La Francia è pronta a supportare finanziariamente il Libano

Pubblicato il 24 febbraio 2020 alle 18:02 in Francia Libano

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La Francia si è detta pronta a fornire supporto finanziario al Libano, mentre le autorità di Beirut faticano ad affrontare una delle peggiori crisi economiche del Paese. Intervistato dall’agenzia di stampa Reuters a margine dell’incontro del G20, tenutosi a Riad sabato 22 e domenica 23 febbraio, il ministro francese delle Finanze, Bruno Le Maire, ha avvertito Washington di non mischiare il bisogno libanese di riprendersi economicamente ai tentativi statunitensi di limitare l’influenza dell’Iran, che possiede alcuni suoi alleati nell’esecutivo di Beirut.

“La Francia sarà sempre pronta ad aiutare il Libano. Lo è stata in passato e lo sarà anche in futuro”, ha dichiarato Le Maire. “Se Beirut richiederà qualsiasi tipo di aiuto, Parigi sarà al suo fianco”, ha aggiunto. La Francia è preoccupata che gli Stati Uniti, nel loro tentativo di fare pressione sull’Iran, possano prendere di mira il Libano. Il governo di Beirut accoglie diversi ministri collegati all’organizzazione paramilitare libanese di Hezbollah, supportata da Teheran. “Sappiamo che ci sono legami tra le due questioni, ma non vogliamo mescolare la questione della ripresa economica in Libano, che è l’emergenza nazionale al momento, e la questione dell’Iran”, ha specificato Le Maire.

Il Libano è in generale alla ricerca di sostegno internazionale, con l’Arabia Saudita che ha detto di essere disposta ad aiutare Beirut insieme ad altre organizzazioni internazionali. Il Fondo Monetario Internazionale ha incontrato funzionari del governo libanese per cercare di definire una strada utile a uscire dalla crisi. Un rappresentante della Banca Mondiale ha riferito a Bloomberg, domenica 23 febbraio, che il Libano rischia di implodere a meno che non sviluppi una nuova strategia di governo, riduca la corruzione e aumenti la trasparenza. “I politici si devono fermare e ascoltare”, ha detto un alto funzionario per la regione MENA dell’organizzazione della Banca Mondiale, Ferid Belhaj. “Non puoi continuare a fare quello che fai da anni quando vedi quali sono le reazioni per le strade e quando vedi qual è lo stato dell’economia”, ha aggiunto.

Il Libano ha registrato uno dei rapporti debito / PIL più alti al mondo, attestandosi a circa 87 miliardi di dollari, pari a più del 150% del PIL del Paese. La maggior parte del debito è detenuto da istituti di credito locali, ma si teme che, in caso di insolvenza, alcuni investitori stranieri possano intraprendere azioni legali. In tale quadro, il presidente libanese, Michel Aoun, ha affermato, il 18 febbraio, che il governo sta lavorando per limitare gli effetti della crisi, aggiungendo che, nei prossimi giorni, una delegazione del Fondo Monetario Internazionale (FMI) si recherà in Libano, con l’obiettivo di fornire consigli sulla base della propria esperienza tecnica.

Secondo un’economista della Lebanese University, Jassem Ajaka, il FMI rappresenta l’ultima risorsa per il Libano, in quanto potrebbe fornire prestiti a basso interesse, ma ciò lo autorizzerebbe altresì a interferire con le politiche fiscali e finanziarie del Paese. Ciò si rifletterebbe, a detta di Ajaka, in riforme estremamente dure per la popolazione. Il Fondo potrebbe altresì richiedere la privatizzazione di diverse strutture pubbliche, tra cui la Middle East Airlines, le società di telecomunicazioni, come Touch, Alfa e Ogero, i porti di Beirut e Tripoli e l’aeroporto internazionale Rafic Hariri. Vi sarebbero, poi, tasse e commissioni aggiuntive nell’ambito delle riforme strutturali, e il potere d’acquisto potrebbe subirne le conseguenze negative. Inoltre, il tasso di povertà potrebbe aumentare a oltre il 50%. Pertanto, prima di ricorrere ai prestiti del Fondo, bisognerebbe far fronte ad un’ulteriore problematica, ovvero la corruzione.

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Chiara Gentili

di Redazione

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