. In realtà, nella giornata del 24 febbraio, un deputato iraniano residente nel distretto di Qom, Ahmad Amir Abad, aveva dichiarato che, stando ai dati riportati fino alla sera del 23 febbraio, il bilancio ammontava a 50 vittime nella sola città di Qom, rendendo, in tal modo, il Paese il maggiore focolaio in Medio Oriente, nonché il secondo Paese con il maggior numero di vittime, dopo la Cina. Successivamente, il Ministero della Salute iraniano ha smentito la notizia.

Dal canto suo, il deputato da un lato ha affermato che il numero delle persone contagiate dal virus è superiore rispetto a quanto annunciato da fonti ufficiali, in quanto nella sola città di Qom sono state 250 le persone in quarantena. Dall’altro lato, Amir Abad ha altresì incolpato il Ministero della Salute iraniano per non aver preso le misure giuste volte ad affrontare l’epidemia, tra cui l’isolamento della città di Qom, considerata il maggiore focolaio del Paese, dove il numero dei contagiati cresce di giorno in giorno. Ciò, secondo il deputato, ha causato un peggioramento della situazione ed un aumento di vittime e contagiati. Il virus, stando alle parole di Amir Abadi, si è diffuso da circa tre settimane in Iran, ma, in un primo momento, le autorità iraniane hanno taciuto a riguardo, nascondendo altresì il reale bilancio dei contagiati. In tale quadro, quindi, la popolazione iraniana non riesce a comprendere di quali informazioni possa fidarsi.

Parallelamente, il 25 febbraio, il Kuwait ha annunciato che il numero di casi nel Paese è salito a 8, tutti provenienti dall’Iran, mentre il Ministero della Salute in Bahrein ha affermato di aver registrato  6 nuovi casi di coronavirus, anche in questo caso di provenienza iraniana. Il Ministero della Salute kuwaitiano ha riferito che le 3 nuove persone contagiate sono state poste in quarantena in uno dei centri predisposti dal Paese per far fronte all’emergenza. In Bahrein, invece, secondo quanto riportato da fonti mediche ufficiali circa gli ultimi contagi da coronavirus, si è trattato di cittadini sauditi e bahreiniti di ritorno dall’Iran e di passaggio per l’aeroporto internazionale di Dubai. Anche in questo caso, sono state immediatamente prese le misure necessarie. Notizie simili sono giunte dall’Iraq, dove, il 24 febbraio, il Ministero della Salute ha riportato il primo caso nella provincia meridionale di Najaf. Si è trattato di un cittadino iraniano, studente di scienze religiose, entrato nel Paese prima che l’Iraq vietasse l’ingresso ai non iracheni provenienti dall’Iran.

In Libano, uno dei primi casi di coronavirus è stato riportato il 21 febbraio. Si è trattato di una donna di 45 anni, proveniente anche in questo caso dall’Iran, dalla città di Qom, e messa immediatamente in quarantena. In Oman, stando alle ultime notizie del 24 febbraio, due donne di ritorno dall’Iran sono state contagiate dal virus, ma le loro condizioni attuali sono stabili. In tale quadro, l’aeroporto di Dubai ha dichiarato di aver sospeso tutti i voli da e verso l’Iran, eccetto Teheran, fino a data da destinarsi. Parallelamente, Afghanistan, Pakistan, Kurdistan, Turchia, Armenia, Iraq, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Oman hanno chiuso i propri confini con l’Iran.

Circa la diffusione del coronavirus in Iran vi sono state diverse critiche e speculazioni.  Alcuni ritengono che il regime iraniano abbia agito in ritardo, portando alla diffusione del virus non solo nel Paese, ma anche negli Stati vicini, e ciò si sarebbe verificato semplicemente per scopi politici, ovvero al fine di ottenere più voti alle elezioni parlamentari del 21 febbraio. Dal canto suo, il leader supremo iraniano, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha incolpato “i nemici dell’Iran” di aver diffuso notizie errate, aumentando il numero di vittime e contagiati, con l’obiettivo di allontanare la popolazione dalle urne elettorali.

In tale quadro, il direttore del Centro di media e studi strategici di Al-Ahwazi, Hassan Radi, ha sottolineato che il regime iraniano ha cercato di nascondere la notizia dell’epidemia di coronavirus per non diffondere panico nel Paese e soprattutto per non aggiungere un’ulteriore crisi alla luce delle elezioni parlamentari e del quadro politico iraniano.

Per altri, l’Iran non ha adottato misure adeguate ed immediate per non provocare la Cina, un partner commerciale chiave e un’ancora di salvezza per l’economia iraniana di fronte alle sanzioni statunitensi. A tal proposito, alcuni critici hanno evidenziato come le misure restrittive da parte di Washington possano creare un ostacolo per il Paese nel far fronte all’emergenza, soprattutto per quanto riguarda l’accesso a farmaci specifici per malattie rare e speciali. Non da ultimo, alcune banche a livello internazionale si rifiutano di lavorare con l’Iran per paura delle sanzioni statunitensi, secondo quanto affermato da Tara Sepehri Far, ricercatrice iraniana presso Human Rights Watch.

La Cina continua ad essere il principale Paese colpito dal coronavirus, dove sono almeno 2.592 le persone rimaste uccise e più di 77.000 i contagiati. Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità, si tratta di un’emergenza a livello internazionale, diffusasi, sin da dicembre 2019, in circa 25 Paesi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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