Malesia: premier rassegna le dimissioni

Pubblicato il 24 febbraio 2020 alle 13:02 in Asia Malesia

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Il primo ministro malese, Mahathir Mohamad, ha annunciato le sue dimissioni, mettendo in dubbio la tenuta dell’attuale governo di coalizione. 

Mahathir ha dichiarato di aver informato il re delle sue dimissioni alle 13, ora locale, del 24 febbraio. Inoltre, il premier uscente ha anche lasciato il suo stesso partito, il Parti Pribumi Bersatu Malesia. L’uomo abbandona una coalizione di governo, nota come Pakatan Harapan, che significa Alleanza per la speranza, mettendo in dubbio la tenuta dell’esecutivo. La decisione di Mahathir arriva a seguito di un fine settimana di discussioni politiche con Anwar bin Ibrahim, il leader del People’s Justice Party (PKR), un membro della coalizione. 

Mahathir, 94 e Anwar, 72, rappresentano le figure politiche più importanti del Paese. I due leader si sono alleati in vista delle elezioni del 2018 per sconfiggere la coalizione del Barisan Nasional, il Fronte Nazionale, dominata dall’United Malays National Organisation (UMNO), che aveva governato per 6 decenni. La vittoria del 2018 aveva portato alla rimozione dell’allora primo ministro, Najib Razak, e alla fine dell’egemonia politica dell’UMNO. Tuttavia, le tensioni tra Mahathir e Anwar sono progressivamente aumentate, a causa della continua promessa di Mahathir di consegnare maggiore potere al suo alleato. Inoltre, la crisi era già in corso perchè Anwar ha subito anche le dimissioni dal proprio partito di Mohamed Azmin Ali, il ministro per gli Affari Economici. L’uomo ha lasciato il partito di Anwar, portando con sé 10 membri del PKR, che fino al 24 febbraio era il partner dominante della coalizione al potere. Per formare un nuovo governo sono necessari almeno 112 voti dei membri del Parlamento, formato da 222 seggi.

A seguito della vittoria della coalizione Pakatan Harapan l’8 maggio 2018, il nuovo governo del primo ministro Mahathir aveva avviato una serie di riforme per uno sviluppo democratico della Malesia. Tra queste vi era l’abolizione di alcune leggi, tra cui la Goods and Services Tax e l’Anti-Fake News Act. La prima è una tassa implementata dal 1 aprile 2015 sulla quasi totalità delle transazioni effettuate durante il processo di produzione dei beni e servizi. La seconda, invece, è stata introdotta nel 2017 con l’obiettivo di penalizzare chi fa circolare notizie false in formato cartaceo, video o informatico. A seguito dei recenti sconvolgimenti, non è chiaro quale sia il destino che attende la Malesia. 

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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