Allarme coronavirus: la Turchia dirotta un volo proveniente dall’Iran

Pubblicato il 25 febbraio 2020 alle 19:06 in Iran Turchia

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Un volo della Turkish Airlines, partito dall’Iran e diretto ad Istanbul, è stato dirottato ad Ankara, il 25 febbraio, su richiesta del Ministero della Salute turco, poichè si sospettava che alcuni passeggeri fossero affetti dal coronavirus.

Dei 132 individui a bordo, almeno 17 passeggeri erano sospettati di aver contratto il virus. Tra questi 17, almeno 12 persone provengono dalla regione iraniana di Qom. Il Ministero della Salute della Turchia ha quindi deciso di cambiare la rotta del volo e di avviare una quarantena ad Ankara per le persone interessate. L’aereo sarebbe dovuto atterrare a Istanbul, dove si trova uno dei più grandi aeroporti del mondo. Tali misure d’emergenza arrivano a seguito della decisione della Turchia, adottata il 23 febbraio, di chiudere i suoi confini con l’Iran, dove il bilancio delle vittime del coronavirus ha superato le 15 persone. A seguito del dirottamento del volo, i media turchi hanno trasmesso filmati che mostrano le ambulanze allineate accanto all’aereo, ad Ankara, con diversi membri del personale che indossavano tute protettive bianche. 

La Turkish Airlines ha riferito, il 25 febbraio, di aver ampliato il numero di voli da e per l’Iran che verranno cancellati. Rimane attiva, per il momento, solo la connessione con Teheran, con una frequenza di sole 2 partenze al giorno. Già il 24 febbraio, la compagnia aerea aveva annullato tutti i voli per le città iraniane di Mashhad, Isfahan, Tabriz e Shiraz. In tale contesto, il ministro della Sanità di Ankara, Fahrettin Koca, ha ribadito che finora non si è verificato alcun caso di coronavirus in Turchia. “Stiamo effettuando i massimi sforzi per proteggere il Paese da questa malattia, ha affermato. Koca ha poi aggiunto che il Ministero hanno organizzato un volo speciale per i cittadini turchi che cercano di tornare dall’Iran e che tutte queste persone saranno messe in quarantena presso l’ospedale Zekai Tahir Burak. Circa 42 persone tra cui cittadini turchi, albanesi, georgiani e azeri che sono già stati evacuati dalla città di Wuhan, epicentro del coronavirus. 

Nella Cina continentale, 2.666 persone sono morte per il COVID-19, nome scientifico con cui è nota la malattia, e più di 77.500 individui sono stati contagiati, secondo gli ultimi dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Centinaia di casi sono stati confermati nel resto del mondo, ora che il virus è presente in oltre 30 Paesi. In tale contesto, l’OMS ha affermato che l’epidemia non può ancora essere definita una pandemia, ma ha chiesto a tutti gli Stati di intensificare i preparativi per affrontare tale scenario, a seguito di nuovi decessi e contagi in Corea del Sud, Iran e Italia. “Per il momento, non stiamo assistendo alla diffusione globale non contenuta di questo coronavirus, e non stiamo assistendo a gravi malattie o morti su larga scala”, ha dichiarato il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ai giornalisti a Ginevra, il 24 febbraio. Questo ha aggiunto, tuttavia, che i Paesi dovrebbero “fare tutto il possibile per prepararsi a una potenziale pandemia”. “Quello che vediamo sono epidemie in diverse parti del mondo che colpiscono i Paesi in modi diversi e richiedono una risposta su misura”, ha affermato.

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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