I terroristi suprematisti sono il nostro futuro?

Pubblicato il 24 febbraio 2020 alle 12:08 in Germania Il commento

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I terroristi di estrema destra stanno diffondendo una grande paura tra i ceti moderati, i quali temono che i suprematisti possano scatenare la vendetta degli islamisti: i primi ad attaccare le moschee e i secondi le chiese cattoliche. I moderati temono per il futuro della moderazione, da cui dipende il buon funzionamento di una democrazia liberale. Nessuna comunità liberale può continuare a esistere, piena di fanatici. Il liberalismo promuove la tolleranza e la pacifica convivenza tra religioni diverse. Quando il numero degli intolleranti cresce rispetto a quello dei tolleranti, il liberalismo si svuota dall’interno, anche se conserva le proprie forme apparenti. Contro la discriminazione, che avviene nei bar delle metropoli o alle fermate degli autobus, non si può fare niente. La discriminazione può essere combattuta se viene praticata dal preside di una scuola o da un sindaco, i quali sono facilmente sanzionabili perché ricoprono ruoli formali, ma non può essere fronteggiata se viene praticata da migliaia di persone anonime che iniziano a interagire in base alla logica “bianchi contro neri” o “musulmani contro cristiani”. L’innesco degli opposti estremismi, diventando fenomeno di massa, accompagnerebbe il liberalismo al tramonto. Una volta chiarito che le paure dei moderati sono giustificate, si tratta di comprendere quanto siano fondate. Quanta paura dobbiamo avere? La risposta è che, fino a quando suprematisti e islamisti non riusciranno a costituire organizzazioni strutturate nelle città europee, il liberalismo sarà salvo, per quanto ferito. Le organizzazioni sono infatti importantissime perché, disponendo di risorse materiali, tra cui soldi e appartamenti, accrescono gli incentivi ad arruolarsi. Ricevere uno stipendio e una casa, per fare il terrorista, diventa più facile e conveniente. Le organizzazioni dispongono anche di risorse immateriali. Ad esempio, aiutano i propri militanti a sentirsi “normali” e a gestire meglio i sensi di colpa per avere ucciso tanti innocenti. Un fanatico, circondato da fanatici, riceve affetto e approvazione, che contribuiscono a tenere viva la sua motivazione. Non a caso, Luca Traini, il suprematista entrato in azione contro gli immigrati a Macerata, il 3 febbraio 2018, una volta in carcere, ha maturato la convinzione di avere sbagliato. Strappato al proprio universo fanatico, è approdato alla moderazione. Il suprematista che ha appena realizzato la strage contro la comunità turca ad Hanau, Tobias Rathien, tornato a casa, solo, braccato e disperato, si è tolto la vita. Quasi certamente, non si sarebbe suicidato con un’organizzazione a dargli supporto morale e materiale. Se i suprematisti non vengono reclutati da un’organizzazione, vuol dire che le stragi non provengono dall’alto, ma dal basso, e allora occorre spiegare come funzioni il processo di radicalizzazione di questi fanatici. Dopo avere studiato la vita di decine di terroristi di vocazione, sono giunto alla conclusione che il loro processo di radicalizzazione si possa racchiudere in quattro lettere: DRIA. Si tratta di un acronimo che significa: 1) disintegrazione dell’identità sociale; 2) ricostruzione dell’identità attraverso un’ideologia radicale; 3) integrazione in una setta rivoluzionaria; 4) alienazione dal mondo circostante. Questo modello, troppo complesso per sviscerarlo in questa sede, è presente nel mio libro: “ISIS. I terroristi più fortunati del mondo” (Rizzoli 2016). In sintesi, a causa di una serie di traumi e di fallimenti, alcuni individui smarriscono il significato della propria esistenza, che ritrovano grazie a un’ideologia radicale, con cui ricostruiscono la propria identità perduta. Prima non contavano niente, ora sono eroi messianici. È quanto conferma il processo di radicalizzazione del suprematista di Hanau. I suoi video e i suoi scritti confermano le prime due fasi del modello DRIA. Quanto alla terza fase, la comunità a cui sentiva di appartenere era immaginata e non reale. È tipico: attraverso il potere dell’immaginazione, molti terroristi di vocazione si sentono membri di un gruppo che non conosceranno mai di persona. Infine, vi è la fase dell’alienazione dal mondo circostante, a cui Tobias Rathien si era sottoposto, e che impediva alle persone moderate di sfidare le sue idee paranoiche e di segnalarlo alla polizia. Le paure dei moderati, per ora, possono essere frenate. Fino a quando sarà una radicalizzazione DRIA, le libertà liberali sono in salvo.

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Alessandro Orsini

Apparso sul Messaggero, per gentile concessione del direttore.

di Redazione

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