L’OMS sul coronavirus: prepararsi al rischio pandemia

Pubblicato il 24 febbraio 2020 alle 19:40 in Europa Medio Oriente

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L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha affermato che l’epidemia di coronavirus non può ancora essere definita una pandemia, ma ha chiesto a tutti i Paesi di intensificare i preparativi per affrontare tale scenario, a seguito di nuovi decessi e contagi in Corea del Sud, Iran e Italia. 

Secondo quanto riferito dalla stampa internazionale, l’agenzia sanitaria globale è preoccupata a causa della rapida diffusione interna del virus in Paesi come la Corea del Sud, l’Iran e l’Italia. Tuttavia, le infezioni in Cina sono in calo e questo dimostra che il virus può essere contenuto. “Per il momento, non stiamo assistendo alla diffusione globale non contenuta di questo coronavirus, e non stiamo assistendo a gravi malattie o morti su larga scala”, ha dichiarato il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ai giornalisti a Ginevra. Questo ha aggiunto, tuttavia, che i Paesi dovrebbero “fare tutto il possibile per prepararsi a una potenziale pandemia”. “Quello che vediamo sono epidemie in diverse parti del mondo che colpiscono i Paesi in modi diversi e richiedono una risposta su misura”, ha affermato.

I commenti del direttore dell’OMS sono arrivati mentre i governi in Europa e Medio Oriente si affrettano a limitare la diffusione dell’epidemia e i mercati azionari sono a rischio per i timori di un rallentamento globale dell’economia, a causa della diffusione del virus, ufficialmente noto come COVID-19. In Italia, dove ci sono state più di 200 infezioni e 7 morti, le autorità hanno istituito blocchi stradali, annullato le partite di calcio, sigillato le città più colpite e vietato gli incontri pubblici in una vasta area del Nord del Paese. In Iran, il governo ha dichiarato che 12 persone sono morte e 5 paesi vicini, Iraq, Kuwait, Bahrain, Oman e Afghanistan, hanno riportato i loro primi casi di virus. L’epidemia, secondo i media locali, sarebbe arrivata in questi Stati proprio dall’Iran. La Corea del Sud, nel frattempo, ha conferma 231 nuovi casi, portando il suo totale a 833. Molti si trovano nella quarta città del Paese, Daegu, che è stata completamente isolata.  

Ufficialmente noto come COVID-19, il virus si è diffuso in quasi 30 Paesi. In Cina gli infetti ammontano a 77.000 persone e i morti hanno superato i 2.500, la maggior parte nella provincia cinese centrale di Hubei. Tuttavia, i decessi sono prevalentemente persone anziane e con problemi medici pregressi. Secondo quanto riporta il New York Times, l’epidemia di coronavirus era già una vera e propria crisi, che aveva colpito decine di persone in Cina e probabilmente anche all’estero, quando l’allerta è stata diffusa da Pechino. Il quotidiano statunitense sostiene che i funzionari locali potrebbero aver minimizzato i primi segnali o semplicemente non erano coordinati abbastanza per comprendere la portata del problema. In tale contesto, la burocrazia rigidamente gerarchica della Cina avrebbe scoraggiato i funzionari dal riferire cattive notizie ai propri superiori, creando una catena di silenzio che ha reso difficile comprendere l’entità della crisi. Il coronavirus, secondo gli analisti del quotidiano, starebbe quindi mettendo in luce alcuni dei più profondi difetti e contraddizioni della governance cinese.

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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